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Domenica, 3 Marzo 2024
Tagli alle autonomie scolastiche

Dimensionamento scolastico, proroga a fine mese nell'attesa di scuole e comuni reggini

La Regione ha ancora tempo per esaminare le istanze del territorio, che perderà 17 autonomie e per i tagli presenta tante situazioni critiche

Sul dimensionamento scolastico in Calabria si sono appannati quei riflettori accesi quando i singoli territori provinciali e quello metropolitano reggino erano stati chiamati a deliberare i loro piani da sottoporre all'ente decisore, cioè la Regione. Dopo i giorni della mobilitazione, accesi ma animati da poche realtà scolastiche combattenti e pochissimi sindacati, il termine per l'approvazione del piano regionale era fissato il 30 novembre, ma la giunta regionale, nella seduta svoltasi proprio in quella data, ha richiesto un differimento della scadenza di trenta giorni. 

Proroga dei termini, per il piano regionale c'è tempo fino al 30 dicembre

Tutto rinviato dunque, con una finestra temporale breve ma che potrebbe ancora determinare qualche cambiamento nell'assetto delle autonomie e dell'offerta formativa. Nella delibera di giunta n. 697 che ha chiesto la proroga, si espone come motivazione la necessità da parte della Regione di istruire i piani ricevuti dagli enti locali, formulare i rilievi e acquisire le controdeduzioni: una flebile speranza per quelle scuole o comuni che hanno inviato osservazioni all'ente chiedendogli di riesaminare i piani in cui, ad esempio, gli accorpamenti rischiano di creare situazioni di svantaggio per la comunità, penalizzando il diritto allo studio. Nella delibera regionale si fa riferimento anche a una provincia calabrese che "ha provveduto a deliberare in data odierna" (parliamo ancora del 30 novembre), per cui "si rende necessario richiedere una proroga al fine di consentire alla Regione di acquisire tutti i piani provinciali e definire il piano regionale di dimensionamento nel rispetto delle linee guida".

Il differimento può essere richiesto per un periodo non superiore a trenta giorni, che per le autonomie scolastiche a rischio sono un timer che corre veloce ma pure l'ultima opportunità da cogliere. A Reggio il piano presentato dalla città metropolitana ha lasciato dietro di sé molte criticità nello schema delle 17 istituzioni dimensionate. In città è nota la battaglia portata avanti dall'istituto comprensivo Galilei-Pascoli, che ha chiesto formalmente alla Regione di fare alcuni rilievi sulla delibera di Metrocity (nella quale lo si aggrega al Principe di Piemonte-Vitrioli), e un'altra mobilitazione pubblica era stata organizzata anche da Pythagoras-Nosside e Moscato-Gallina, scuole che insieme formeranno un maxi agglomerato di 22 plessi coprendo un territorio vastissimo ed eterogeneo. 

La situazione dei tagli alle scuole nel territorio reggino e le istanze in città e provincia 

In provincia, invece, continua a far discutere il caso dell'accorpamento tra i comprensivi di Melicucco e Laureana di Borrello. Le due cittadine distano tra loro 15 chilometri e l'ipotesi proposta alla città metropolitana era stata di mantenere l’autonomia dell’istituto di Laureana e unire la scuola di Melicucco con quella più vicina di San Giorgio Morgeto. La scelta poi effettuata con un accorpamento tra territori lontani ha spinto il sindaco di Melicucco Francesco Nicolaci a dibattere la questione in un consiglio comunale aperto che ha approvato una richiesta al sindaco della città metropolitana affinché tenga conto delle esigenze espresse dai comuni del comprensorio. Gli scenari del dimensionamento nell'area metropolitana sono stati trattati poi qualche giorno fa in un incontro tra Nicolaci e i rappresentanti di Flc-Cgil, il segretario generale provinciale Michele Bruno e Grace D'Agata, rappresentante della segreteria regionale del sindacato.

"Molti sono i casi anomali che si stanno profilando - ha commentato Bruno - e il tema non è la chiusura dei plessi (i quali, se ci sono iscrizioni, permarranno) ma il loro accorpamento oltre dimensioni sostenibili e ragionevoli, la perdita degli organici di personale dirigente, docente e Ata, la creazione di classi più numerose soprattutto nella scuola secondaria".

Da Flc-Cgil si sono ribadite critiche alla città metropolitana, "che sta effettuando gli accorpamenti degli istituti che, una volta diventati esecutivi, produrranno una riduzione del personale amministrativo che si tradurrà in minori diritti e tutele per tutti". Il sindacato ha espresso solidarietà e vicinanza ai sindaci dei comuni che restano in trincea contro le decisioni di Metrocity, ritenute "irrazionali".

Molte scuole reggine candidate ai tagli decideranno cosa fare solo dopo l'approvazione del piano

Ma in questo momento l'interlocutore di chi protesta è la Regione e non più la città metropolitana. Parlando del reggino, da qui si rimanda un segnale non certo militante e piuttosto di diffusa rassegnazione. Quasi nessuno parla e dalla Cittadella si pensa che forse in realtà sia tutto a posto. La presa di posizione di Melicucco e la rete creata dai sindaci rappresentano una voce che grida nel deserto. Il resto è silenzio, anche da parte dei territori e delle scuole che sono stati colpiti dai tagli. L'orientamento della maggior parte degli istituti candidati a perdere l'autonomia sembra essere di attesa alla finestra: solo dopo l'approvazione del piano regionale si studieranno gli elementi utili per presentare eventuali ricorsi.

Insieme si potrebbe alzare davvero la voce, e senza aspettare le cose fatte. Un esempio arriva dalle regioni (Lazio, Campania, Emilia Romagna, Toscana) che si erano opposte al decreto interministeriale con ricorsi amministrativi culminati nel giudizio negativo della Corte Costituzionale. Nonostante la bocciatura della Consulta, sindacati ed enti si stanno organizzando per iniziative comuni contro il governo, mentre a Palermo Usb scuola ha lanciato una petizione su Change.org già oltre le 3000 firme. Sono tutti don Chisciotte contro i mulini a vento? Eppure continuano a farsi sentire. 

Il silenzio degli enti, dal sindaco Falcomatà alla Regione 

A Reggio e provincia l'atmosfera è di resa, ma chi continua a difendere le autonomie scolastiche sta registrando una totale assenza degli interlocutori istituzionali. Il ritorno del sindaco Falcomatà avrebbe richiesto un atteggiamento di disponibilità ad ascoltare le ragioni delle scuole, ma per la difficoltà del suo doppio ruolo in comune e città metropolitana (enti che inoltre erano stati discordanti sulle decisioni delle autonomie da sopprimere) il primo cittadino ha scelto la linea della non ingerenza su quanto è avvenuto durante la sospensione. Anche perché ogni eventuale modifica al piano approvato da Metrocity, , qualora legittimamente possibile, imporrebbe altri tagli e valutazioni difficili da fare a ridosso della scadenza dei termini. 

ll dimensionamento scolastico è stato però uno degli eventi più importanti del periodo di reggenza e forse, pur senza intervenire diversamente, forse il sindaco avrebbe potuto quanto meno interessarsi delle istanze delle istituzioni scolastiche. Soprattutto perché, da quando è rientrato a palazzo, Falcomatà non ha avuto a remore a rimettere in discussione tanti aspetti del corrente indirizzo politico e amministrativo.

Il caso delle minoranze linguistiche, indicatore che per Reggio è stato subito scartato

L'indicatore anti dimensionamento che avrebbe potuto salvare le scuole di Reggio - ed era infatti stato sottolineato nel piano del Comune - è quello delle minoranze linguistiche. Il criterio non è citato nelle linee guida regionali ma è previsto nella stessa norma attuativa del Pnrr recepita nelle legge di bilancio e la Regione potrebbe dunque recepirlo in deroga. La città, secondo la legge 482/99, vi rientra grazie alla minoranza che ancora parla questa lingua in alcuni quartieri, invece questo criterio sin dall'inizio dell'iter sarebbe stato considerato debole, sia da Metrocity che dalla Regione.

Una valutazione un po' strana, se pensiamo che, con decreto della presidenza del consiglio dei ministri, alla Calabria sono stati attribuiti 665.910,74 euro a favore delle minoranze linguistiche storiche. Cifra più che raddoppiata rispetto alle risorse assegnate nel 2022 e grazie alla programmazione presentata dalla Regione. 

L'assessore regionale alle minoranze linguistiche, Gianluca Gallo, nell'esprimere soddisfazione, ha citato le comunità arbëreshë, occitana e anche grecanica. E la Regione ha anche una fondazione dei greci di Calabria, di cui è da poco stato nominato commissario Nino Spirlì. Però per il capitolo del dimensionamento scolastico sono state tutelate soltanto le aree albanesi della provincia cosentina. Inutile negare che anche questa materia, come sempre accade in Calabria, è attraversata dai campanilismi. Se però vogliamo guardarla sotto questo aspetto, Reggio ha una validissima rappresentante nella vicepresidente della giunta Giusi Princi, che è anche titolare della delega all'istruzione e di professione dirigente scolastica. Princi conosce bene città e provincia di Reggio, dove i tagli del piano di Metrocity non hanno risparmiato le scuole proprio nelle zone della cosiddetta Bovesìa, ancora abitate da comunità greche. E la vicepresidente ricorderà anche l'appello a lei giunto due anni fa dal professor Leone Campanella a Staiti per inserire il grecanico nel programma curriculare delle scuole. Un progetto sperimentale del MiM è stato ora avviato all'istituto comprensivo reggino Galilei-Pascoli, capofila di una rete di scuole della città, che propone lezioni di lingua e cultura dei greci di Calabria tenute anche da madrelingua, coinvolgendo circa 200 studenti.

Ma se non ci pensano gli enti locali a tutelare le minoranze, chi dovrebbe farlo? Emblematica è la vicenda degli sportelli linguistici che la città metropolitana istituirà avvalendosi di esperti selezionati con bandi che le associazioni e i parlanti di lingua greca hanno contestato. Senza avere riscontri.

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