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Il caso

Viaggio da incubo sul Frecciarossa Torino-Reggio con cinque ore di ritardo e nessuna assistenza

Ieri sera una vera e propria odissea per i passeggeri del mezzo che nel 2020 aveva debuttato in Calabria con tante aspettative di sviluppo, ma da Napoli in giù registra sistematicamente disservizi

Al suo esordio nel 2020 era stato considerato un beneaugurante simbolo di cambiamento del trasporto ferroviario in Calabria, ma il Frecciarossa 9587 Reggio Calabria-Torino Porta Nuova non ha mai brillato per efficienza. L'ultimo caso clamoroso, segnalato da Leggo, è avvenuto ieri: a raccontarlo sono alcuni passeggeri che dal Nord si apprestavano a tornare a casa per le vacanze estive ma questo atteso buen retiro l'hanno sospirato ben oltre il previsto. L'orario di arrivo nella stazione centrrale della città dello Stretto sarebbe dovuto avvenire poco dopo le 21, ma alle 20, all'altezza di Napoli Afragola, i viaggiatori sono stati avvisati di un ritardo, divenuto un vero e proprio calvario di cinque ore. 

Famiglie senza assistenza nè cibo: attraversando l'Italia a Reggio si arriva cinque ore dopo

Tra caldo e stanchezza, mentre i minuti di ritardo si accumulavano e da Rfi si faceva sapere che la causa era il problema tecnico di un altro mezzo a Chiusi, è iniziata un'attesa senza alcun comfort. "A bordo non c'è assistenza a nessuno di noi - è stata la cronaca telefonica in diretta di A.C. durante il lungo stop -. Ci sono passeggeri partiti da Torino con bambini piccoli lasciati senza cibo. I bar sono completamenti sforniti, sono stati presi d'assalto e ora sono completamente vuoti. Anche i kit di cortesia sono terminati. E' una situazione veramente insostenibile".

E un'altra passeggera, anche lei madre, ha aggiunto: "Ci lasciano senza cena e io ho i bambini con me. I panini dobbiamo pure pagarceli". Molto presto la situazione insostenibile ha animato vivaci proteste a bordo, che hanno rischiato di trasformarsi in alterchi collettivi, anche perché nello stesso momento su un altro treno, il Frecciarossa Milano-Salerno, fermo dalle ore 15 nella zona di Orvieto con circa 500 viaggiatori, la mancanza dell'aria condizionata a causa del guasto aveva provocato diversi malori, creando una reazione a catena con quello diretto a Reggio, che ha continuato ad aumentare il suo ritardo. 

Inaugurato nel giugno 2020, il Frecciarossa che collega il capoluogo piemontese con Reggio Calabria con i suoi 1266 chilometri di percorrenza rappresenta il collegamento ferroviario più lungo d'Europa. Il suo debutto era stato salutato come epocale, con l'obiettivo di unire il paese e dare un segnale importante contro l'isolamento delle regioni meridionali.

Nei fatti, invece in questi anni proprio in Campania e Calabria il treno ha spesso fatto registrare disservizi e guasti con gravissimi disagi ai passeggeri, costretti a odissee senza fine per raggiungere in particolare le stazioni calabresi. Colpa del tracciato, si è detto liquidando la questione. E somiglia tanto a un de profundis per l'alta velocità, mentre la realtà del trasporto ferroviario in Calabria sembra quella di un altro pianeta, dove tutto resta immobile a oltre cinquant'anni fa. 

E sui treni regionali che percorrono la fascia jonica si paga anche il prezzo degli incendi 

E a proposito di scenari vetusti, la musica non cambia per i pendolari della provincia reggina a bordo delle linee regionali, che nelle ultime settimane stanno pagando anche il prezzo dell'emergenza roghi. Chi lavora nella fascia jonica negli ultimi giorni è rimasto bloccato a causa della cancellazione di treni a causa di incendi, e sul gruppo Facebook del Comitato è stata denunciata ancora una volta l'assenza di supporto ai viaggiatori, obbligati infine a usufruire di autolinee private per poter rientrare a casa.

Sui treni regionali questa torrida estate somiglia a un far west: l'aria condizionata è un miraggio e i ritardi standandizzati impediscono di intercettare le coincidenze. Qualcuno affida alla community il suo sfogo amaro ed esasperato: "Carissimi uomini del potere mi rivolgo a voi chiedefendo di aiutare noi poveri pendolari, non ce la faccio più a fare ogni giorno guerra per poter tornare alle nostre case dopo una lunga giornata di lavoro quindi signor presidente Occhiuto veda lei di risolvere non con parole ma con i fatti". 

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