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Le foto sono tratte dal profilo Facebook di Oreste Serini

Le foto sono tratte dal profilo Facebook di Oreste Serini

Lo scautismo al tempo della Resistenza di Serini, testimone della "Giungla Silente"

La storia di Nicola Serini raccontata dal giornalista Filippo Praticò: "Nel 1928 con altri due amici scout reggini si rifiutò di cedere al regime fascista e al pensiero unico, e fece proseguire in clandestinità le attività della sezione scout del Cngei di Reggio Calabria"

Quando in Italia, nel 1928, il regime dittatoriale fascista sciolse tutte le organizzazioni giovanili libere a favore dell’opera nazionale balilla, a Reggio Calabria tre giovani scout si oppongono a questa imposizione e decidono di proseguire in clandestinità le attività della locale sezione del Cngei, Corpo nazionale giovani esploratori italiani.

Nicola Serini, Pino Romeo e Cesare Cremisini, tutti e tre 25 anni di età, accettano la chiusura della sede di Via Tribunale, e con la complicità di don Matteo, sacerdote dell’Opera Antoniana, sulla spianata di San Prospero, poco sotto la Collina degli Angeli, selezionano una baracca vuota che fino a qualche anno aveva ospitato alcune famiglie di terremotati del 1908, e vi aprono la sede del GS San Prospero, dove la sigla GS del Gruppo Sportivo stava anche per Gruppo Scout. Le attività clandestine dureranno nella nostra città fino almeno al 1944 poco prima della fine della seconda guerra mondiale, come ricorda quotidianamente su Facebook, Oreste Serini, 90 anni e più, figlio di Nicola.

Oreste, ricorda il giornalista Filippo Praticò, ha scritto che dal 1934 in poi "il sabato fascista andavo a fare attività ginnica, ed il pomeriggio facevo lo scout nel G.S. San Prospero dei Lupi di Aspromonte”, prima il lupetto e poi esploratore “educato ai principi della Legge e della Promessa ideati da Baden Powell”.

1933 Godollo Ungheria - 4 Jamboree dello scautismo internazionale-2

Nel giorno della Festa della Liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e del ritorno alla democrazia, ed a distanza di due giorni dalla celebrazione di San Giorgio Patrono degli scout di tutto il mondo, è davvero entusiasmante ricordare la coraggiosa iniziativa assunta in quell’epoca da quei tre giovani, da Nicola Serini in particolare. Tutto dovuto soprattutto alla testimonianza sul web del figlio Oreste che ogni giorno pubblica una foto sempre diversa dall’altra, sulle molteplici attività svolte dal padre “il Lupo saggio scout dal 1912, che mi ha iniettato nelle vene lo scautismo del nostro grande Baden Powell” e “che insieme ad altri scouts contribuì a fare scautismo durante il periodo proibito dalla dittatura dal 1928 al 1944”.

Così pubblica le foto del giovane Nicola, nato nel 1903, scout iscritto dal 1912 al Gei di Spoleto, la città dove ha vissuto con la famiglia fino al 1925 prima di trasferirsi a Reggio Calabria per lavoro e anche per amore della sua bellissima moglie Giuseppina Utano. Quindi, la foto scattata dal padre Oreste e nonno di Giraffa Bianca, a Roma nel 1915 nel giorno della cerimonia di giuramento degli scout italiani, e mesi dopo all’adunanza delle Bandiere scout; poi, nel 1918 nel Castello Sforzesco per la cerimonia di premiazione al valore civile delle unità scout che da ausiliari hanno prestato aiuto e soccorso durante la prima guerra mondiale 1915-1918.

Anche qui Nicola è in divisa e con guidoncino di pattuglia, e posa accanto ad un capo pattuglia esploratori di Reggio, Marco De Blasio. Tanto è spiegato dal fatto che Nicola e la mamma Angelina Stillittano, originaria di Reggio, spesso vengono nella nostra città, nei periodi in cui il padre, maestro di musica, Oreste con la sua banda militare è in giro per l’Italia e all’estero, per trascorrere l’estate e le feste “comandate”.

Quindi, è stato naturale per Nicola frequentare i suoi coetanei del Gei reggino. Da qui la nascita di una forte amicizia – ricorda Oreste Giraffa bianca – tra Nicola e Pino Romeo e Cesare Crimisini, che in una sera del 1928, di ritorno da una gita in moto fuori Reggio, decidono di non farsi imbavagliare dal pensiero unico fascista, e di dare continuità agli scout Gei.

L’incontro con don Matteo e l’Opera Antoniana è decisivo: prende vita il GS San Prospero, i giovanetti formalmente fanno ginnastica, ma talvolta la sera, di nascosto, i loro capi leggono e commentano i libri e gli insegnamenti di cittadini del mondo scritti da BP. Periodicamente la domenica fanno uscite all’aria aperta, ma è d’estate che gli scout del GS San Prospero si fanno più audaci e allestiscono tra le montagne dell’Aspromonte, Serra Petrulli o Podargoni o Embrisi o Cerasi  – ricorda Oreste Serini – campi scout con tende legate ai rami degli alberi da comunissimo spago “perché non avevamo soldi” scrive Oreste, “ma tanta voglia di vivere l’avventura tra la natura selvaggia delle nostre montagne”.

"Nicola nel 1925 intanto, vinto il concorso lascia Spoleto e si trasferisce a Reggio dove ha trovato impiego all’ufficio del Tesoro presso l’intendenza di Finanza. Si sposa con Giuseppina Utano e nel 1929, il 28 settembre, si registra la nascita del primo figlio, Oreste; nel 1933 nasce la figlia Lina, e nel 1939, l’ultimo figlio, Carlo. Mattina in ufficio, e pomeriggio al GS, educando in clandestinità circa una ventina di giovani al metodo scout.

Nell’estate 1933, Nicola Serini e Pino Romeo osano l’incredibile: andare di nascosto in Ungheria e partecipare a Godollo, al 4º Jamboree mondiale dello scautismo. A favorire questa avventura, irta di pericoli però - in Italia in quel periodo non si è liberi di viaggiare oltre confine -  c’è il fatto che la moglie di Pino è di origini ungheresi e quindi, il recarsi a Budapest  per lui è giustificato per motivi familiari.

Comunque, il viaggio si svolge tranquillo, e la partecipazione al Jamboree è un successo: non possono presentarsi come rappresentanti ufficiali degli scout d’Italia, ma sono accolti come ospiti d’eccezione nel sottocampo di Ungheria, incontrano il capo scout Baden Powell, fanno conoscenza con l’Akela nazionale del Cngei Roberto Villetti, anch’egli però presente a Godollo come italiano clandestino.

Di quel mese trascorso sotto le tende scout in terra magiara, realizzando una ricchissima esperienza, Nicola e Pino ne fanno tesoro con un reportage fotografico brillante e ricco di dettagli, che Oreste sta adesso periodicamente pubblicando su Facebook incontrando molti “mi piace” da parte di scout italiani e esteri.

Tornati in Italia, continuano a dare sostegno al gruppo scout clandestino fino all’ estate 1944 quando si trovano liberi, ma senza un’organizzazione laica alle spalle visto che il Gei si trovava ancora sciolto".

"In quell’anno, ricorda Oreste, decide di avvicinarsi agli ambienti cattolici, in particolare ad un gruppo di giovani preti tra i quali c’era di fresca nomina un assistente ecclesiale dell’Age, l’associazione degli esploratori cattolici che lentamente stava rilanciando gli ideali di BP tra i giovani di Reggio e in Calabria. L

a militanza nella formazione scout cattolica però cessa nel 1947 quando Oreste viene informato che in città a Reggio, un professore di educazione fisica di nome Raimondo Zagami, su incarico del rinato Cngei, sta riunendo ragazzi dagli 8 ai 16 anni per ricostruire branco e reparti Gei. Oreste quasi diciottenne si avvicina al commissario Zagami e con lo scautismo nelle vene, si rituffa tra i giovani prestando servizio da capo scout alle diverse unità che stanno nascendo nella sezione". 

"Qualche anno dopo, - continua il giornalista Praticò - anche Nicola Serini, si affianca al figlio Oreste e al professor Zagami prendendo parte a diversi campi estivi in Aspromonte e in varie regioni d’Italia. Infine, avanti con l’età ultimo impegno per Nicola Serini, fino ai primi anni Settanta, che registrano la sua scomparsa, è quello di dare vita al Clan dei Senior Scout del Cngei e ad animare gli annuali incontri di Primavera".

"Adesso - conclude Praticò - il ricordo dell’azione di Nicola Serini e degli altri scout reggini del periodo della Giungla Silente, è tutto in mano ad Oreste, che ogni tanto improvvisamente su Facebook esce con qualche inedita foto che lascia sorpresi per la forte idealità scout e per l’originalità dell’esperienza di vita".

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