Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Giro di fatture false da 20 milioni con base nel riminese, azienda "vuota" anche nel reggino

L'inchiesta ha messo in luce il ruolo centrale di un calabrese, 22 indagati e nove misure cautelari, svelato il coinvolgimento di 36 imprese italiane di svariati settori

Una pattuglia della Guardia di finanza

Un sodalizio criminale composto da oltre 20 persone che si è reso protagonista di un giro di fatture false per 20 milioni di euro, e 3,4 di Iva, oltre che di altri reati tra cui usura, estorsione e riciclaggio. La maxi operazione congiunta "Never Dream" della guardia di finanza e dei carabinieri della provincia di Rimini ha portato questa mattina a nove misure cautelari e a sequestri per nove milioni di euro in Emilia-Romagna, Marche, Puglia, Calabria e Lombardia.

Più nel dettaglio, spiega alla stampa il procuratore di Rimini, Elisabetta Melotti, l'indagine parte da una inchiesta della Dda di Napoli del 2016 nella quale compariva il nome di una donna segnalata alle forze dell'ordine riminesi, compagna del calabrese a capo dell'associazione a delinquere smantellata oggi e "finalizzata" in particolare a reati fiscali. Entrambi sono stati arrestati. "In questo periodo - sottolinea - c'è un grande impegno contro il rischio di infiltrazioni della criminalita'", grazie anche a "uno scambio organizzativo e a una collaborazione importanti" tra i Corpi. Sono gli 22 indagati e nove misure cautelari, di cui tre in carcere, due ai domiciliari, due interdittive da esercizio d'attivita' d'impresa, un obbligo di presentazione e un obbligo di dimora.

Mentre alcune posizioni sono state stralciate e sono al vaglio di altre Procure. La prassi del sodalizio criminale prevedeva l'emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti, per circa 20 milioni di euro, e la creazione dunque di benefici e vantaggi fiscali per oltre 1,4 milioni. Con il coinvolgimento di 36 imprese italiane di svariati settori, 12 in provincia di Pesaro-Urbino, otto di Roma, sei nel riminese, quattro nella provincia di Milano, tre di Monza-Brianza, una di Reggio Calabria, una di Genova e una di Alessandria, oltre a due imprese lituane.

La maggior parte delle imprese risulta "vuota", dunque si tratta di aziende fallite o chiuse, e con titolari delle "teste di legno". Tra i reati ipotizzati, anche la detenzione di banconote false, con il gruppo che riceva il contributo di un consulente del lavoro. L'indagine, entrano più nel dettaglio i due comandanti di fiamme gialle e carabinieri, Antonio Giuseppe Garaglio e Mario La Mura, è partita da una serie di verifiche fiscali, monitoraggi, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e perquisizioni nei diversi territori interessati, che hanno accertato come a capo dell'associazione ci fosse un calabrese da tempo residente nel riminese, con diversi precedenti che però non risulta finora affiliato a nessun clan mafioso.

L'uomo si è reso protagonista, sfruttando anche la sua "forza intimidatoria" data anche dal luogo di origine, anche di un episodio di estorsione nei confronti di un titolare di un negozio per bambini dal quale, sotto minacce, si faceva consegnare assegni in bianco poi posti all'incasso per 15.000 euro. Così come di un episodio di usura, con tasso al 75%: vittima il gestore di un distributore di carburanti che chiesti 10.000 euro ne avrebbe dovuti restituire 17.500. Alcuni sodali, inoltre, utilizzavano carte di credito di terzi per simulare incassi ad alberghi. Oltre a questi, i reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata a reati finanziari, truffa, riciclaggio e autoriciclaggio per 315.000 euro, impiego di denaro falso e di provenienza illecita, con quattro segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio.

I sequestri per nove milioni di euro riguardano cinque fabbricati, un terreno, quote sociali per 46.000 euro, 12 tra auto, moto e scooter, 20 rapporti finanziari. Tra i principali indagati, due soggetti sono residenti nel riminese, uno a Vibo Valentia, uno a Bari e uno nella provincia di Pesaro-Urbino, l'uomo con obbligo di dimora in quella di Monza-Brianza e quello con obbligo di firma nel riminese.

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