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Martedì, 7 Febbraio 2023
La relazione

Sanità, il giudizio tranciante della Corte dei conti: "Offerta estremamente precaria"

La relazione della presidente della Sezione regionale di controllo boccia anche la gestione dell'emergenza pandemica

“Nonostante la Calabria riceva ingenti risorse destinate alla salute dei cittadini, e sebbene i calabresi in questi dodici anni abbiano continuato a finanziare copiosamente la sanità regionale con il versamento delle extra aliquote Irap e Irpef, i medesimi cittadini non godono di servizi sanitari adeguati”. Rossella Scerbo, presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti della Calabria, con queste parole fotografa lo stato comatoso del Servizio sanitario regionale ed evidenzia il divario di diritti civili esistenti fra la nostra regione ed il resto dell’Italia.

E’ questo uno dei passaggi importanti della relazione di accompagnamento al giudicio di parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria, riferito all’esercizio finanziario 2021. Si tratta di un giudizio tranciante che, con poche parole, scatta una fotografia realistica dei ritardi che ancora persistono nel settore sanitario calabrese.

Ritardi, messi in evidenza dall’esplosione della pandemia, si ritrovano anche nell’ultimo monitoraggio dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) del maggio 2021, al termine del quale la Calabria si è collocata all’ultimo posto in Italia, avendo totalizzato un punteggio pari a 125 su un minimo di 160, “in diminuzione rispetto all’anno precedente ove il punteggio ottenuto era stato di 162. Tale dato, peraltro, è in controtendenza rispetto a tutte le altre regioni, comprese quelle in piano di rientro”.

Dati che, incrociati, fanno dire a Rossella Scerbo che “L’offerta dei servizi sanitari, dunque, è estremamente precaria”.  Offerta sanitaria che “storicamente” mette in mostra uno scarso indice di attrattiva sanitaria, a fronte di una elevatissima mobilità passiva, di chiaro stampo patologico”.

Una sanità malata in cui “Circa il 20% dei ricoveri dei residenti calabresi (per acuti in regime ordinario), infatti, risulta effettuato presso strutture collocate al di fuori del territorio regionale, a fronte di una media nazionale della mobilità passiva pari all’8,3%”.  Tanto da registrare, nel 2021, un "saldo della mobilità interregionale (ivi compresa quella internazionale) pari ad € - 242.154.779,00”.

Negativo, poi, per la Corte dei conti calabrese il dato riferito ai posti letto “Sottodimensionati (di 654) rispetto a quanto previsto nel Programma operativo 2019-2021, ove ne erano stati programmati 6.504, in ragione del Dca 64/2016” e anche sul dato riferito agli organici “sottodimensionati rispetto al resto delle altre aziende italiane”. Senza appello, poi, il giudizio della Corte dei conti sulla gestione dell’emergenza sanitaria che, nella sua relazione, la presidente Rossella Scerbo, definisce: “sconfortante”.

Un capitolo in cui sono i numeri degli interventi del piano operativo covid realizzati in Calabria a disegnare i ritardi: 12 posti letto in terapia intensiva rispetto ai 134 programmati e finanziati; 11 posti letto in terapia sub intensiva rispetto ai 136 programmati e finanziati; 3 ambulanze rispetto alle 9 programmate e finanziate; nessuna area movimentabile, rispetto alle finanziate; nessun intervento di riorganizzazione e ristrutturazione dei pronto soccorso, rispetto ai 18 programmati e finanziati e, infine, nessuna rendicontazione da parte delle cinque aziende provinciali del Servizio sanitario regionale in merito alle azioni intraprese per l’implementazione dei servizi di assistenza domiciliare integrata.

Dati che, in ultima analisi, conducono a quella che la presidente della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti della Calabria Rossella Scerbo definisce una “conclusione evidente” e cioè che, anche nella gestione della pandemia, “nonostante la presenza di cospicue risorse in cassa, il servizio sanitario ha prodotto debiti. Tale anomalia, per come chiarito anche dal Dipartimento della salute, scaturisce da altra ancora più grave: le spese sostenute dagli enti sanitari per il contrasto del covid non sono state ancora dai medesimi Enti puntualmente rendicontate”.

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