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La delegazione all'esterno di Palazzo San Giorgio

La delegazione all'esterno di Palazzo San Giorgio

Giorno della memoria, La Strada in Comune per firmare la petizione popolare "Stazzema"

I rappresentanti del movimento civico dopo aver firmato la petizione si sono recati in via Giudecca, simbolo delle radici profonde che legano la nostra città al popolo ebraico così come a tutte le genti del Mediterraneo

Una delegazione della Strada si è recata, questa mattina, in Comune per firmare la petizione per la legge di iniziativa popolare “Stazzema”, per punire la propaganda di fascismo e nazismo.

Successivamente, il gruppo si è spostato nella via cittadina che ricorda la presenza della Giudecca, il quartiere giudaico di Reggio. L’antichissima eredità ebraica della città, risalente al mito di Aschenez, per cui Reggio è nota come città “nata dal diluvio” (urbs a diluvio condita), è stata barbaramente offesa da un decreto reale del Cinquecento, nella temperie storica in cui le comunità ebraiche venivano scacciate dai possedimenti spagnoli.

Via Giudecca è il segno delle radici profonde che legano la nostra città al popolo ebraico così come
a tutte le genti del Mediterraneo. "La memoria di questa antica origine - afferma il movimento civico - deve essere resa, oggi come non mai, presente e viva, perché, pur sotto forme e modalità diverse, l’odio non smette di avvelenare le nostre vite.

Dentro il dolore della Shoah, è vivo e presente il dolore di tutti i popoli massacrati, impoveriti, respinti. Di fronte a questo “spalancato dolore”, non possiamo che metterci sulla strada, in cammino verso l’umanità messa ai margini dall’ingiustizia sociale, dal pregiudizio, dal razzismo. Di fronte a tutto questo,

La Strada è sempre e per sempre dalla stessa parte. Siamo sempre e per sempre convinti che “è una ben povera memoria”, come affermava Lewis Carroll, “quella che funziona solo all’indietro”. La memoria è dotata infatti di un potere immenso, è una freccia rivolta al futuro e al rinnovamento, radicale e profondo, della condizione umana. Non possiamo limitarci a guardare alla memoria come trauma, come rimozione, come ripetizione dell’errore, senza via d’uscita.

Uscire dal circolo vizioso della ripetizione richiede non solo la pratica costante dell’imperativo negativo del “non dimenticare”, ma anche l’impegno a segnare lo scarto, la differenza, il cambiamento, a fare della coscienza dolorosa del trauma uno spiraglio verso la salvezza, del “mai più” una via verso il “non ancora”. Quel futuro in cui, insieme a tutti gli umiliati e offesi della Terra, si cade sette volte per rialzarsi otto".

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