Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Laboratori disabili, resta ancora chiuso il Centro diurno comunale

Il presidente della Piccola Opera annuncia che si prospetta una soluzione temporanea, con il cambio di sede in attesa che la struttura di Catona possa riaprire

E' stanco Gianfranco Zampaglione di stare a casa, lui aspettava di ritornare a "scuola" a settembre come tutti i ragazzi ma il suo centro diurno è chiuso e non si sa quando riaprirà. Gianfranco è uno dei tranta ragazzi disabili che da anni, infatti, frequenta il servizio diurno dei “Laboratori Sociali” a Catona gestito dalla Piccola Opera.

"Sto a casa perché il mio centro a Catona, dove frequento,  - racconta Gianfranco - è ancora chiuso perché quelli della Piccola opera non vogliono accettare la proroga. E anche perché sia la Regione e sia il Comune non si mettono d'accordo per far aprire il centro. E' una vergogna. Bella è buona".

Lo sfogo arriva dopo giorni di incertezza sulla riapertura. Come Gianfranco anche gli altri "ragazzi" stanno a casa ed è difficile anche per le famglie gestire questa situazione che non si sa bene fino a quando si protrarrà.

La lettera al Prefetto

Anna Vadalà, la mamma di Gianfranco, non ci sta e stanca di attendere e di non avere risposte certe ha preso carta e penna e ha scritto al Prefetto: "Scrivo in nome e per conto di altre 29 famiglie con ragazzi adulti   disabili ( di età compresa tra i 30 ed i 55 anni). I nostri figli hanno frequentato, fino al 6 agosto u.s., il Centro Diurno Comunale denominato Patto per il Sociale (Catona- Reggio Calabria).  Da quella data, quella che si prospettava come una chiusura estiva, si è prolungata fino a tempo indefinito, per cause burocratiche e politiche di cui i nostri figli fanno le spese. Da anni ormai viviamo nel terrore che il Centro possa chiudere le porte ai nostri ragazzi che per età sono già fuori dal circuito scolastico e riabilitativo. Oggi quell’incubo è diventato realtà. Persone adulte con disabilità che in quel Centro trovavano un impegno ed una routine quotidiana - routine già vessata dalla Pandemia in atto- si ritrovano adesso a stare chiusi in casa, senza poter svolgere nessun tipo di attività.
L’attuale e prolungata chiusura del Centro sta comportando dunque regressioni delle autonomie acquisite e comportamenti problematici da parte dei nostri figli, che si ripercuotono negativamente sulla loro psiche e su quella delle   famiglie, costrette a sopperire alle mancanze delle Istituzioni.
Famiglie di genitori ormai anziani, molte delle quali monoparentali, che vedono nel Centro un “sollievo” quotidiano ed un impegno costante per i figli. Ciò premesso, chiediamo a Sua Eccellenza di voler accordare un incontro con una rappresentanza di noi genitori, al fine di spiegare meglio i fatti e chiedere il Suo illustre intervento per sanare una situazione che non può protrarsi oltre, poiché lesiva dei diritti dei nostri figli. 
Fiduciosi di un Suo favorevole accoglimento alla presente, in attesa di riscontro, porgiamo i nostri più distinti saluti".

La Piccola Opera

Il Centro di Catona, dunque, è chiuso e a spiegare le ragioni di ciò è Piero Siclari presidente della Piccola Opera. "L’immobile dove si svolgono i laboratori sociali è di proprietà della Regione Calabria, costruito negli anni ’90 attraverso i fondi del Programma Urban e destinato specificamente all’attività diurna per persone con disabilità. L’immobile è sempre stato nella disponibilità del Comune di Reggio Calabria, che lo ha utilizzato in forza di un contratto di comodato gratuito sottoscritto con la Regione Calabria. Noi abbiamo detto ad agosto che senza una ristrutturazione non avremmo accettato la proroga ma adesso, oltre a ciò, è venuto fuori anche un cavillo burocratico: la struttura è accatastata in modo improprio e quindi occorre che il Comune faccia la voltura e accatasti l'immobile. Poi la Regione potrà rinnovare il comodato d'uso con il Comune, ma ci vorrà tempo. Una volta che il Comune ha sistemato le carte, potrà avviare la ristrutturazione e noi per tanto siamo disponibili a rinnovare la gestione. Ma nel frattempo le famiglie sono in sofferenza".

"Il Comune, proprio in questi giorni, ci ha fatto sapere che potrebbe fornire una soluzione: un altro immobile dove svolgere temporaneamente il servizio. Abbiamo appuntamento martedì per vedere un immobile nella zona sud della città e capire se può essere utilizzato per i nostri laborotori con i ragazzi diversamente abii. Poi la parola però spetta alle famiglie che dovranno essere sentite dal Comune e dalla Piccola Opera".

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