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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Set in città

La Calabria segreta e magica di Anna Maria Ortese raccontata in un docufilm

Concluse le riprese nella provincia reggina, il regista Matteo Scarfò presenta il lavoro, prodotto dal Centro studi Francesco Misiano con il sostegno della film commission

Una Calabria terra emozionale ed evocativa, restituita dallo sguardo atipico e vibrante di Anna Maria Ortese, che la raccontò usando non soltanto la parola ma tutte le suggestioni dei sensi. Il rapporto della scrittrice con i luoghi della provincia reggina, dove trascorse soggiorni intensi, è al centro del docufilm “Viaggio in Calabria”, diretto da Matteo Scarfò e prodotto dal Centro studi Francesco Misiano con il contributo della Film Commission calabrese.

Le riprese del mediometraggio (la durata dovrebbe essere circa. 50 minuti), che in questi giorni hanno avuto come set varie località provinciali, chiudendo un cerchio perfetto con l'incipit della storia, si sono concluse nella storica sede che ospita l’Università per stranieri, dove stamattina è stato presentato il progetto.

Le altre location ripercorrono la narrazione calabrese di Anna Maria Ortese rappresentandone le impressioni naturalistiche e quasi pervase da echi mitologici, come quando la descrive come “regione dolente e segreta”, bagnata dal “mare più azzurro del mondo”, eppure attraversata da uno spleen nel quale forse trovava conforto l’anima della scrittrice, la cui vita fu segnata da dolori e lutti. “Qualche volta - scrisse - vedrete un paesaggio splendido attraverso il vetro verde e viola di un occhiale, tutto appare dentro una dolcezza malinconica”.

Nel docufilm di Matteo Scarfò - sceneggiato da Giovanni Scarfo' (direttore della Cineteca della Calabria, regista e scrittore) che qui è anche produttore esecutivo - Anna Maria (interpretata da Francesca La Scala, di somiglianza sorprendente con Ortese) e gli altri personaggi si muovono dentro una ricostruzione d’epoca degli anni '30 e '40 in aree di forte impatto visivo, da Brancaleone vecchia a Staiti, al santuario della Madonna dei Poveri di Seminara, la chiesa di San Vincenzo a Lazzaro, il laghetto di Gambarie, e ancora le spiagge di Capo Spartivento, il belvedere di Sant’Elia e il lungomare di Reggio Calabria affacciato sullo Stretto. Siti che, spiega Matteo Scarfò, sono stati necessari e funzionali “a rispecchiare le sensazioni della scrittrice compiendo nel film un viaggio emozionale”. A crearlo è stata la relazione intima e personale tra i luoghi e il vissuto della scrittrice, tanto che si è scelto di non coinvolgere nel set i residenti delle varie località per non correre il rischio di deviare da questo percorso. 

Sulla genesi del progetto dice il regista: “L’idea nasce dai miei studi all’università. Ortese è un personaggio che mi ha subito attratto, sia per la vita che ha vissuto, ma soprattutto per i suoi scritti. Non ne sapevo nulla, era pressoché una sconosciuta per me, eppure mi persi in quelle pagine, a volte ostiche, per uno strano senso di affinità. Lottavo con esse, spesso non capivo e tornavo indietro, sentivo che mi parlavano e mi impedivano di chiudere il libro. C’era una sorta di richiamo in quei ricordi, in quel linguaggio a volte docile, a volte sanguigno, sempre permeato di emozioni, e anche di (angelici) dolori. Le stesse sensazioni che provai quando lessi le poesie di Gregory Corso e sentii subito il bisogno di raccontare la sua poesia”.

Lo stesso le è accaduto con Anna Maria Ortese, ma il primo approccio è stato in teatro con lo studio "La straniera. Zingara assorta in un sogno"

“Ho voluto conoscerla attraverso un racconto teatrale con questo testo scritto da Giovanni Scarfò che, tra l’altro, ha vinto il Premio Fersen 2021 per la regia e la drammaturgia. L’adattamento teatrale l’ho realizzato insieme alla scrittrice Angela Bubba e l’attrice Melania Fiore. Quando poi ho scoperto i viaggi in Calabria, ho sentito la necessità di raccontarli, sempre attraverso la suggestione prodotta dalle sue parole, che non rispecchiano mai il reale, da lei poco amato, ma attraverso un realismo magico originale. La Ortese non è un'autrice di facile catalogazione e per questo il film evita il racconto biografico”.

Scarfò sul set

La scrittrice era di origini calabresi per il ramo familiare paterno, ma questo emerge poco perché poi la sua vita si è svolta a Roma e con anni importanti a Napoli e in Sicilia. Quale aspetto coglierà il film nel suo rapporto con la Calabria?

“Secondo la biografia curata da Luca Clerici, il padre Oreste Ortese era nato a Caltanissetta il 4 febbraio 1883 da madre calabrese. Quello che abbiamo cercato di evidenziare sono state soprattutto le sue sensazioni, che riguardano il mare e i colori della natura, e le impressioni riguardo la città e gli abitanti di Reggio Calabria, senza dimenticare il suo soggiorno da ospite presso lo zio fattore delle tenute dei principi Sanfelice di Napoli”.

Pensando a lei come personaggio femminile, come definirebbe Anna Maria Ortese nel panorama letterario?  
“Secondo me i paragoni sono molto difficili. È sicuramente una donna che ha raggiunto la fama di scrittrice (con i premi Viareggio e Strega), pur tra i tanti ostacoli di una vita quotidiana vissuta all’insegna della precarietà, con grandi momenti di trasporto e di pessimismo, soprattutto verso la ragione dell’uomo”

Il film è sostenuto dalla Fondazione Film Commission ma è una produzione indipendente, possiamo dire che si tratta di un investimento culturale coraggioso.
“È prodotto dal centro studi ricerche e formazione Francesco Misiano di Ardore, e nello spirito culturale e cinematografico di Misiano, il film sostiene e rappresenta una donna che, nonostante le sue difficoltà economiche e materiali, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso gli umili e gli oppressi, umani e animali (le ‘Piccole persone’)”.
 
Quanto ci sarà di fiction e di documentaristico in questo film? Cosa pensa del crescente interesse dei registi verso questa forma cinematografica ibrida? 
“Personalmente ho sempre realizzato, a parte un film (L’ultimo sole della notte), racconti ibridi, perché, secondo me, consentono di affrontare come regista aspetti della vita che si possono raccontare da molti punti di vista creativi, con la possibilità di offrire diverse possibilità di lettura”.

Aggiunge Giovanni Scarfò: "Per la sceneggiatura siamo partiti dagli scritti che riguardano i viaggi e i soggiorni in Calabria, integrati con momenti personali tratti dai libri di Anna Maria Ortese non in senso biografico, bensì traendo le suggestioni  malinconiche che hanno caratterizzato la sua vita. Allo stesso modo - dice ancora lo sceneggiatore - le location  sono state scelte  per rappresentare il senso della sua esistenza riflessa dalle descrizioni della Calabria, soprattutto nel rapporto con la religione".

Le maestranze made in Calabria

Il docufilm si avvale di professionalità calabresi (citiamo la scenografa Antonella Postorino, il direttore della fotografia Demetrio Caracciolo, il fonico Giuseppe Caracciolo, la make up artist Jessica Corrado e il macchinista Emiliano Chillico), mentre nel cast di attori, oltre alla già detta protagonista La Scala, ci sono Enzo De Liguoro, Cinzia Costa, Mariella Costa, Maria Pia Battaglia e Carmen Ferraro, oltre a studenti dell'Unida come figuranti nella scena girata all'interno dell'ateneo. “Con tutte le maestranze – dice il regista - avevamo stabilito ottime sinergie collaborative anche in precedenti lavori”.

La presentazione ufficiale

Le prospettive future di “Viaggio in Calabria”, che prossimamente sarà presentato sul territorio in anteprima con una proiezione ufficiale, privilegiano come punto di partenza il bacino dei festival. “Per la distribuzione – commenta Scarfò - aspettiamo di capire quali saranno gli aspetti cinematografici prevalenti. Inizialmente, i festival saranno di certo un punto di riferimento. I miei film comunque hanno avuto sempre una distribuzione internazionale, e Ortese in particolare è studiata anche in Europa”.

Per il regista di Locri questo è un momento proficuo di soddisfazioni: “Nel 2021 ho scritto un testo teatrale, Anita al buio, insieme a Priscilla Muscat, che lo interpreta a teatro in questi giorni e ha vinto il Premio Fersen 2023. Ci sono anche progetti cinematografici in divenire, che vorrei però annunciare solo quando potranno essere realizzati”.

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