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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Gioco della morra, Marziale: "Non è devianza ma carenza educativa"

Il sociologo interviene dopo le dichiarazioni del sindaco Falcomatà sui ragazzi in piazza Italia

“Non è devianza ma carenza educativa” secondo Antonio Marziale, sociologo e presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori, in riferimento ai ragazzi reggini ripresi dal sindaco Falcomatà a giocare a morra.

ReggioToday ha voluto sentire l'esperto per cercare di capire quanto sta accadendo nella società reggina e alla gioventù che, spesso, come ha denunciato il primo cittadino, si ritrovano per strada, durante l'orario scolastico, a giocare.

“Prima di tutto, - afferma con chiarezza Marziale – occorre sgombrare il campo sulla morra: è un gioco che è stato riconosciuto dal Coni come sport e non deve essere più considerato foriero di violenza. Un tempo, sicuramente, veniva utilizzato come pretesto per accoltellamenti e risse ma adesso è solo un gioco e per di più i ragazzi lo fanno senza soldi”.

La Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali (F.I.G.S.T.) ha infatti riconosciuto la morra come  disciplina sportiva associata e riconosciuta dal Coni, con Atto n°1005 del 24.7.98, in base a quanto previsto dall’Art.2 del proprio Statuto, al pari della dama o degli scacchi. Attualmente è in atto, da parte di numerose associazioni in tutta Italia, il recupero del gioco della morra come facente parte della tradizione italiana, tramite delle iniziative in tal senso.

“Detto questo – continua Marziale – occorre domandarsi perché non erano a scuola? Questo è il vero punto della questione e non il gioco. Ecco, su questo punto, c'è una irresponsabilità delle famiglie che non vigilano più sui figli e non svolgono il ruolo educativo e di guida. Quindi sul banco degli imputati io metto la famiglia e non i ragazzi che sono vittime delle manchevolezze degli adulti. Poi c'è la scuola, che ha l'obbligo di segnalare al Tribunale per i minorenni le assenze reiterate dei minori. Sono certo che gli istituti scolastici svolgono il loro ruolo”.

“Infine ci sono i ragazzi, - aggiunge il sociologo – che sono figli di questo tempo, in cui le regole sono saltate, e c'è una grande crisi di identità dei valori e loro si sentono privi di punti di riferimento. Sfuggono, così, al controllo degli adulti ma gli adulti stessi non controllano più e la dispersione scolastica è un problema serio”.

“Un tempo, chiunque avesse visto dei ragazzi passeggiare sul corso in orario scolastico o la sera a tarda ora avrebbe agito: prima di tutto chiedendo il perché erano lì e poi andando dai genitori. Adesso ognuno si fa i fatti propri e manca il senso di collettività. I ragazzi che alternative hanno alla strada, al gioco della “murra”?”

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