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Venerdì, 30 Settembre 2022
Solennità della Madonna / Centro / Piazza Duomo

La città resiliente onora la Patrona e chiede ancora protezione

Grande emozione nella liturgia pontificale in Duomo, dove si è svolta la tradizionale offerta del cero da parte del Comune alla Santissima Madre della Consolazione

La città si affida alla Madonna, chiedendo ancora una volta con sicura fede la sua miracolosa protezione. Nella ricorrenza della solennità mariana, in Cattedrale si è rinnovato il tradizionale rito della consegna del cero votivo da parte dell'amministrazione comunale.

Accolti dall'arcivescovo metropolita Fortunato Morrone, hanno presenziato i sindaci facenti funzioni di Comune e città metropolitana Paolo Brunetti e Carmelo Versace, il prefetto Massimo Mariani e il questore Bruno Megale. 

L'emozione è forte, nel Duomo gremito i reggini assistono a una cerimonia che quest'anno ha avuto una vibrazione speciale. E' l'anno dell'uscita dalla pandemia, del ritorno della Santissima Consolatrice in mezzo al suo popolo, anche fisicamente, ma non è un momento facile per Reggio. La Patrona che ha salvato i suoi figli in tempo di calamità e carestie, oggi raccoglie un'invocazione non meno accorata di aiuto.

Lo dice Brunetti, che nel suo discorso ricorda la lunga resistenza dei reggini al Covid e l'orgoglio di far parte di una comunità che ha dimostrato straordinaria unità: "Ci siamo stretti tutti insieme, mettendo in campo i nostri sforzi per trovare soluzioni alle difficoltà e tutelandoci l’un l’altro, ognuno con il suo ruolo, ma spesso anche oltre esso". Il riferimento a chi "ha sempre continuato a lavorare rischiando la salute" è per il personale sanitario e le forze dell'ordine, a cui il sindaco ha rivolto un ringraziamento a nome della cittadinanza.

Madonna della Consolazione cero Brunetti_2022-2

L'emozione di Brunetti che ricorda la resistenza della città negli anni del virus

La consegna del cero istituzionale è un atto di amore e venerazione, ma anche di impegno civile. Brunetti, emozionato per questo compito di grande onore e responsabilità, ha toccato temi che la città vive sulla sua pelle, come la crisi dei giovani "per i quali dovremo creare nuove occasioni di studio e di lavoro" perché non siano preda di gretti  e incivili antivalori ma rappresentino una generazione di mentalità europea.

"Penso - ha dichiarato - ai miei, ai nostri figli. Abbiamo bisogno di menti colte e illuminatem di impegno, di competenza, di entusiasmo per il futuro. Abbiamo bisogno dei nostri giovani". A loro Reggio passerà il testimone nella costruzione di nuove idee per l'inclusione, la parità di genere, l'uguaglianza, la difesa dell'ambiente. "Così nessuno di noi potrà cedere alla corruzione, agli inganni, agli abusi. Così ciascuno di noi potrà opporsi all’aberrante e ignobile morsa della ‘ndrangheta, costituendo un argine di legalità".

La criminalità è citata senza diplomazia, domandando alla Madonna di proteggere e infondere coraggio negli imprenditori reggini che reagiscono al racket ma anche in quelli che non hanno ancora trovato questa forza e in "quei pochi che, con soprusi, vogliono distruggere il diritto della nostra Comunità ad uno sviluppo sostenibile e legalitario". 

Quando una comunità, ha proseguito Brunetti, si prende cura di sè, "il bene vince sul male". Lo si è visto con l'azione della diocesi e delle parrocchie per sostenere i profughi ucraini, e con l'inaugurazione di un sito di valenza umana significativa come il cimitero dei migranti di Armo, ultimato grazie alla diocesi e la Caritas, "luogo narrante di sofferenze, ingiustizie, speranze spezzate, ma è anche simbolo di cristiana solidarietà".

Avvolti dalla benevolenza della Santissima Madre della Consolazione, ha concluso Brunetti, "insieme possiamo superare vecchi e nuovi problemi, facendo di Reggio una città moderna e con radici ben salde nella storia. Per il persistere di criticità e disservizi, non chiediamo indulgenza ma comprensione, nella consapevolezza che è primario compito dell’amministrazione coinvolgere la comunità per accrescere la qualità delle nostre vite".

La recita delle Beatitudini evengeliche durante il rito sembra parlare a questa parte sana della città, ai resilienti, a chi soffre la miseria, a chi è perseguitato perché ha scelto la strada della giustizia e la legalità. Nella liturgia pontificale celebrata in onore della Madonna, monsignor Morrone ha ribadito questo modello di vita cristiano, che la Vergine ha portato addosso nel corpo e nell'anima: "E' la spada della Parola, penetrata da cima a fondo in tutte le pieghe intime del suo essere donna, trasfigurandole la vita in una beatitudine permanente".

Madonna della Consolazione cero Morrone 02_2022-2

Dal vescovo parole forti sulla politica e la miseria degli immigrati

L'omelia del presule reggino ha posto l'attenzione sulla particolarità del momento. La grande felicità per essere nuovamente vicini e l'affetto verso i portatori della Vara tornati con gioia al loro posto, e poi la preoccupazione per la guerra e le difficoltà economiche che le famiglie stanno affrontando. Non siamo soli, la Madonna stende il suo sguardo su Reggio, e non siamo neanche poveri.

"La pandemia - ha detto Morrone - ha fatto emergere nel nostro territorio una grande ricchezza di umanità e solidarietà, che speriamo entri a regime e diventi stile di vita". L'intervento del vescovo è intenso e diretto, non fa sconti. Morrone bacchetta il rancore e gli infantilismi nei rapporti interpersonali (e redarguisce anche qualche rigidità in parrocchie e diocesi), la mancanza di stimoli dei giovani, il complesso di Peter Pan degli adulti che non vogliono crescere.

L'arcivescovo spiega che non ci si può permettere inutili sciocchezze e lo dice anche a chi segue il percorso pastorale. "In questo primo anno di cammino sinodale - dichiara - pur con tutti i momenti belli e costruttivi vissuti sia nelle nostre comunità parrocchiali sia a livello diocesano, e di cui sono grato a tutti voi, mi pare che in genere abbiamo faticato nella dinamica dell’ascolto e perciò dell’accoglienza, della stima, della gioiosa collaborazione, del penderci cura gli uni degli altri. Quale dialogo può instaurarsi tra di noi se rimaniamo ingessati nelle nostre posizioni mentali, sociali, culturali ed ecclesiastiche?"

Per chi vive attivamente il cammino sinodale, questo è un discorso di portata rivoluzionaria, che rompe un silente muro di convenevoli e relazioni paludate all'interno delle diocesi, e che il vescovo non teme di evocare. Occorre ritrovare la fraternità, fare spazio alle opinioni degli altri, esercitare la carità guardando l'altro, che invece è invisibile, travolto ansie di prestazione, egocentrismi e reciproca estraneità. Ricordando la casa di Betania, "nessuno è perfetto; neanche le nostre famiglie lo sono. Ciascuno con le proprie qualità e limiti costituisce un tessuto umano di relazioni in cui Gesù si ritrova, un clima fraterno dell’amicizia e dell’accoglienza aperto a tutti, come sono chiamate ad essere le nostre comunità parrocchiali".

Parole durissime il presule le riserva allo scenario delle elezioni. "Una sana politica - ha dichiarato - sa ascoltare le esigenze che emergono dal territorio e non va dietro ai capricci della gente, perciò sa rischiare scommettendo sul buon senso, soprattutto sull’intelligenza delle persone, che in genere sanno distinguere la logica del voto di scambio e di favore da proposte realistiche e praticabili".

E ha rincarato la dose all'indirizzo alla classe politica calabrese: "L’ascolto delle esigenze della gente per una vita più dignitosa non può essere appiattita o camuffata da promesse sbalorditive per ottenere vantaggi a breve termine, impegni che non possono reggere di fronte alla dura e contradittoria realtà dell’esistenza. Le promesse tamponi sono spreco di energie che alimentano una ben nota mentalità assistenzialista che non aiuta le persone ad essere cittadini attivi, impedendo ai singoli e alle nuove generazioni, di prendere in mano responsabilmente la propria vita. Questa sottile dinamica, in cui con abilità si inserisce il malaffare, genera o quanto meno alimenta quella subalternità culturale che tanto male fa alla nostra mentalità calabra". 

Morrone invita i candidati a non nutrire l'atavico andazzo calabrese di passività e inerzia e a programmare interventi concreti, a guardare a un utilizzo efficace dei fondi Pnrr per l'occupazione femminile, lo sviluppo, l'istruzione e il sostegno alle categorie più deboli. Un passaggio molto forte riguarda la condizione degli immigrati e i clandestini, fratelli che in città vivono nell'emarginazione e la miseria. "Se non tolleriamo la visione della spazzatura - ha tuonato monsignor Morrone - come possiamo accettare che esistano uomini scarto, rifiutati, respinti in modo disumano?"

Con la stessa dolcezza e umiltà di Maria, il messaggio dell'omelia è dunque quello di aprire il cuore e dare priorità ai sentimenti contro le liti futili e la competizione. "L’umiltà - spiega il vescovo - ossia la serena consapevolezza dei propri limiti e delle proprie belle capacità, ci regala, non senza lotta interiore, quella gioiosa libertà di spirito che decentrandoci, ci apre all’attenzione degli altri, ci rende meno arroganti e pretenziosi". Reggio deve intraprendere la faticosa ripresa guardando ora all'essenza delle cose e cercando una bellezza che va oltre l'estetica greca rappresentata magnificamente dai Bronzi e invece racchiude bontà e verità, l'espressione migliore della nostra città.

E' l'ora di "una fede cristiana non si attarda in questioni astratte, ma si prende cura alla vita degli uomini e delle donne che abitano i nostri vari territori: dalle aree interne a quelle marine, dalle aree urbane degradate e quelle in via di espansione". Come ha osservato papa Francesco dialogando con i sindaci italiani dell'Anci, è dalle periferie e non dal centro che si vede meglio la totalità. Oggi è il giorno della festa della Madonna, nell'eco dei tamburi e la frenetica danza dei Giganti l'eco delle parole ascoltate in Cattedrale indicano una via di speranza per una città che non vuole più essere dolente.

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