Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Roghudi

L'appello all'Italia di Zavettieri per salvare l'Aspromonte

Il sindaco di Roghudi chiede che l’esercito e la Protezione civile tornino sul campo "e si dimostri che ancora la Calabria e l’area grecanica sono risorse da tutelare  per l’Italia intera"

zavettieri-3Il sindaco di Roghudi, Pierpaolo Zavettieri (nella foto), ha lanciato un appello nazionale per “un disastro epocale”: l’Aspromonte in cenere.

“Il disastro ambientale ed umano che sta devastando l’Aspromonte grecanico - ha scritto sui social Zavettieri - è generato da più fattori. Il primo, per il quale c’è il rischio, nella polemica generale, che passi in “secondo piano”, sono i piromani: malati di mente, emuli di un disagio sociale ormai diffuso o molto peggio complici di una rete criminale, allo stato solo ipotizzabile, sulla quale è necessario indagare, senza voler sconfinare in alcuna forma di complottismo”.

Per il sindaco di Roghudi, poi, “il secondo è l’incuria del nostro territorio. Incuria derivante dall’abbandono della montagna da parte dello Stato centrale e le sue diramazioni. Troppo facile è stato trent’anni fa criminalizzare in modo generalizzato l’Aspromonte ed i forestali. Eppure, degli anni cinquanta i nostri padri ed i nostri nonni raccontano di un lavoro duro ed appassionato degli operai in montagna, tanto da far preferire a molti, come alternativa di lavoro, l’emigrazione in Svizzera”.

La normativa stringente  ha impedito nella zona “A” del Parco ogni forma di antropizzazione e di utilizzo del suolo, con l’apparente nobile motivazione di salvaguardare una biodiversità ed un ecosistema che oggi però sono andati in fumo. In modo determinante ha inciso la mancanza di prevenzione attraverso le linee taglia fuoco e la pulizia del sottobosco che avrebbero quantomeno reso gestibile e compartimentato il fuoco. Molti sono i vincoli che in tutti questi anni hanno impedito ai proprietari terrieri, ai taglialegna, ai pastori e ad altre persone a vario titolo interessate, di rimuovere il legname secco.

“Anche l’ulteriore battuta d’arresto dell’ormai esiguo corpo operaio di Calabria Verde, rappresentata da due anni di gestione Anti-Covid, con il fermo cantieri per Cassa Integrazione, non ha favorito la prevenzione delle aree maggiormente esposte alle fiamme. Il terzo è la consueta debolezza del Sud rispetto al resto del Paese che ha fatto il paio con l’incredibile inadeguatezza dello Stato centrale nel fronteggiare gli incendi (quantomeno quelli alle nostre latitudini e con la nostra orografia), a partire dal Caos e dalle norme Stringenti sulle priorità di intervento. Emblematiche sono state le riunioni attivate dalla Prefettura con la Protezione civile nazionale e con l’esercito".

“A tal proposito - spiega ancora Zavettieri - non si può non registrare la disponibilità e l’attivismo degli uffici prefettizi di Reggio Calabria a qualsiasi ora del giorno e della notte che, purtroppo, nulla ha potuto contro le carenze di un Sistema di protezione nazionale fallace. Infatti quando bisognava partire verso il “fronte” anche i militari non sono riusciti a dare alcun contributo operativo, soffermandosi sulla necessità di effettuare sopralluoghi per l’individuazione di una strategia antincendio, ormai fuori tempo massimo. In quelle giornate, sotto l’effetto di un vero e proprio “bombardamento”, nessuna strategia, se non quella da attuare direttamente sul campo, avrebbe potuto essere studiata, si sarebbero invece dovute riunire tutte le forze: Calabria verde, vigili del fuoco, guardia di finanza, carabinieri, volontari, etc. per spegnere le fiamme. I sindaci delle aree maggiormente colpite ci hanno provato e ci stanno ancora provando con tutta l’energia, anche personalmente”.

L’attivazione delle ruspe dai comuni di Roghudi e Roccaforte del Greco (ancora oggi operative, con i ruspisti a lavoro in mezzo alle fiamme) era servita a bloccare il fuoco su tutti i versanti, purtroppo la carenza di uomini (in quella precisa fase) e lo sfinimento delle poche squadre di Calabria verde costrette a turni incredibili di 24 h continuative, hanno consentito la ripartenza di focolai. È qui che, senza grandi strategie, ma solo recandosi sul posto con mimetica e badile, i militari e tutti gli uomini di buona volontà avrebbero potuto definitivamente arrestare le fiamme.

“In qualità di presidente dell’associazione dei sindaci dell’area grecanica - conclude - il ringraziamento è per tutti i sindaci dei comuni più colpiti che si sono, con impegno, prodigati a difesa dei loro territori. Questa immane tragedia che sta devastando l’Aspromonte con effetti a catena inimmaginabili per il futuro segnerà il nostro territorio ormai compromesso per sempre.   

Il mio accorato appello a tutti coloro che potranno fare ancora qualcosa, agendo con perizia e buonsenso, è di raccordarsi con il dos di Calabria Verde e mettere a disposizione braccia, gambe e mezzi meccanici per salvaguardare ogni porzione possibile di vegetazione ancora non percorsa dal fuoco. L’esercito e la Protezione civile tornino sul campo attrezzati e si dimostri che ancora la Calabria e l’area grecanica sono risorse da tutelare  per l’Italia intera!”.

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