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Giovedì, 30 Maggio 2024
Il volume

Scopelliti a cuore aperto: "Ho vissuto come in un cimitero per persone vive"

L'ex presidente della giunta regionale presenta il suo libro e apre il dibattito sulla giustizia, il carcere e il reinserimento sociale

Sala gremita e posti in piedi presso la rappresentanza italiana del Parlamento europeo per la presentazione del libro “Io sono libero” (Pellegrini editore) che l'ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti ha dedicato alla propria vicenda politica e giudiziaria.

La condanna per falso in bilancio, la lunga detenzione, la solidarietà e l'umanità dei detenuti trovate in carcere, la dedizione degli agenti di polizia penitenziaria e anche la spinta verso il riscatto del lavoro ritrovato sono al centro del volume-intervista a cura di Franco Attanasio.

Il libro è stato illustrato a Roma con l'ex presidente della Camera e leader di An Gianfranco Fini, il direttore de Il Riformista Piero Sansonetti, l'editorialista del Corriere della sera Francesco Verderami, la presidente dell'Associazione Brutium, Gemma Gesualdi, l'editore Walter Pellegrini.

All'incontro, moderato da Anna La Rosa, ha partecipato Andrea Pierleoni, presidente dell'Associazione imprese d'Italia. In sala, fra gli altri, si sono visti, oltre al leader Udc Lorenzo Cesa, l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, Domenico Nania, Mario Landolfi e diversi altri volti della destra finiana nelle cui file è cresciuto lo stesso Scopelliti.

“Ho sperimentato come lo Stato - ha detto l'ex presidente della Calabria - può essere quello che ti tutela, quando dopo le minacce della 'ndrangheta io e la mia famiglia finimmo sotto scorta, ma anche quello che ti aggredisce” con l'arresto nel cuore della notte e la detenzione per anni a carico di un cittadino prima incensurato.

“Quello che più amareggia - ha detto, tra l’altro - è che dopo aver vissuto come in un cimitero per persone vive, e pagato il proprio conto, lo Stato non fa nulla per reinserire la persona nel contesto sociale”.

Dalla sua parte, ha avuto la solidarietà di diversi esponenti della sua parte politica, e ne dà atto a Fini e ad altri. L'ex ministro degli Esteri, a sua volta, lo elogia “Mi hanno sempre colpito - afferma - il coraggio e la dignità con cui ha affrontato una prova così difficile” come il carcere: “In politica capita di finire dalle stelle nella polvere, ma - sottolinea - a pochi capita di essere amati e di poter girare a testa alta nella società”.

La destra deve andare oltre le vecchie parole d'ordine “law and order”. Gianfranco Fini usa parole misurate, ricorre al ragionamento articolato, ma ad un certo punto il messaggio alla sala, gremita, dell'ufficio italiano del Parlamento europeo, arriva forte e chiaro: “Un tempo gli schieramenti erano ben definiti, la destra era per il giustizialismo, la sinistra, di norma, per il garantismo. E' ora di amputare gli ismi e di concentrarsi, quindi, su giustizia e garanzia”. Ebbene, alla destra, che oggi “ha più responsabilità” tocca la sfida di saper andare “oltre la concezione tradizionale di legge e ordine” per concentrarsi sul significato profondo della giustizia.

Che l'ex presidente della Camera e leader di An identifica con “la garanzia del rispetto della dignità del cittadino”. Insomma, in tempi radicalmente mutati, anche la destra di governo deve aggiornare la lettura della realtà “e anticipare temi e tempi, e saper toccare note più alte rispetto al passato e rispetto agli avversari”.

Il pressing garantista di Fini è sostenuto dalla testimonianza di chi, come Scopelliti, che gli siede accanto, ha scontato, da incensurato che era, anni di carcere per una condanna di falso in bilancio. Fini ne ha elogiato la figura di “uomo del popolo, innamorato della politica come passione, impegno, militanza” il contrario di quella che, pensando alle cariche, agli scranni, ai vantaggi, “diventa la casta”. “In politica capita di finire dalle stelle nella polvere, ma -ha sottolineato Fini - a pochi capita di essere amati e di poter girare a testa alta nella società”.

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