Giovedì, 18 Luglio 2024
Il caso dell'università per stranieri

Fusione Dante Alighieri-Mediterranea, ecco i "paletti" del cda di UniRc

La premessa del cda di Zimbalatti a ogni ipotesi di aggregazione è la garanzia di una sostenibilità economica ad oggi non riscontrabile

All'università Dante Alighieri sembra essersi aperto un vaso di Pandora. L'iniziativa del sindaco Falcomatà con l'investitura della nuova assemblea consortile (non riconosciuta dai dipedenti dell'ateneo) e la dura reazione dell'associazione presieduta da Umberto Pirilli con annuncio di azioni giudiziarie hanno inevitabilmente agitato il progetto di fusione con l'università Mediterranea. 

Nel percorso congiunto avviato dai due atenei al tavolo ministeriale non si era finora registrata nessuna dichiarazione ufficiale da UniRc. Adesso però viene emergono i dettagli della deliberazione del cda della Mediterranea approvata il 7 giugno 2023, che ha avuto ad oggetto proprio l'università per stranieri. Il consiglio d'amministrazione presieduta dal rettore Giuseppe Zimbalatti verbalizzava una posizione chiarissima riguardo il progetto aggregativo. Con precisi paletti, perché pur dando mandato al rettore di "proseguire il lavoro istruttorio fin qui già svolto per arrivare a conclusioni certe circa la reale possibilità di operare una federazione o una fusione tra i due atenei", si sottolineava che ogni eventuale ipotesi del genere sarà subordinata "al sicuro e comprovato rispetto, nel breve e nel lungo periodo, degli indicatori di sostenibilità economico-finanziaria e di accreditamento dei corsi di studio dell’università Mediterranea".

Il nodo della sostenibilità economica e le garanzie chieste da UniRc

Parole che non consentono equivoci e confermano quello che già era trapelato, cioè che UniRC vuole certezze finanziarie senza le quali il progetto non andrà in porto. Certezze che dovranno arrivare da Roma, ma pure dagli enti locali. Nella delibera è ribadito infatti che si ritiene fondamentale, a tal fine, il coinvolgimento del ministero dell’università e della ricerca, "auspicando che possa assumere un ruolo anche di coordinamento formale". Ma si richiamano alle loro responsabilità anche le istituzioni pubbliche territoriali, "peraltro già presenti negli attuali organi di gestione dell’università per stranieri Dante Alighieri, ritenendo indispensabile anche la loro partecipazione: destinatari dell'input sono comune e città metropolitana di Reggio Calabria, camera di commercio di Reggio Calabria e Regione Calabria; oltre al Coruc, organismo a cui UniDa appartiene.

Come si era già appreso in via non ufficiale, la lettera di Falcomatà che sta creando scompiglio non sarebbe stata gradita né dal rettore Zimbalatti che da Pietro Aloi, presidente del cda della Dante Alighieri. Ai quali non sfugge l'influsso che l'azione del sindaco potrebbe avere sull'obiettivo fusione. È dunque probabile una presa di posizione pubblica da parte dei due organi di governo.

Nella delibera del cda della Mediterranea, si ripercorre la genesi dell'iter progettuale iniziato nell'aprile 2023 con la ricezione della delibera all'unanimità del cda UniDa per l'avvio delle procedure. E' stato così dato mandato al presidente del cda, in qualità di legale rappresentante dell’ateneo, per far partire tempestivamente, una volta perfezionati gli analoghi adempimenti richiesti da parte della Mediterranea, i tavoli tecnici per l’elaborazione dell'accordo di programma condiviso relativo alla federazione tra le due università reggine, da sottoporre all’approvazione del Mur.

"La documentazione non consente di definire con certezza lo stato attuale e futuro di UniDa"

Si legge nella delibera: "Dopo un incontro tra i rappresentanti degli atenei è stata chiesta una relazione tecnico-finanziaria contenente dati e informazioni utili per tracciare un quadro istruttorio necessario ad una corretta valutazione della vicenda, da sottoporre all’attenzione degli organi collegiali; l'8 maggio 2023 si è svolta una riunione istruttoria telematica nel corso della quale si è discusso della situazione dell’università Dante Alighieri e della proposta di federazione avanzata all’Università Mediterranea". Il presidente del cda dell'UniDa ha poi trasmesso una relazione descrittiva delle attività e della struttura didattica e organizzativa dell’ateneo, comprensiva degli aspetti economici e finanziari, inoltrata ai membri di senato accademico e consiglio di amministrazione.

Un passaggio della delibera è cruciale, perché si afferma che "tenuto conto dell’attività istruttoria posta in essere dal prorettore al bilancio, è risultato che il quadro economico-finanziario che emerge dalla documentazione, pur presentando in via ipotetica alcune interessanti opportunità, appare incompleto e poco dettagliato tanto da non consentire di definire in modo chiaro e con buon livello di certezza lo stato attuale dell’Università Dante Alighieri né i futuri possibili assetti". I soli dati messi a disposizione e quelli reperibili attraverso piattaforma consentono "una valutazione parziale dei corsi di laurea attivi nelle classi di laurea L-24 e L-39 e nelle classi di laurea magistrale LM-87 e LM-94, unitamente all’accreditamento per Corsi di lingua e cultura italiana per stranieri con rilascio di certificazione, evidenziando possibili opportunità di sviluppo strategico ma comportando, al contempo, gravi criticità". Si tratta, in particolare dei "docenti di riferimento e l’accreditamento dei corsi medesimi, l'incertezza su quali corsi saranno realmente accreditati e confermati per il prossimo anno academico, un fortissimo decremento degli iscritti nei Corsi di laurea e in quelli di laurea magistrali, nonché l’elevato numero di insegnamenti erogati da docenti esterni non strutturati e un indicatore di rapporto pta-personale docente elevato".

I costi del personale tecnico-amministrativo e la tutela dei corsi della Mediterranea

Inoltre, "nell’ambito del personale dipendente, se appaiono certe le modalità di reclutamento dei docenti di ruolo, probabilmente otto, poco si evince dall’esame della documentazione ricevuta in ordine alle modalità adottate per il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario e per i collaboratori ed esperti linguistici". Figure il cui costo complessivo annuo, incluse le figure precarie, è stimato in circa 2 milioni di euro".

La Mediterranea si dice interessata e disponibile ma a patto di tassative garanzie, tutelando in primis la solidità dei corsi di studio di UniRc. E' questa la premessa per arrivare alle attese "soluzioni condivise per fornire delle risposte all’Università per stranieri e al territorio, circa un possibile ruolo dell’Ateneo nella complessa situazione finanziaria e gestionale che vede coinvolta la Dante Alighieri". Il cda ribadisce: "Considerata la grande attenzione che la vicenda dell’Università Dante Alighieri desta tanto sul piano dello sviluppo dell’Università Mediterranea quanto per lo sviluppo del territorio è interesse della Mediterranea vagliare ogni possibilità per giungere ad una decisione che rispetti gli interessi strategici propri e del territorio". E nella delibera si afferma anche che esiste "un importante nesso tra i corsi presenti all’Università Dante Alighieri e quelli del nostro ateneo, particolarmente afferenti all’area delle scienze umane". Per questo è "valutata la naturale apertura all’internazionalizzazione della Dante Alighieri,che rientra negli obiettivi strategici che l’Università Mediterranea sta perseguendo con forza, potendosi programmare una reale convergenza diffusa tra aree dipartimentali". Ma il progetto "coinvolge una normativa nazionale e assetti istituzionali complessi dei quali non si possono rintracciare utili precedenti, tanto da ritenere indispensabile il coinvolgimento immediato del Ministero". 

Il cda della Mediterranea, insomma, non intende fare un salto nel vuoto. Rilevato che "la documentazione fino ad oggi pervenuta non è completa né per quanto attiene il piano economico né su quello didattico e non ci sono allo stato dati certi per procedere ad una decisione e considerato il valore e l’impatto sociale che le Università del territorio sono chiamate a svolgere e per il quale tutte le istituzioni sono chiamate a interagire responsabilmente e intessere un opportuno dialogo costruttivo", si sottopone l'esito del progetto a un prerequisito inderogabile. "Deve essere assolutamente preservato - è la deliberazione del cda - il rispetto degli indicatori di sostenibilità economica e finanziaria e di accreditamento dei corsi di studio dell’Università Mediterranea, che potrebbero subire impatti insostenibili a causa di interventi federativi o di fusione non esattamente definiti, programmati e sostenuti". 

Va precisato che si tratta di una delibera dell'anno scorso, e nel frattempo UniDa ha avuto una ripresa significativa con nuove entrate e ha iniziato a migliorare la sua situazione debitoria. Il progetto comune dei due atenei è proseguito e sta trovando come unica impasse la risposta finanziaria del ministero, inferiore a quanto auspicato nella proposta.

Il prossimo atto di questa travagliata vicenda riguarderà ora il cda della Dante Alighieri, che deve assolutamente sciogliere i nodi indicati dall'universita' di Zimbalatti, e ovviamente il consorzio presieduto dal sindaco Falcomatà, che è riunito proprio in queste ore.

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