Covid e Fase 3, Zimbone: "Rischio zero non c'è, ma tuteleremo la salute degli studenti"

L'anno accademico ripartirà il primo ottobre. "La previsione -afferma il magnifico rettore - al momento è di un'attività didattica in modalità mista, che è poi l'orientamento nazionale"

L'Università Mediterranea

"Ci siamo organizzati, il rischio zero non c'è, ma tuteleremo la salute delle persone". Ad affermarlo all'AdnKronos è Santo Marcello Zimbone, magnifico rettore dell'Università Mediterranea. "L'organizzazione si conclude proprio questa settimana - spiega il rettore -, dal 15 settembre si riparte gradualmente in presenza.

Ci siamo preparati nel pieno rispetto delle raccomandazioni che arrivano da più parti, innanzitutto dal ministero e dai Dpcm, dunque la ripresa non è totale perché le norme non lo consentono, ma stiamo facendo lo sforzo per dare un segnale e riaccogliere gli studenti. E per quando, l'1 ottobre, l'anno accademico ripartirà, la previsione al momento è di un'attività didattica in modalità mista, che è poi l'orientamento nazionale.

Santo Marcello Zimbone-2Quindi, saturata la capienza in presenza, anche attraverso criteri di turnazione degli studenti, in maniera sincrona lo studente potrà seguire le lezioni da casa. Poi, ovviamente, dipende dalla numerosità dei corsi di studio". "Abbiamo organizzato -aggiunge il rettore - tutti i controlli, quindi la temperatura, gli igienizzanti distribuiti ovunque, la sanificazione sarà giornaliera. Insomma, un impegno importante di cui ci siamo fatti carico per cercare di minimizzare il rischio, perché tutti sappiamo che il rischio zero non esiste, ma consentiremo la ripresa graduale".

Quanto al piano da attivare nel caso in cui all'interno dell'Ateneo dovesse venire fuori un contagio, il rettore sottolinea: "Nel momento in cui dovessimo registrare un contagio fra gli studenti, i ricercatori o i professori, naturalmente lo comunicheremo subito alle autorità sanitarie per consentire di tracciare le persone che sono venute a contatto col positivo.

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Dopodiché, se il numero di contatti è limitato, queste persone vanno in quarantena e le attività proseguono, ma se, anche attraverso un'interlocuzione con l'Asp, viene fuori che questi contatti non sono perfettamente tracciabili e ci sono dei rischi, allora dovremo valutare, perché l'obiettivo primario è la tutela della salute". Il 50 per cento del personale, conclude Zimbone, "andrà in smart working, il 50 dovrà rientrare, perché questo è il dettato ministeriale, ma staremo attenti, perché la salute delle persone è sempre la priorità".

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