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Cronaca Gioia Tauro

Porto Gioia Tauro, l'idea della Uil Calabria: "Assegnare tutto il nodo ferroviario a Rfi"

Per il Segretario generale Santo Biondo lo scalo portuale gioiese potrebbe aprirsi immediatamente ai corridoi europei di spostamento delle merci e aumentare le proprie capacità produttive

“Il passaggio a Rete ferroviaria italiana del gateway ferroviario di Gioia Tauro è una buona notizia per la Calabria. Una novità che ribalta quello che la storia, sino ad oggi, ci aveva raccontato: una distanza siderale da parte di alcune grandi aziende nazionali dal nostro territorio regionale”. Così Santo Biondo, segretario regionale della Uil.

Per Biondo: “Negli anni passati, infatti, incomprensibilmente, Rete ferroviaria italiana decise di non assumersi il carico di questa responsabilità e l’infrastruttura ferroviaria finì nell’oblio, allungando l’elenco delle incompiute calabresi e, di fatto, limitando fortemente sul processo di sviluppo dello scalo gioiose. Una crescita frenata per 6 chilometri di rotaie arrugginite dall’inutilizzo, paralizzate dall’insipienza della politica e dall’impossibilità dell’ebete assegnatario di costituire una certezza produttiva per la nostra regione”.

Ora tutto potrebbe cambiare. Il condizionale, come spesso è accaduto nella storia calabrese, è d’obbligo, anche perché il Segretario generale della Uil Calabria è convinto che “solo il passaggio di gestione di tutta l’infrastruttura ferroviaria allo Stato possa rappresentare un sicuro volano di crescita. Assegnare l’intero nodo ferroviario dello scalo portuale di Gioia Tauro a Rfi, infatti, equivarrebbe ad aprire il porto di Gioia Tauro al traffico delle merci che si sviluppa sui corridoi europei”.

“Per la Calabria, per l’hub gioiese, è l’ora di recuperare il tempo perduto. Questa speranza - conclude Biondo - si può realizzare solo con il giusto sostegno, economico e politico, del Governo, che con le proprie provvidenze deve mettere il porto e l’area industriale tutta nelle condizioni di essere appetibile per investimenti pubblici e privati, e dell’amministrazione regionale che, attraverso una attenta e ragionata riprogrammazione dei fondi europei, potrebbe offrire la spinta necessaria per liberare tutte le potenzialità industriali ed occupazionali di quello che è sempre stato uno degli approdi portuali più importanti di tutta l’area del Mediterraneo”.

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