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Giovedì, 19 Maggio 2022
Guerra in Ucraina

Guerra in Ucraina, La Strada: "No all’invio di materiale militare"

Il movimento insieme ai giovani concordano con quanto affermato in questi giorni di conflitto dall’Anpi. Inoltre: "Come sottolineato da Fratoianni di Sinistra Italiana, si tratta di mobilitarsi per l’ottenimento di corridoi umanitari, per l’accoglienza dei rifugiati"

La Strada con i Giovani sulla Strada esprime totale adesione a quanto affermato in questi difficilissimi giorni dall’Anpi.

"La via per una risoluzione del tragico conflitto in corso in Ucraina a seguito della scellerata invasione russa - afferma il movimento cittadino - non può passare attraverso un intervento militare dei paesi europei. Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà all’invio da parte dell’Italia di materiale militare a Kiev, il che corrisponderebbe a una partecipazione, per quanto indiretta, al conflitto armato. Ciò innescherebbe infatti una pericolosissima escalation, già ampiamente alimentata dall’attacco a tutto campo portato avanti dalla Russia di Putin.

"Il nostro impegno, in quanto comunità italiana ed internazionale, - continua La Strada - deve concentrarsi sul sostegno, la solidarietà e la cooperazione col popolo ucraino. Chi è vittima di un’aggressione indiscriminata, è legittimato a opporre resistenza all’invasore, e noi dobbiamo sostenere la parte di popolazione ucraina che sta resistendo con ogni mezzo fuorché con la fornitura di armi, strumenti di ulteriore distruzione capaci solo di esacerbare il conflitto in termini di perdite umane.

Spedire armi "ci fa tornare indietro di 40 anni rispetto alle conquiste fatte col Trattato sul commercio delle armi (Att), ratificato dall’Italia nel 2013", come affermato da Francesco Vignarca di Rete italiana Pace e disarmo.
La Comunità di Sant’Egidio sottolinea che "se i combattimenti proseguono, fino a costringere la popolazione di Kiev a difendersi, sarà una carneficina". Senza contare che le armi potrebbero finire nelle mani degli invasori, come già accaduto in altre occasioni.

Il nostro Paese non può in alcun modo aderire a un’opzione militare, prendendo parte a un braccio di ferro che rischierebbe di innescare una guerra totale in Europa. Gli interessi della NATO non coincidono con quelli dei popoli europei.

L’Italia e l’Europa devono promuovere un processo di pacificazione tra le parti in lotta, lavorando per una cessazione delle ostilità che sia la più rapida possibile e porti a negoziati proficui che gettino le basi per una pace duratura. Come sottolineato da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, si tratta di mobilitarsi per l’ottenimento di corridoi umanitari, per l’accoglienza dei rifugiati – per chiunque fugga dalla guerra, senza gli odiosi respingimenti che si stanno verificando in questi giorni in Polonia e Ungheria sulla base del colore della pelle dei profughi –, per l’invio di materiale medico-sanitario.

Evidenziamo ancora una volta che la risposta alla guerra, come indicato dalle reti pacifiste, è nella diplomazia, nella non violenza attiva, nel disarmo, nella difesa civile non armata, nel peacekeeping sotto l’avallo della comunità internazionale.

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