Martedì, 19 Ottobre 2021
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Carcere di Arghillà, dopo la visita del neo vescovo parlano i Garanti

Giovanna Russo e Agostino Siviglia raccontano le impressioni avute durante la visita del presule Morrone all'istituto penitenziario nella periferia nord della città

“E' stato un incontro lontano dai formalismi, vero, toccante e di testimonianza della parola”, racconta la Garante dei detenuti dell'Amministrazione comunale Giovanna Russo, dopo l'incontro con il neo vescovo Fortunato Morrone nel carcere ad Arghillà. 

Russo Giovanna garante-3“La scelta che ha compiuto il vescovo Morrone è senza dubbio insolita, - prosegue Russo – nel giorno del suo insediamento ha voluto andare ad incontrare, subito, gli ultimi dentro le mura di un carcere ed anche nella periferia abbandonata come quella di Arghillà. Durante la visita ha mostrato il volto della misericordia, ha parlato con i detenuti, chiamandoli per nome, si è fermato a dialogare con loro interessandosi realmente a come stanno. Il vescovo ha incontrato, nel dialogo, i detenuti. E' stata un'esperienza forte, bellissima, che porterò sempre nel mio cuore”.

“Penso che sia necessario ancora, - sostiene la Garante – sensibilizzare la città e non solo ai problemi delle carceri, a cosa vuol dire reinserimento per i detenuti e questo si può fare solo attraverso la conoscenza di questa realtà e soprattutto cercando di reinserire i detenuti attraverso il lavoro. C'è molto da fare ma sono fiduciosa. In questo cammino dobbiamo essere insieme anche con la polizia penitenziaria, e il direttore, che mi sento di ringraziare per il grande lavoro quotidiano che fanno all'interno delle carceri”.

Siviglia Agostino-2Anche il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale Agostino Siviglia è molto soddisfatto del pomeriggio trascorso insieme al vescovo Morrone. “Sono state due ore intense – racconta Siviglia - che ci indicano la strada da percorrere. Il vescovo ha avuto nei confronti dei detenuti parole filiali, richiamandoli al bene che che c'è in ognuno di noi e alla forza di cambiare strada per ritrovare la via giusta. Ecco la funzione della pena, così come previsto dal nostro ordinamento, è quella di rieducare e reinserire chi delinque nella società. Bisogna sconfiggere i pregiudizi. Sono molto grato al vescovo che ha dato testimonianza del bene. Sono certo che ci ritroveremo a lavorare insieme, in altri incontri, per il bene dei detenuti e delle loro famiglie. Mons. Morrone nel suo incontro ha messo al centro la persona, che va oltre la pena, e da qui bisogna partire per un percorso comune”.

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