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Il personaggio / Villa San Giovanni

Buffon al premio Granillo e i ricordi con la Reggina: "Mi dispiace non vedere più il nome"

Accoglienza calorosa, tifosi ed emozioni per il portierone ospite d'onore della kermesse intitolata al grande presidente amaranto

Un'ondata di affetto e la condivisione di ricordi emozionanti: così Gigi Buffon è stato accolto da tifosi e sportivi nella sua visita a Reggio Calabria come ospite del premio internazionale Granillo. Il tradizionale evento ideato dal giornalista Maurizio Insardà per celebrare la memoria di Oreste Granillo, mitico presidente amaranto, ha assegnato il riconoscimento al grande portiere degli Azzurri, oltre che storico numero uno di Juventus e Parma. Talento, testa e tanto cuore sono le cifre della personalità del popolarissimo calciatore, oggi capo delegazione della Nazionale, e proprio così il 'portierone' si è presentato, conquistando il pubblico che ha riempito la sala verde del resort Altafiumara per incontrarlo insieme ai tanti rappresentanti di sport e istituzioni, dal presidente regionale del Coni, Maurizio Condipodero, al presidente della Fondazione Magna Grecia, Nino Foti, la sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, e poi Lillo Foti, Rocco Cassone e Giuseppe Scopelliti.

La passione e l'umiltà del portierone: "Non sono un vincente, mi sento un artista della parata"

L'amore per il calcio è protagonista assoluto della conversazione moderata dalla telegiornalista Marica Giannini con Buffon e gli amici Insardà e Italo Cucci, che si conferma fucina di chicche sportive dalla sua lunga carriera di inviato ed editorialista. In tutti, nei rispettivi ruoli, arde la passione per il pallone, e Gigi si racconta in modo genuino: "Non mi sono mai sentito un vincente, non ho quel tipo di cinismo. Sono più un artista, perchè ho sempre voluto divertirmi e far divertire la gente, stupire gli spettatori con parate sensazionali. Le prime vittorie mi hanno dato sicurezza nelle mie capacità ma non è cambiato nulla, per me stare in campo significava dimostrare quello che sapevo fare e dare il meglio". Superare i propri limiti, sfidarsi. Un messaggio che Buffon rivolge anche ai giovani presenti, tra cui tanti adolescenti come il suo figlio maggiore: "Non sono mai stato soddisfatto di me stesso ma ho continuato fino all'anno scorso, perché notavo di essere sempre molto applaudito nonostante l'età che avanzava... il pubblico voleva ancora vedermi, mi cercavano negli allenamenti, mi fermavano e facevano domande. Anche mio figlio - ha aggiunto - ha scelto la carriera calcistica, ma a 14 anni ha avuto un momento di pigrizia. Gli ho fatto un discorsetto spiegando che avrebbe dovuto scegliere un mestiere e a me sarebbe andato bene qualsiasi cosa, l'avrei aiutato. Lui è un privilegiato e non voglio che cresca nella bambagia, i figli vanno educati ad affrontare la vita reale". 

Cresciuto in una famiglia di atleti ("sin da bambino in casa eravamo tutti in tuta"), i suoi successi nel premiato clan Buffon-Masocco non furono particolarmente enfatizzati. "Per noi era la normalità e io non mi sono mai sentito un prodigio, anzi. Vincere mi ha reso felice perché mi dicevo che finalmente anche io avevo fatto qualcosa di buono". Tanto da diventare un campione nel ruolo meno da star di una squadra di calcio. "Sì, a volte dico che c'è masochismo nel voler fare il portiere ma a me non è mai interessato fare il protagonista. Per questo nelle vittorie difficilmente mi avete visto nelle foto, per me era più importante aver fatto la mia parte: la gioia dei miei compagni era come se fosse la mia, anche senza apparire". 

I ricordi della Reggina e quella partita contro gli amaranto con l'attacco di panico

Con il nume tutelare di Oreste Granillo si parla della Reggina, e sono inevitabili gli accenni di amarezza. Buffon elogia il clima di entusiasmo respirato a Reggio, ma Maurizio Insardà non vuole nascondere sotto il tappeto buono la difficoltà dell'attuale panorama calcistico: "E' un momento drammatico e non solo nello sport, abbiamo una società che è fallita per l'ennesima volta e si ritrova a giocare tra i dilettanti. Veniamo da un passato con periodi esaltanti per calcio, pallavolo e basket, quando avevamo cinque squadre nella massima serie...oggi ci ritroviamo una città distrutta sotto tanti aspetti".

Italo Cucci rincara la dosa e pungola: "Dovete trovarvi un americano... ce ne sono tanti, prendetene uno anche alla Reggina! Ma ora parlo sinceramente, non potete barcamenarvi e annaspare così, dovete trovare qualcuno che punti sulle energie locali, perché venga fuori quel talento che riporterà la squadra in alto. Dovete cercare chi vi riporti la gloria!"

Gigi si unisce all'augurio degli altri e commenta: "La Reggina è legata ai miei ricordi di ragazzo e la cosa che mi dispiace di più è non vedere più quel nome che stimolava la mia fantasia ed era collegato ad annate di bel calcio. Al di là del resto, vorrei rivedere il nome". Poi l'aneddoto di una partita a Torino contro gli amaranto: "Stavo male fisicamente e psicologicamente, ebbi un attacco di panico. Non me la sentivo e smisi di fare riscaldamento perché avevo deciso di non giocare. L’allenatore mi chiese se ero sicuro, e immediatamente chiamò un altro per la sostituzione. Lì sono venute fuori rabbia e orgoglio, e sono i sentimenti più efficaci... è l’aspetto bello di quei momenti brutti, la natura che prevale e dà forza. Mi è capitato in tante partite e in quello stato ho fatto le migliori prestazioni ... è un fenomeno che sarebbe da studiare!”

Premio Oreste Granillo al super ospite Gigi Buffon: le foto di tutti i riconoscimenti

I riconoscimenti dell'edizione 2024 del premio sono stati attribuiti a Nino Mallamace (presidente della Polisportiva Futura di calcio a 5), Beppe Ursino (dirigente del Crotone Calcio), Pino Capua (presidente della commissione antidoping FIGC) e Pasquale Favasuli. Il medico amaranto ha ricordato a Buffon la promessa, raccolta da intermediario, di una maglietta firmata già prenotata (per il doc dei bianconeri, Riccardo Agricola). Scherzando Favasuli ha rivelato: "Io sono in debito perché ho rifiutato tre volte di fare il medico della Juventus per stare nella Reggina!"

Il tifo ci sta, ma i tanti bianconeri di ogni età in fila per selfie e firme del portiere campione del mondo sono bilanciati da qualche milanista del parterre dei premiati, che si autodenuncia. Ma a prevalere è l'onore al merito: Buffon è per tutti l'indiscusso portierone della nazionale. Lui si prende il calore, gli abbracci, l'adorazione dei più piccoli, e non si riesce a tirargli fuori nessuna critica per colleghi e men che mai ct: "Ho lavorato con tutti i migliori... non potrei dire nulla di negativo, sono state esperienze sempre bellissime". Solo carinerie anche per Antonio Conte, nonostante la baruffa tra i due rivelata nella biografia ufficiale del tecnico pugliese: "E' vero, non ha un carattere facile, ma nel mio caso ci conoscevamo già come compagni di squadra e sapevo come prenderlo. Uno come lui si può soltanto amare!"

La consegna del premio da parte di Maria Stella Granillo, figlia di Oreste, è sottolineata da parole commosse: "Sono fiero di questo riconoscimento che porta il nome di un uomo importante per questa città e per il mondo del calcio". Il pensiero verso la Reggina non può che essere di speranza e coraggio: "Negli ultimi vent'anni è stata in primo piano nel movimento calcistico e fa male vederla in questa situazione. Serve compiere ogni sforzo, metterci tutta l'energia che ho sempre percepito in tutte le trasferte giocate nello stadio Granillo, perché il calcio e lo sport riescono a influenzare la vita di una città più di ogni altra cosa". 

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