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Venerdì, 30 Settembre 2022
Ambiente / Centro

Ecco dove nidifica il fratino sulle coste calabresi e reggine

Il caso Jovanotti ha portato alla ribalta il piccolo trampoliere, al centro di un monitoraggio della Lipu regionale con dati rilevanti nella provincia

Lo scontro sul Jova Beach Party ha avuto l’aspetto positivo di sdoganare le tematiche legate all’ambiente, che spesso sono d'interesse esclusivo dei militanti ecologisti. Nelle ultime settimane su media e social sono rimbalzati argomenti, hashtag e terminologie precedentemente discussi soltanto da esperti o simpatizzanti della materia. Il grande pubblico è così venuto a conoscenza di specie poco note, come quella del fratino, protagonista assoluto della campagna contro i megaconcerti di Lorenzo, arrivato a colonizzare, seppur in modo temporaneo, l’habitat naturale di questo piccolo trampoliere. Piumaggio color sabbia che lo rende camaleontico tra le dune, pesa 40 grammi e può essere lungo fino a 13 centimetri; è minacciato dalle mire predatorie dei gabbiani ma soprattutto dalla progressiva distruzione del suo ecosistema prediletto, quello umido delle coste.

In Calabria monitoraggio su 58 chilometri di costa

Seppur non esattamente nell'area scelta per il concerto, anche Roccella jonica, dove le spiagge sono tradizionalmente attenzionate dalle associazioni ambientaliste per la presenza di tartarughe Caretta Caretta, è considerata possibile luogo di interesse di questo limicolo, che è studiato in tutta la Calabria da un apposito gruppo attivato nel 2020 dalla Lipu regionale per monitorare le aree in cui il fratino stabilisce i suoi nidi. Il lavoro portato avanti dai volontari iniziando la scorsa primavera ha interessato ventidue aree del territorio calabrese su uno spazio complessivo di 58 chilometri di costa, tra cui, nella provincia di Reggio, Punta Stilo e Ardore. Lo stato dell’opera della ricerca, reso noto in questi giorni attraverso la community Facebook “Salviamo il fratino in Calabria”, è un bilancio parziale ma già di numeri incoraggianti per affermare che il nostro territorio rappresenta una delle sedi preferite nella riproduzione di questa specie. Dopo il Veneto, la regione calabrese è la seconda per densità e sola costa jonica reggina fa registrare una popolazione di 0,3 coppie per chilometro, su un totale di ormai meno di un migliaio potenziali riproduttori in tutta Italia. I trentadue volontari coinvolti, impegnati in 180 uscite per complessive 625 ore di osservazione, hanno finora individuato quattro nidi. Una cifra che potrebbe sembrare esigua ma non lo è per un volatile (il suo nome scientifico è Charadius Alexandrinus) inserito nella lista rossa a rischio estinzione oltre che oggetto di tutele conservative secondo una direttiva europea del 2009, proprio per il drammatico trend di diminuzione degli esemplari anno dopo anno. Inoltre non è impresa semplice visualizzare tra le dune il minuscolo fratino e soprattutto i pulli, cioè i piccoli appena nati, che sono nidifughi e non appena schiuse le uova sono abbastanza sviluppati per muovere velocemente i primi passi sotto la supervisione dei genitori e spostarsi.

Il caso Jovanotti ha portato alla ribalta le criticità dell’antropizzazione nelle aree in cui gli originari abitanti stabiliscono i loro nidi, ma nelle spiagge di Roccella e dintorni i volontari ambientalisti da tempo sensibilizzano sulla necessità di rispettare le fragili zone dunali e muoversi con cautela: il rumore ma anche semplicemente il passaggio dell’uomo potrebbero spaventare fratini e corrieri piccoli (specie molto simile) e non è raro che qualche esemplare, mimetizzato sotto la sabbia per nascondersi da ciò che percepisce come pericolo, possa essere calpestato e ucciso. Anche per questo i volontari operano frequenti segnalazioni contro l’attraversamento di queste spiagge da parte di mezzi meccanici, testimoniato da tracce di pneumatici di quad e fuoristrada, e proprio a Roccella nei periodi di cova delle Caretta Caretta (maggio e un secondo tentativo a fine estate) per proteggere i nidi sono disposti specifici divieti.

Il rischio estinzione e il caso di punta Pellaro

Tornando al fratino, la sua tutela in Calabria è fondamentale proprio per la ricchezza di spiagge della nostra geografia a fronte delle pochissime coppie nidificanti avvistate, un rapporto che nel caso di una specie che s’insedia dove ci sono dune, purtroppo dà la misura del rischio estinzione. Causa principale di questo inesorabile spopolamento è il disturbo creato dall’invadenza dell’uomo – così come, al contrario, la presenza di fratini e corrieri è sempre prova dell’ottimo stato di salute delle coste. L’azione dei ragazzi di “Salviamo il fratino” si svolge anche accogliendo gli input di quanti avvistano coppie di fratini o trovano sulle nostre spiagge i nidi – che si presentano come buchette ricoperte da frammenti di vegetazione - subito messi in sicurezza dai volontari. Il momento più emozionante è per tutti la schiusa delle uova.

Sul versante reggino si parlò del limicolo qualche anno fa con la protesta del locale Cabs (Centro antibracconaggio) per l’arenile di Punta Pellaro, dove i volontari chiedevano controlli della capitaneria di porto e la fine del far west (mai vietato dal Comune reggino) nella zona, dove erano stati effettuati soccorsi di piccoli di fratino azzannati dai cani. L’anno scorso la campagna degli ambientalisti ha portato all’installazione di dissuasori per impedire l’accesso alla spiaggia, che è stata anche recintata. Manca però una reale considerazione per questo delicato equilibrio faunistico, tanto che, nonostante nel piano spiagge del 2005 Punta Pellaro sia stata definita zona di interesse naturalistico disponendo l’interdizione dei mezzi meccanici, lo scorso giugno la pulizia dell’arenile, che dovrebbe essere effettuata manualmente, si è svolta con l’impiego di ruspe. E sul futuro del fratino di residenza pellarese incombe il progetto del porto turistico che dovrebbe sorgere alla foce del torrente Fiumarella, condannando alla distruzione anche l’area dei nidi.

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