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Martedì, 4 Ottobre 2022
L'intervista / Riace / anfiteatro

Bennato: "Nella tarantella il racconto di millenni di storia della Calabria, dai Bronzi a Pitagora"

Eugenio Bennato, protagonista del concerto di Riace il 21 agosto, parla del rapporto tra musica popolare e storia e cultura della Magna Grecia

Si esibirà a Riace il prossimo 21 agosto dando vita, di fatto, all'evento più significativo delle celebrazioni per il cinquantenario dei Bronzi. Con il piccolo dettaglio che Eugenio Bennato non rientra nel calendario istituzionale delle manifestazioni, ed è stato invece invitato dal movimento Un'altra Calabria possibile. Il cantautore ha detto subito sì, rinunciando al suo cachet per far sentire la sua vicinanza ai valori dell'accoglienza e alla vicenda processuale di Mimmo Lucano, del quale quella sera si parlerà durante il dibattito che precederà il concerto. Un messaggio forte e a distanza ravvicinata dalla visita di Salvini in Calabria, nella città che è stata simbolo di solidarietà e integrazione e oggi è governata da un sindaco sostenuto dalla Lega. L'iniziativa che coinvolge Bennato è stata infatti criticata da chi ne sottolinea una forte connotazione politica. Ma il cantautore rimanda tutto al mittente: "Di fronte ai nobili ideali espressi da Riace e da Mimmo Lucano, non mi va di far scendere il dibattito alle polemiche tra partiti" .

Oggi a Riace c'è un sindaco leghista, Matteo Salvini punta molto sulla Calabria come serbatoio di voti alle vicine Politiche e ha già detto che instaurerà un pugno durissimo contro l'immigrazione. Cosa resta di tutto quello che Lucano aveva costruito pagando in prima persona?

"Di quell'esperienza resta l'immagine diffusa in tutto il mondo di una cittadina del sud protagonista, nella storia, come luminoso  esempio di accoglienza" 

Il suo concerto è considerato una risposta della società civile riacese alla scelta di far esibire Povia, divulgatore di sermoni contro gli immigrati, come testimonial del cinquantenario dei Bronzi, poiché quello spettacolo si svolgerà il 16 agosto, data del ritrovamento delle statue. Lei che ha riscoperto la tarantella, caratterizzante della cultura e del passato di questo territorio, si sente ispirato dai Bronzi e dalla memoria della Magna Grecia? Qual è il legame tra la classicità e le tradizioni popolari calabresi?

"Le tradizioni popolari sono una ricchezza del Sud che ha a che fare con la storia di secoli e di millenni. Un passo di tarantella contiene il racconto di tutto questo. Ci sono la terra di Pitagora e della sua scuola, la Città del sole di Tommaso Campanella, il naufragio dei bronzi di Riace, i suoni della civilta' arbëreshë. Tutto questo è scritto nella memoria del popolo di Calabria, ancora oggi, non sopraffatto dall'appiattimento globale".

I Bronzi, ripescati dal mare, sono gli antenati degli immigrati, forestieri che abbiamo accolto e promuoviamo come simbolo di storia e cultura della Magna Grecia. Di loro sappiamo pochissimo. E se scoprissimo che non erano eroi, ma traditori della patria o nemici? Nel loro caso li abbiamo ospitati senza farci domande.

"E meno male che per loro non ce le siamo fatte queste domande! I bronzi di Riace sono due opere d'arte, e l'arte esiste di per se stessa, indipendentemente dagli eventi che l'hanno provocata. Michelangelo da Caravaggio, per fare un esempio, rappresentava temi sacri dipingendo i volti del tumultuoso universo secentesco".

Cosa ne pensa delle proposte di clonare i Bronzi per esporli in giro per il mondo o di spostare le statue originali fuori dalla Calabria, in città che secondo molti li valorizzerebbero meglio?

"Personalmente sono favorevole ai viaggi degli oggetti d'arte". 

A proposito di tarantella, il trend e il successo di questo genere, così come le contaminazioni etnoworld, sono spesso oggetto di critiche. I puristi dicono che questo tipo di ricerca e riscoperta musicale sia in realtà business e spettacolarizzazione e stia contribuendo a far sparire i veri canti e balli popolari, cioè quelli dei pastori e dei contadini. 

"Il messaggio che lancia oggi il popolo della taranta è questo, un recupero della tradizione rivissuta in chiave contemporanea. Mi ricollego della domanda precedente (i bronzi di Riace erano nella realtà persone perbene o traditori?), anche qui non si pone il problema di fedine penali, di cantatori e suonatori del passato. Il vero punto è la contrapposizione della musica popolare alla musica di consumo".

Sonorità trascinanti e antichissime, che ascolteremo nella patria dei Bronzi il 21 agosto nell'anfiteatro riacese; prima, alle 18 in piazza Donna Rosa dibattito con Pisapia, Daqua e De Magistris.

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