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Martedì, 24 Maggio 2022
Dentro le carte

Il "sistema Mediterranea" che controllava il battito dell'università reggina

Per il gip in ateneo avrebbe agito "un gruppo di docenti, strutturato, che agisce secondo logiche clientelari e di favoritismo e quindi spartitori, che fa capo, quanto alla gestione, al governo, ai vertici della struttura universitaria”

Il “sistema Mediterranea” si sarebbe retto, fra l’altro, su uno scambio di favori reciproci fra i vertici dell’università reggina e coloro che “sponsorizzavano” o aiutavano i propri figli nella “caccia” ad un posto di ricercatore o per una promozione di carriera. Scrive il gip nell’ordinanza: “Le investigazioni hanno attenzionato le complesse dinamiche gestionali e secondo l’impostazione accusatorio è ravvisabile un sistema, un gruppo di docenti, strutturato, che agisce secondo logiche clientelari e di favoritismo e quindi spartitori, che fa capo, quanto alla gestione, al governo, ai vertici della struttura universitaria”.

Per gli investigatori della guardia di finanza di Reggio Calabria, guidata dal colonnello Maurizio Cintura, per la procura della Repubblica, coordinata da Giovanni Bombardieri, e per il gip Vincenzo Quaranta che ha firmato l’ordinanza cautelare che ha portato all’operazione “Magnifica”, dentro il tempio della cultura cittadina vi sarebbe stata una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a “commettere molteplici delitti contro la pubblica amministrazione e contro la fede pubblica nella direzione e gestione dell’università Mediterranea”.

Un’associazione che, senza tenere in minimo conto il merito, avrebbe fatto bloccato i “candidati non graditi” per fare spazio a coloro che erano vicini alle posizioni degli indagati. Per non avere problemi si seguivano i metodi più semplici: facendo avere ai candidati giusti le tracce dell’esame o segnalando il manoscritto anonimo ai commissari d’esame per la “giusta attenzione”.

Per chiarire il quadro accusatorio, compendiato in oltre 1200 di ordinanza, gli investigatori delle fiamme gialle hanno riempito di microspie gli uffici delle persone indagate, in tutto 52, all’interno dell’università “Mediterranea” e intercettato le loro conversazioni telefoniche.

Quello che è venuto fuori è un “sistema” che, per usare le parole del tipo Vincenzo Quaranta, “andrebbe a comprimere, soffocare, le legittime aspettative di chi con tale sistema non ha collegamento diretto o indiretto o di chi si colloca all’esterno di esso”. Un "sistema" che è stato scoperto dalla guardia di finanza anche grazie alle denunce di una candidata scartata.

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