Mercoledì, 17 Luglio 2024
Operazione "Devozione"

Cocaina sulla tratta Calabria-Sicilia: come cambia il traffico dopo l'arresto del principale "corriere"

Bruno Cidoni e Antonio Pezzano sono due calabresi, domiciliati a Catania per "impegni lavorativi". Loro gestiscono il business della cocaina dalla Calabria a Catania. Il corriere principale è Francesco Sedici. L'arresto di quest'ultimo a "Villa San Giovanni" spaventa i due gestori calabresi che, prontamente, apportano delle modifiche al "modus operandi"

Si erano trasferiti a Catania, i due calabresi che gestivano il traffico di cocaina scoperto dalla squadra mobile di Catania con l'operazione denominata "Devozione". Bruno Cidoni e Antonio Pezzano, per "impegni lavorativi", vivevano uno a San Giovanni Galermo e uno a Belpasso. Da qui gestivano al meglio il "movimento" dello stupefacente dalla loro terra di origine, la Calabria, alla Sicilia. Una gestione minuziosa: "E' giusto che quando fai un passaggio me lo dici, per vedere quello che hai fatto e non hai fatto...sappi che dalle parti di Catania ad arrivare lì, sei responsabile tu". E' quanto spiega Cidoni a Francesco Sedici, "corriere" catanese, tra i tredici arrestati della polizia. Dalle carte dell'inchiesta risulta, infatti, un "modus operandi" preciso che prevede anche "clausola": dopo aver ricevuto la fornitura di cocaina a Catania, un eventuale sequestro ad opera delle forze dell'ordine nella strada di ritorno è a carico dell'acquirente. 

I nomi degli arrestati

I proventi nascosti dentro le pareti della casa

In casa di Cidoni si discute anche del prezzo della cocaina. Insieme con Pezzano viene concordato il costo di un "pacco" (un "panetto" da 1 Kg di cocaina) a 37.500. Saranno poi gli stessi Cidoni e Pezzano ad occuparsi personalmente del pagamento delle forniture. A riscuotere le somme, per conto dei calabresi, sarebbe arrivato poi a Catania Pasquale Zangari. In attesa, però, i proventi illeciti vengono nascosti all'interno delle suppellettili dell'abitazione di San Giovanni Galermo, dentro le pareti. All'occorrenza quel muro verrà rotto a colpi di martello. Un bambino chiede: "Perché stai rompendo il muro?". Di tutta risposta: "Perché non ti fai i fatti tuoi?", mentre nel sottofondo delle intercettazioni si avverte il rumore dell'aspirapolvere che elimina la polvere prodotta dalle macerie di intonaco e muro.

proventi illeciti nascosti nei muri

In soli cinque giorni consegnata la somma di 650 mila euro

E' il 16 ottobre del 2020 quando Zangari giunge presso l'abitazione di Cidoni. E' qui che si procede al conteggio di una cospicua somma di denaro, ben 72.500 euro. Poco dopo, Zangari con in mano una busta di colore marrone esce dall'appartamento e si dirige verso la propria auto nascondendo il denaro all'interno del cruscotto. Lo scambio è avvenuto. I numeri del business sono elevati: in soli cinque giorni già è stata inviata in Calabria la somma di 650.000 euro. A coordinare tutti i dettagli ci sono sempre i due calabresi. Strade da percorrere, orari di partenza e di arrivo, entità del carico da ritirare. E anche ragionano sul modo più efficace per tagliare la cocaina, ad esempio, utilizzare bombolette di lacca per indurire i panetti di cocaina già tagliata, così da presentarli agli acquirenti come se non fossero mai stati sconfezionati. Sempre loro gestiscono anche l'eventuale arresto di uno dei membri, provvedendo alle spese legali e preferendo un avvocato calabrese a uno catanese. Il ragionamento è chiaro: "Per partire da qua un avvocato tu gli devi dare 3-400 euro, perchè per me per venire a Trapani voleva 500 euro. Loro non si muovono senza le spese..invece quello visto che si trova là a Reggio quando va per un detenuto chiama 5 detenuti se non va una settimana va l'altra. E' un bravo avvocato, lui lavora su queste cose qua. Hai capito?".

Un arresto fa cambiare il "modus operandi"

Durante un rientro, alle ore 20:30, il "corriere" Francesco Sedici viene sottoposto ad un controllo della polizia a "Villa San Giovanni". Viene arrestato poiché trovato in possesso di 5 chili di cocaina suddivisa in panetti. Questo arresto, essendo Sedici il principale corriere della tratta Calabria-Sicilia, desta numerose preoccupazioni nei capi promotori dell'associazione criminale. I capi si confrontano e individuano modalità alternative affinché il traffico di sostanza stupefacente prosegua senza altri intoppi. Si opta per altri mezzi di trasporto come quelli di un'azienda agricola di Francofonte che avrebbero potuto serenamente circolare nonostante le restrizioni correlate alla pandemia da Covid-19. Oppure, utilizzare un'agenzia di onoranze funebri, nascondendo la droga all'interno dei loculi e simulando il trasporto di una salma: "Prendiamo una bella macchina per le onoranze.. di quella bella". O, ancora, utilizzando i furgoni di un'agenzia per i trasporti di fiori dai vivai con sede a Reggio. Alla fine, si opta per un altro "modus operandi": la sostanza stupefacente acquistata sarebbe giunta direttamente sul territorio catanese tramite autoarticolati, nascosta all'interno di "bins" utilizzati per il trasporto di agrumi. L'autoarticolato deputato al trasporto avrebbe poi raggiunto via Martiri delle Foibe, a Misterbianco, e lì sarebbe avvenuto l'incontro e lo scambio.

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