Cronaca

Inaugurazione anno giudiziario, Gerardis: "Reggio Calabria, capitale della 'ndrangheta"

Si è aperta con la relazione del presidente della Corte d'Appello, l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il magistrato ha accusato un malore durante la cerimonia. Nell'intervento, i punti salienti che investono il distretto reggino

La cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario (foto Adriana Sapone e Domenico Notaro)

E' iniziata con i ringraziamenti alle autorità e alla società civile la relazione del presidente della Corte d'Appello, Luciano Gerardis alla cerimonia di inaugurazione del'anno giudiziario. Il magistrato si è soffermato sulle tematiche di scottante attualità che investono il distretto di Reggio Calabria: l'onnipresente e pressante presenza della 'ndrangheta, la mancanza di personale, la carenza delle strutture e i rapporti tra i magistrati e la società.

Malore per il presidente Gerardis durante la relazione

Dopo il malore, accusato durante la lettura della relazione, il presidente Gerardis è rientrato in aula per assitere alla conclusione della cerimonia. La lettura dell'intervento è stata portata a termine dal vicario Roberto Lucisano.

La società civile

"Sono particolrmente lieto della presenza della società civile e delle scuole e saluto i tanti ragazzi che si affacciano oggi curiosi al mondo della giustizia. Quello che sembrava un'azzardata scommessa e un'utopistica fuga in avanti di questa Corte, l'avere aperto già quattro anni fa la cerimonia a tiutti i cittadini, ha invece trovato puntuale riscontro ed è stata recepita dal Consiglio superiore della magistratura che, nel dettare le linee guida dell'ordierna giornata, ha inviato le Corti d'Appello ad estendere la partecipazione anche al di là delle sole istituzioni".

Il rammarico per la mancanza della nuova sede

"Non cambiano i problemi da risolvere, come ad esempio il nuovo palazzo di Giustizia. Permane il rammarico di non poter ancora utilizzare una nostra sede a seguito delle difficoltà insorte fra l'amministrazione comunale e l'impresa aggiudicataria dei lavori per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia".

Al Cedir, ha proseguito il presidente, "solo da pochissimo tempo si è faticosamente avviato a soluzione il trasferimento di faldoni che da anni ingombrano i corridoi con il rischio di ostacolare in casi di emergenza la rapida evacuazione degli ambienti; e dove continuano a non funzionare adeguatamente il riscaldamento e il condizionamento dell'aria".

I problemi dei magistrati

"Confesso - continua Gerardis - che nello svolgere per la quarta volta questa relazione avverto il disagio di dover ripercorrere passaggi assolutamente analoghi a quelli degli anni precedenti. Ma mi sentire di tradire la nostra effettiva realtà se alle difficolta che dobbiamo affrontare nella quotidianeità, preferissi le questioni più generali che agitano il mondo giudizario italiano che appareassai diverso alle varie latitudini. I nostri problemi sono, d'altra parte, così pressanti che è palpabile una diffusa preoccupazione trai magistrati.

Non per caso, ieri si è anteposta, alla pre inaugurazione un'inziativa congiunta tra organi giudiziari e l'Anm che ha voluto lanciare un grido d'allarme sull'insostenibilità dell'attuale situazione. Mi sembra dunque rispettoso di questo comune sentimento incentrare quest'anno le mie modeste considerazioni sul momento che a Reggio Calabria stiamo attraversando".

Reggio Calabria è la capitale della 'ndrangheta

"Sembra quasi uno stanco ritornello ribadire una drammatica verità -continua il presidente Gerardis - Reggio Calabria è la capitale storica e attuale della 'ndrangheta che, per pervasività, capillarità, ramificazioni interne e internazionali e potenzialmente delinquenziali, è ritenuta una delle più pericolose, se non la più pericolosa del mondo. Essa, pur estesa ormai al territorio nazionale e atutti i continenti, mantiene in questo distretto i suoi vertici di comando".

Il presidente si sofferma poi sull'impressionante "consistenza numerica dei suoi affiliati e il coinvolgimento sempre più inquietante di parti di istituzioni, centri di potere, e professionisti in aggregazioni torbide di affari, che producono effetti distorsivi su tutti i terreni, giudiziario, economico, sociale e finanche culturale".

Sono 356 i procedimenti pendenti della Dda

"Basti pensare - aggiunge Luciano Gerardis - che attualmente pendono presso le sole sezioni penali dibattimentali della Corte d'Appello ben 143 procedimenti di competenza della Dda, con 809 imputati; che il tribunale distrettuale ha in corso di trattazione 122 analoghi procedimenti presso la sezione gip-gup, e 51, di cui 18 maxi, dinanzi alla sezione di dibattimentale con 637 imputati; che il tribunale di Palmi sta trattando in fase dibattimentale 40 processi Dda e il tribunale di Locri 14. Complessivamente i procedimenti di competenza della direzione distrettuale antimafia sono ben 356 con centinaia e centinaia di imputati detenuti".

La mancanza di personale

"Deserti vanno i bandi ordinari per la stragrande maggioranza dei posti scoperti; è solo attraverso il ricorso, ove attuabile, alla procedura prevista per le sedi disagiate si è riuscito ad ottenere il trasferimento presso alcuni uffici di primo grado di pochi magistrati.

La Corte d'Appello, ove tale procedura non ha potuto finora trovare applicazione perchè la scopertura non ha superato il 20% dell'organico complessivo di 34 magistrati, non riesce da gran tempo a coprire stabilmente 3 posti del settore penale, nè è stato coperto un posto della sezione lavoro.

Ad essi vanno aggiunti altri 4 posti che stanno per rendersi vacanti proprio in questi giorni a seguito del bando di altre sedi disagiate. Presso lo stesso tribunale distrettuale - aggiunge Gerardis - malgrado il riconoscimento della sede disagiata, si continua ad avere 16 posti vacanti su 59 in  organico; al tribunale di Palmi 7 su 31 e a Locri 3 su 29". 

Il riscatto del territorio

"Occorre darsi carico di questi problemi, tutt'altro che nuovi, portando finalmente a compimento un processo di riscatto dell'intero territorio. Attenzione, però. Bisogna rifuggire da un effimero pangiustizialismo, fuorviante e pericoloso, che vorrebbe affidare agli organi giudiziari la creazione del miglior mondo possibile.

Non spetta alla magistratura un simile compito, né è possibile credere che essa, da sola, possa trasformare la società. Se il cittadino resta spettatore invece che attivo protagonista, è arduo ipotizzare il cambiamento che pure auspica". 

Le grinfie del cancro mafioso

"Prendiamo atto, purtroppo, che il biglietto da visita che presentiamo all'esterno è quello non della città "bella e gentile" che vorremmo, ma di una società profondamente deturpata dalla presenza 'ndranghetista". Continua Gerardi: "La mitezza del clima, la straordinaria bellezza dei paesaggi, il fascino del mare e delle coste, il forte richiamo dell'Aspromonte, la rilevanza della nostra storia non compensano in alcun modo un ambiente opaco che, malgrado tutti gli sforzi, non riesce a liberarsi dal cancro mafioso, ma neppure a porre netti e ben distinguibili confini tra l'integro e il marcio, eliminando quelle zone ibride dove si mescola il puro con l'impuro".

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