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La polemica social

Falcomatà ribatte sui social alle polemiche sulla nuova vita del "Roof Gardern"

Il sindaco sospeso di Reggio Calabria usa il web per dire la sua e rispondere alle tante critiche dei reggini sulla ristrutturazione e sulla destinazione finale dello storico edificio

Giuseppe Falcomatà, sindaco sospeso di Reggio Calabria per effetto della legge “Severino” dopo la condanna in primo grado nel processo “Miramare”, torna a usare il web per commentare le polemiche social che si sono registrate, in questi giorni, sul futuro dell’ex Roof Garden.

“Ieri - scrive Falcomatà - ho letto diversi commenti negativi sulla riqualificazione dello storico Immobile Roof Garden. Consentitemi di ritornare sull’argomento per dire alcune cose. La prima sulla qualità della riqualificazione. Il progetto presentato dai proprietari dell’immobile ha avuto, fra le varie autorizzazioni, anche quella della Sovrintendenza. Potrà non piacere ma ricordo le infinite polemiche di questi anni sulla necessità di ripristinare il decoro di un edificio sito nel cuore della città”.

Poi, Giuseppe Falcomatà interviene su quella che lo stesso definisce: la “qualità del contenuto”. “Non sta a me dire cosa di diverso ci poteva stare - si legge nel post - dico solo che chi investe fa delle indagini di mercato prima, che tanti edifici storici (via del corso a Roma ad esempio) ospitano catene di grande distribuzione di abbigliamento, che questa nuova apertura crea nuova occupazione e non mi sembra una cattiva notizia soprattutto in questo periodo”.

La chiosa dell’intervento pubblicato sulla pagina personale di un noto social network, infine, è consegnata alla memoria e affronta quella che Falcomatà definisce la “tipica capacità di critica” del reggino. “Mia nonna - si legge, infine, nel post - mi raccontava spesso una storia che vi ripropongo perché mi sembra appropriata.Padre e figlio si recavano al mercato insieme e, nel corso del tragitto, venivano portati a turno dalla loro mula per alleviare la fatica. Inizialmente fu  il padre a montare sul dorso della mula. “Che padre egoista - mormoravano le persone - monta lui sulla mula rischiando che il figlio possa farsi male”. Successivamente padre e figlio si diedero il cambio. “Che figlio degenere - fu allora il commento delle persone - monta lui la mula anziché fare riposare il padre affaticato”. A quel punto, padre e figlio, in preda alla vergogna, andarono entrambi a piedi. “Chi sunnnu storti - dissero le persone vedendoli passare - cu na mula chi hannu si ndi vannu a peri. A voi la morale della storia”.

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