Sabato, 20 Luglio 2024
L'anticipazione

"Il mare nascosto", la favola del piccolo principe sullo Stretto tra bellezza e ferite

Il film di Luca Calvetta girato a Reggio e autofinanziato sarà in concorso a Ischia Film Festival. Nel cast attori e guest star reggini

L’essenziale è invisibile agli occhi: se il piccolo principe arrivasse qui queste parole potrebbe sentirle nella cantilenante lingua calabrese, sussurrate da un carbonaio o un pastore. Il romanzo di Antoine de Saint-Exupery ha ispirato “Il mare nascosto”, primo lungometraggio di Luca Calvetta ambientato in Calabria e in una provincia reggina visionaria, poetica eppure verissima, rappresentata nella materia viva dei suoi contrasti.

Il film sarà in concorso all’Ischia Film Festival, presentato nella serata di apertura del 29 giugno, ed è un piccolo miracolo di cinema emergente: il regista l’ha realizzato senza nessun tipo di sostegno, in autoproduzione e utilizzando mezzi tecnici artigianali e un solo professionista, il fonico di presa diretta (Daniele Sciacca). Soprattutto, grazie al lavoro e la passione di giovani del territorio e il coinvolgimento di artisti che hanno creduto nel progetto, da Ascanio Celestini a Marco Leonardi, e poi Nadia Kibout, Anna Maria De Luca, Carlo Gallo e Carmelo Giordano, al direttore della fotografia Massimiliano Curcio e gli autori delle musiche Ewa Dominika Lorek e Agate Rollings.

Fondi ministeriali zero, defilate anche le strutture e istituzioni calabresi. Quasi tutti lo avevano avvisato di non farsi illusioni, che questo film non l’avrebbe mai fatto, e oggi Calvetta rivendica il suo traguardo con orgoglio, enumerando i pragmatici consigli ricevuti - così saggi e ammazzasogni: “Mi hanno detto questo. Non puoi lasciare il tuo lavoro in televisione per fare un film. Non puoi fare un film senza una società di produzione dietro, senza macchine da presa, lenti, cavalletti, carrelli, luci, schermi. Senza tecnici, costumisti, scenografi, direttore della fotografia. Non puoi fare un film senza i finanziamenti del ministero o delle film commission e sperare di farlo arrivare da qualche parte senza una società di distribuzione. Sempre che tu riesca a finirlo".

I luoghi insoliti di Reggio ritratti dentro il racconto di un sud universale

Forse è vero. Così si può fare forse un cortometraggio, ma non un film lungo. "Io però l’ho fatto - continua Calvetta - o almeno ci ho provato. A bassissimo costo, con l’aiuto di tante persone generose e attori di cinema e teatro di altissimo livello, che hanno accettato di affidarsi ad un emerito sconosciuto. Un film realizzato con strumenti amatoriali, inventati, come bambini che giocano in cortile".

In questa storia dalle atmosfere ancestrali Reggio Calabria è misteriosa, atavica e underground. Appare come scenario inedito tra i luoghi della regione che raccontano di uno straniero giunto da lontano, un migrante che diventa pellegrino in cerca di risposte sull'umanità e i sud del mondo. Volutamente non ci sono nomi o indicazioni, perché la metafora è universale e con un messaggio globale, quello di sfumare i confini. Unire e accogliere, non separare. “I luoghi sono assolutamente protagonisti del film  - spiega il regista - e Reggio mi ha molto colpito perché in questa città trovo un forte potenziale cinematografico poco sfruttato. La vediamo come sfondo di temi molto spesso legati alla narrazione della criminalità, invece potrebbe essere una ricchissima miniera di paesaggi e idee".

Ascanio Celestini nel film

Nel film non c'è una cartolina turistica ma angolature che dentro la geografia urbana tracciano una mappa esistenziale. Immagini evocative, oniriche, persino pittoriche nel movimento di luci e ombre e la citazione di opere d'arte. La scalinata della Giudecca che scende vertiginosa verso l'orizzonte dello Stretto, il gigante abbandonato del lido comunale, il panorama post industriale di Gioia Tauro, le fantasmatiche case abbandonate di Roghudi vecchia, Palizzi, il faro di Capo Spartivento e le luminarie di una festa di periferia tra stradine e bar dalle insegne fuori moda, che sembrano cristallizzati dentro il passato. "Penso che Reggio eserciti una fascinazione - continua Calvetta - anche filosoficamente mi piace il fatto che sia il punto dove finisce la terra. Non ho voluto nascondere i problemi, anzi il cinema come lo intendo io è racchiuso proprio in questo. Nè pura bellezza né ferita, la poesia nasce dall’incontro tra questi due aspetti".

Nel cast, tra artisti di esperienza, un'esordiente reggina e Kento e Criaco inediti attori

"Il mondo nascosto" si sviluppa in una commistione tra i linguaggi di cinema, teatro e documentario. Celestini è il narratore del viaggio del piccolo principe africano (il poeta Mohamed Amine Bour), ma la sua voce si sovrappone a quella dello stesso straniero, ne accoglie le domande, lo affida a personaggi simili a quelli che il tenero eroe di Saint-Exupery incontra nella galassia. Pastori, carbonai e artisti come il rapper Kento e lo scrittore Gioacchino Criaco alla loro prima volta da attori. Nel film non sono se stessi eppure esistono segnali della loro identità reale - la musica, la letteratura - che è politica e di legame con il territorio. Diventano custodi dei più fragili, di chi subisce ingiustizie e violenze: un progetto che era già in germe del precedente lavoro di Calvetta, "Il paese interiore", docufilm tratto dalle opere di Vito Teti, che continua ad essere maestro anche in questo film. Anche lì c'era Celestini, conosciuto attraverso l'indimenticata Michela Murgia. All'epoca il regista era un giovane di origini calabresi per parte del padre diplomatico: in lui coesistono le radici irrorate dalle abituali visite estive nelle vacanze dai nonni a Serra San Bruno, e una formazione internazionale tra Roma, Bruxelles e Parigi.

Calvetta. "Il viaggio del piccolo principe come metafora della Calabria"

Spiega Luca Calvetta: "Per l'esperienza del documentario avevo scoperto luoghi di una Calabria a me sconosciuta e lì ho sentito un forte desiderio di riviverli in modo più strutturato. Così ho iniziato a ragionare su un film, scegliendo il piccolo principe come cornice". Un libro caro al regista, che già da bambino e allora residente a Parigi con la famiglia, aveva annunciato ai genitori di riscrivere quel romanzo, e tanti anni dopo in un certo senso ha mantenuto la promessa.

Ma in che modo è stata concepita questa trasposizione da un universo di stelle, pianeti, tramonti e baobab alle coste dello Stretto e le cupole fumanti delle carbonaie? "E' un favola che abbraccia la nostra contemporaneità - risponde Calvetta - e ho trovato un parallelismo nella ricerca del mio giovane immigrato, che come il piccolo principe dialoga con i personaggi che incontra, s'immerge in luoghi e crea relazioni umane. Poi credo che la Calabria stessa sia un piccolo principe, cioé un bambino che non potrà crescere: è una terra sempre sul punto di crescere ed evolversi ma che nonostante le sue risorse resta bloccata e non diventa mai matura e completa". 

In Calabria il piccolo principe continua ad avere attorno rose molto amate. Parte, come i figli di questa terra - una partenza che serve a rimanere. Nel cast dominano i nostri bravissimi attori calabresi, l'outsider Leonardi (originario della Locride) e la bella sorpresa della giovane reggina Josephine Faraci. Di Celestini dice il regista: "E' un grande artista e la sua apertura mentale e generosità nel collaborare con me, che sono uno sconosciuto, si unisce alla coerenza nei suoi valori. Per questo è riuscito, oltre la recitazione, a rappresentare il potere salvifico dell’arte che in questo film vuole essere un mezzo per restituire voce agli ultimi, ribellarsi alle ingiustizie e costruire un futuro libero". 

Guarda qui il trailer del film "Il mare nascosto"

Non facciamo spoiler ma diremo che il finale, immaginifico ed emozionante, attraversa le cicatrici aperte della nostra epoca e richiama a una coscienza collettiva. Ascanio Celestini ci consegna la sua scoperta, senza sentirsi depositario di una verità irraggiungibile: “Dove finisce il mio teatro inizia forse il mare, e il mare non finisce". Il festival di Ischia sarà il primo passo di un cammino che il film vuole continuare per essere visto e arrivare a più persone possibili. Un desiderio condiviso, è così che si realizza e può durare. Questa non è una favola, o forse sì.

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