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Venerdì, 30 Settembre 2022
Disagio giovanile

Hikikomori, anche in Calabria famiglie iscritte ai gruppi di mutuo aiuto

Per Lucia Guerrisi, referente dell'associazione italiana, serve informazione sul fenomeno. A Reggio un progetto a scuola con la cooperativa Libero Nocera, avanguardia delle videolezioni

Il video di Giorgia Meloni dove alcuni disturbi di personalità e sindromi patologiche vengono assimilati alle devianze ha colpito la sensibilità chi vive la sofferenza di queste situazioni, in prima persona o attraverso i propri familiari. E se anoressia e bulimia sono argomenti noti al grande pubblico, non è così per il fenomeno degli hikikomori. Molti ne hanno sentito parlare per la prima volta in questi giorni e ignorano a cosa si riferisca questo termine (è una definzione coniata dai giapponesi e derivata dalla crasi di due verbi che significano tirare e ritirarsi) e chi siano questi giovani (ma non solo) che decidono di interrompere ogni rapporto con il mondo esterno, non per moda ma a causa di un profondo disagio personale.

Si tratta dunque di un isolamento volontario. Non è una devianza ma neanche una malattia riconosciuta dai manuali ufficiali, eppure, in assenza di una vera e propria diagnosi, la condizione degli hikikomori può ugualmente desumersi da alcuni indicatori precisi (reclusione totale da più di sei mesi, confusione dei ritmi sonno-veglia, dipendenza da internet).

Nel nostro paese, i ragazzi in stato di ritiro sociale grave sono più di 10.000, come attesta la onlus Hikikomori Italia, fondata dallo psicologo Marco Crepaldi perinformare sul tema dell'isolamento sociale giovanile e che riunisce professionisti ma anche una community di familiari, tra cui molti iscritti ai gruppi di aiuto (in costante aumento). Ovviamente si tratta di genitori,parenti o caregiver, perché entrare in contatto diretto con un hikikomori è molto difficile.

Lucia Guerrisi, psicologa analista di orientamento junghiano, è la referente regionale dell'associazione. Originaria di Cittanova e oggi residente a Messina per lavoro, la dottoressa in questi anni si è spostata in tutte le province per dare supporto alle famiglie. "Adesso - spiega - ci stiamo incontrando mensilmente su Meet per venire incontro anche ai genitori anziani e in difficoltà a partecipare a riunioni fisiche. Il mio ruolo qui non è però quello di psicologa, sono una facilitatrice e l'obiettivo dei gruppi è fare informazione corretta su questo argomento e aiutare le famiglie innanzitutto ad avere un approccio diverso".

Pregiudizi e fake news sono tanti e le parole di Giorgia Meloni lo dimostrano. Commenta Guerrisi: "Percepisco una forte discrepanza tra la professione di psicoterapeuta e il ciarliere sociale di turno quando si parla di questioni di genere, sessualità, emancipazione femminile, uguaglianza e altro ancora. Inizio da poco a pensare criticamente alla politica - continua - perché per mie carenze strutturali della materia non me ne sono mai occupata, ma quando lo faccio entro in contatto con una grande incoerenza tra le parole utilizzate da alcuni politici e politicanti e la realtà clinica.

Associare la devianza e i significati del termine a condizioni giovanili e dell'età adulta non è solo scimmiottare la vita psichica di individui con o senza gravi condizioni patologiche ma, a mio parere, denigrare e falsare anni di studi, ricerche ed esperienze con i fenomeni sociali e adolescenziali, con condizioni psicosociali ad alto rischio, con disturbi psichiatrici gravi". 

Il calderone della leader di Fratelli d'Italia, che ha messo insieme dca, alcolismo e bullismo, non è fuori luogo soltanto per gli hikikomori: "Questa non è una devianza ma una condizione di disagio adattivo psicosociale, ma anche le ludopatie non sono devianze, ma problematiche impregnate di fattori psicologici, familiari e sociali. Non basta una lettura sporadica della letteratura per comprenderli e cercare di affrontarli, così come per i disturbi alimentari, che non riguardano solo i giovani e sono malattie psichiatriche spesso in comorbidita' con altre patologie e purtroppo possono accompagnare l'intero arco di vita".

Nel 2019 Reggio era stata avanguardista nell'indagine sugli hikikomori con un progetto realizzato nell'istituto tecnico industriale Panella-Vallauri insieme alla cooperativa Libero Nocera (che collabora in convenzione con Hikikomori Italia offrendo servizi alle famiglie di questi giovani). La pandemia non esisteva ancora, ma in quel contesto fece la sua apparizione il primo esempio di didattica digitale, attivando videolezioni per alcuni studenti volontariamente reclusi nelle loro stanze.

Un metodo di studio alternativo che era stato adottato anche al Nord utizzando l'istruzione domiciliare autonoma come risposta a un bisogno educativo speciale (Bes). Nell'istituto reggino, dove questa iniziativa è candidata a buona prassi nazionale da sottoporre al ministero, ben prima del lockdown è stata offerta ai ragazzi una piattaforma digitale dove si svolgevano esercitazioni e verifiche ed erano caricate registrazioni delle lezioni teoriche dei docenti.

Marianna La Serra, psicologa della cooperativa, spiega che si lavora in sinergia con i servizi sociali attraverso le segnalazioni che arrivano al Comune dalle scuole: "Il ritiro sociale riguarda anche molti giovani maggiorenni ma poi possiamo prendere in carico solo i minori. Il progetto al Panella-Vallauri ha riguardato allievi dai 14 ai 17 anni e accanto alle videolezioni prevedeva un percorso in casa con la figura dell'adulto amico, un educatore che si avvicina con cautela e gradualmente a questi ragazzi, che vivono in ritiro totale e non si relazionano neanche con i familiari, tranne quelli di stretto riferimento, di solito la madre. Sono ragazzi - continua - che spesso non si occupano più nemmeno dell'igiene personale e il lavoro per farli uscire da questa condizione è molto lungo. Stiamo continuando a seguirli da anni".

Mollto rappresentati nella cultura nipponica di massa e soprattutto in manga e videogiochi, i nostri hikikomori sono diversi da quelli giapponesi, che escono dalla società perché vittime di pressioni che in Italia sono di portata minore. Anche i ragazzi italiani sentono però l'ansia della futura collocazione nel mondo del lavoro, la competizione legata ai voti scolastici e il peso delle aspettative dei genitori.

"La sperimentazione reggina - dice Lucia Guerrisi - è stata utile a capire che questi ragazzi non possono essere costretti ad uscire e andare a scuola. Le forzature sono controproducenti e il lavoro con i genitori è proprio su questo. Alcuni di loro sono ingombranti e soprattutto nel nostro territorio è difficile cambiare l'atteggiamento che hanno e costruire una visione che non sia quella della cena lasciata davanti alla porta chiusa".

Gli hikikomori interagiscono con il mondo soltanto grazie a pc e internet. "Non va considerato - precisa la dottoressa Guerrisi - un vegetare senza senso. Ci sono ragazzi che stando chiusi davanti a uno schermo hanno scritto e pubblicato libri. Non significa che stiano bene ma non sono improduttivi come si potrebbe pensare superficialmente".

Il primo passo è chiedere aiuto: "Come unica referente in Calabria dell'associazione Hikikomori Italia - conclude Lucia Guerrisi - posso solo sperare che le famiglie di tutte le province calabresi che partecipano ai gruppi di mutuo aiuto non rimangano ancorate all'oblio del silenzio". E c'è il progetto di organizzare dibattiti nelle scuole per far conoscere questo disagio e abbattere i muri di omertà e vergogna: "Un momento critico è quello dell'età di passaggio alla media alle superiori, perché a far emergere una volontà di ritiro sono i grandi cambiamenti, il dover affrontare un contesto di amicizie e studi nuovi. Ma il fenomeno è più ampio e si stanno iniziando a notare isolamenti che interessano persone adulte, anche quarantenni". 

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