Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Roccaforte del Greco

Emergenza incendi, Saccà: "Dopo due mesi ancora si attendono gli aiuti"

Parla il titolare dell'azienda agricola di Roccaforte del Greco che ha visto bruciare gli ulivi secolari e ha subito danni ingenti

Il tempo scivola lento in Calabria, lo sanno bene gli agricoltori dell'Aspromonte che a distanza di due mesi dagli incendi ancora aspettano gli aiuti dello Stato per l'emergenza.

Sessanta giorni sono passati da quel 6 agosto in cui le fiamme hanno divorato Roccaforte del Greco, San Lorenzo, Bagaladi e vaste aree del Parco dell'Aspromonte. Per giorni, a causa anche del forte vento, è bruciato l'Aspromonte. Una strage in cui sono morte anche due persone, oltre ad animali e alberi secolari ed ulivi.

Due mesi, un tempo per finire nel dimenticatoio lontano dai riflettori delle prime ore, e un tempo per ripartire necessariamente per le aziende agricole ma gli aiuti, tanto attesi, ancora non sono arrivati.

Mentre la natura, ignara, compie il miracolo della vita e ricomincia anche là dove era tutto bruciato ecco che gli imprenditori si danno da fare per ripartire. 

“Ancora aspettiamo gli aiuti per la ripartenza” - dice Francesco Saccà, titolare dell'azienda agricola in contrada Monaca a Roccaforte. “Senza piangerci addosso abbiamo ricominciato daccapo con le nostre forze e con l’aiuto di tanti amici”.

Gli unici aiuti che sono arrivati, nell'immediato, sono stati alcuni carichi di foraggio per gli animali scampati alla strage ma sono finiti nel giro di pochi giorni. Poi più nulla. Eppure il Governo ha decretato lo stato di calamità per la Calabria, oltre che per la Sardegna, ed ha stanziato soldi che però non sono ancora arrivati nelle tasche di chi ha subito danni ingenti.

“Le perizie sono state fatte, - aggiunge Saccà - al momento sono sulla scrivania del sindaco, in attesa di ricevere notizie dalla Regione. Il governo ha stanziato dei soldi ma ancora le nostre perizie devono essere valutate e comunque a parte il risarcimento, che non si sa se, e quando avverrà, non c’è stato nemmeno in piccolo aiuto per la ripartenza”. 

Non è facile dunque andare avanti per chi ha perso la propria azienda. E se il Governo latita ecco che c'è il mondo dell'università che cerca di darsi da fare e portare il proprio contributo per il territorio perché i danni vanno oltre gli incendi e adesso con le prime piogge si potrebbero creare ulteriori situazioni di pericolo nell'intera zona colpita.

L'Università e il gruppo di ricerca Difesa del Suolo

Così ecco che il gruppo di ricerca “Difesa del Suolo” del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea è arrivato a Roccaforte del Greco, nella proprietà di Francesco Saccà per realizzare uno studio e un intervento proprio partendo dall'impiego dei tronchi atterrati per la difesa dei versanti dall'erosione. 

Il “cantiere”, coordinato da Giuseppe Bombino e dal Gruppo di Ricerca (Gianmarco Carrà, Daniela D'Agostino, Pietro Denisi, Antonino Labate, Demetrio Antonio Zema) ha lavorato per realizzare “l’immobilizzazione dei tronchi atterrati, che rappresenta una valida alternativa rispetto alle onerose operazioni di rimozione, quando possibili. D’altra parte, angruppo ricerca università difesa suolo-2corché degradati, tali tronchi potrebbero svolgere una funzione antierosiva qualora venissero sapientemente sistemati lungo le curve di livello della pendice”.

“Dopo un incendio distruttivo, - spiegano - venendo meno la funzione protettiva dell’ecosistema forestale, è la gravità la forza che più di ogni altra si impadronisce della montagna. Del bosco non rimangono che alberi inanimati tenacemente fermi nella loro verticalità, e tronchi atterrati, spesso distesi sui versanti più ripidi. I primi, inevitabilmente, si spezzeranno in occasione delle prime avverse condizioni meteorologiche. Quelli che giacciono al suolo a causa dell’incendio, invece, sono già pronti a scivolare o rotolare verso valle riducendo la capacità idraulica dei corsi d’acqua e minacciando la funzionalità delle infrastrutture. Il dissesto idrogeologico, inoltre, si manifesta prevalentemente nei versanti acclivi e privi di copertura vegetale, in relazione all’incremento della risposta idrologica (in termini di deflusso e produzione di sedimento) della pendice denudata”.

Adesso non c'è più tempo, occorre che gli aiuti arrivo in tempo affinché il tessuto produttivo, già debole, non perda preziose aziende che danno lavoro e contribuiscono alla crescita, non solo economica, del territorio.

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