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Martedì, 4 Ottobre 2022
Cronaca

Paziente "uccisa" dagli psicofarmaci: due infermieri di psichiatria finiscono nei guai

Per gli investigatori della Squadra mobile avrebbero procurato la morte di una giovane donna di 41 anni ricoverata presso il reparto del Gom. Le indagini hanno portato alla luce anche altri reati

Omicidio preterintenzionale. E’ questa l’accusa della quale dovranno rispondere due infermieri in forza al reparto di Psichiatria del Grande ospedale metropolitano ma dipendenti del Dipartimento di salute mentale dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

A finire agli arresti domiciliari, Giuseppe Laganà, 52enne di Melito Porto Salvo e Angelo Salvatore Tomasello, reggino di 51 anni. Per gli investigatori della Mobile ed i magistrati della Procura reggina, i due infermieri avrebbero procurato la morte di una donna ricoverata presso il reparto di Psichiatria alla quale, durante una notte particolarmente agitata, avrebbero somministrato una dose eccessiva di psicofarmaci. 

Numerose accuse

Nei loro confronti gli uomini della Squadra mobile, diretti da Francesco Rattà, hanno notificato un’ordinanza emessa dal gip reggino, su richiesta del procuratore capo Giovanni Bombardieri, per i reati di omicidio preterintenzionale aggravato, falsità in atto pubblico, peculato, truffa aggravata ai danni del ministero della Sanità e false attestazioni della loro presenza in servizio all'interno dell’ospedale.

Le prime mosse dell'inchiesta

Le indagini svolte dalla sezione Reati contro la persona della Squadra Mobile di Reggio Calabria - con il coordinamento del procuratore vicario Gerardo Dominijanni e del sostituto procuratore Nicola De Caria - prendevano le mosse dall’improvviso decesso di una donna di 41 anni, avvenuto il 24 febbraio 2018 all’interno del reparto di Psichiatria del Gom di Reggio Calabria dove la paziente era ricoverata per sindrome bipolare, su consiglio del proprio medico specialista, da quattro giorni.

La cartella clinica

Dalla cartella clinica e dal diario infermieristico, dalle dichiarazioni rese a seguito del decesso dal personale sanitario che aveva in cura la paziente e dalle informazioni dei parenti, era emerso che la donna versava in condizioni di benessere durante la sua degenza in ospedale (a parte alcuni episodi di insonnia e incontinenza) e non mostrava particolari problematiche di salute fisica. Gli accertamenti svolti hanno consentito di verificare che lo stato di agitazione, l’iperattività e l’insonnia avevano reso difficoltosa la gestione della paziente da parte dei medici e degli infermieri del reparto di Psichiatria, costantemente impegnati a far fronte alle richieste della donna o ad impedirle alcuni comportanti legali alla malattia psicotica da cui era affetta.  

La ricostruzione dei fatti

A seguito di ciò la ricostruzione operata consente di ritenere che durante la notte del 24 febbraio 2018, a causa dei suoi problemi di incontinenza, la paziente avesse richiesto più volte l’intervento degli infermieri, i quali infastiditi dalle sue insistenze le somministravano, in assenza di qualsiasi consulto medico, una dose massiccia di psicofarmaci che portava alla morte della degente. 

La relazione dei consulenti

I consulenti medico-legali della Procura della Repubblica accertavano che la morte della donna era stata determinata dalla somministrazione di un farmaco avvenuta nel corso della notte non prescritto in cartella clinica,  né annotato nel diario infermieristico e né portato a conoscenza dei medici che avevano in cura la donna, compreso il medico di turno reperibile. L’interazione del farmaco somministrato clandestinamente nel cuore della notte dagli infermieri con quello somministrato dal medico, ignaro di tutto, la mattina seguente, determinava l’insorgenza di una depressione cardiorespiratoria e la successiva catena di eventi che conducevano alla morte della paziente.

I messaggi della vittima

Peraltro, spiegano gli investigatori, “la rilevantissima circostanza della somministrazione di una dose eccessiva di psicofarmaci emergeva anche da alcuni messaggi vocali che la mattina del 24 febbraio 2018, la vittima aveva inviato a parenti ed amici ai quali aveva comunicato che durante la notte gli infermieri le avevano somministrato cento gocce di uno psicofarmaco”. 

Asportati farmaci

Per gli inquirenti, inoltre, emergeva come gli infermieri Angelo Salvatore Tomasello e Giuseppe Laganà si appropriassero indebitamente dei farmaci e presidi ospedalieri, in parte rinvenuti nel corso di alcune perquisizioni domiciliari nei confronti degli arrestati, per destinarli alla collaterale attività infermieristica da loro svolta presso il domicilio di soggetti bisognosi di cure, senza ottenere alcuna autorizzazione dall’Azienda Sanitaria per lo svolgimento dell’attività extra lavorativa. 

Anche il reato di truffa

Le indagini portavano alla luce ulteriori condotte ascrivibili al reato di truffa aggravata ai danni dello Stato consumata in concorso dai due infermieri che attestavano falsamente la loro presenza in servizio mediante la timbratura del cartellino elettronico marcatempo. Angelo Salvatore Tomasello e Giuseppe Laganà sono anche indagati a piede libero per esercizio abusivo della professione medica, perché prescrivevano e fornivano a soggetti che avevano bisogno di cure, vari medicinali tra i quali psicofarmaci.

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