Sabato, 24 Luglio 2021

"Diacono", nella rete dei contatti del gruppo sgominato anche gli amici massoni | VIDEO

Il ruolo di alcuni degli indagati reggini nell'inchiesta dei Carabinieri di Vibo Valentia, sotto sequestro una scuola per mediatori linguistici

C’erano anche gli “amici” massoni nella rete costruita dall’organizzazione disarticolata, all’alba di oggi, dai carabinieri di Vibo Valentia con l’operazione “Diacono”. Una rete che, per gli inquirenti della Procura vibonese diretti dal procuratore Camillo Falbo, si poggiava sulle solide basi gettate dalla famiglia Licata attraverso l’accademia “Fidia” e su quelle del funzionario del Miur Maurizio Piscitelli.

Tutto per dare vita a quello che il gip Mario Miele definisce: “Una cospicua attività dedita al mercimonio, attraverso un complesso sistema di corruzione e, di titoli di laurea, crediti formativi ed attestazioni professionali per accedere ai pubblici concorsi; il tutto con l’avallo e la copertura dell’organo ispettivo deputato alla verifica della correttezza di tali procedure, ma anche dei livelli centrali del ministero dell’Istruzione”.

Corsi, abilitazioni a pagamento che, per chi li ottiene, fanno punteggio nei concorsi finalizzati al reclutamento dei docenti. Ma non solo. Il gruppo capitanato dalla famiglia vibonese si sarebbe attivato per “migliorare” la posizione concorsuale dei propri clienti, alcuni dei quali indagati nell’inchiesta “Diacono”.

Punto di riferimento del gruppo vibonese a Reggio Calabria, sarebbero stati, fra gli altri, Domenico Califano, giovane sindacalista del comparto scuola finito ai domiciliari; Pietro Amato, locrese di 39 anni capace di individuare i potenziali clienti e allargare la rete di affari e una scuola per mediatori linguistici della città dello Stretto che è stata posta sotto sequestro.

Per il gip vibonese, poi, Domenico Califano si sarebbe occupato di prodotte attestazioni Pekit (un tipo di certificazione che attesta competenze in ambito digitale e tecnologico, e rientra nel gruppo delle certificazioni informatiche riconosciute dal Miur), e dell’esercizio “delle sue funzioni di sindacalista a disposizione degli organizzatori del sodalizio”.

Fra le persone coinvolte nell’inchiesta, poi, ci sono anche un funzionario del ministero dell'Istruzione e il figlio. Si tratta di Maurizio Piscitelli, 56 anni, di Casalnuovo di Napoli, alto funzionario a cui spettava il compito di controllo e ispezione degli istituti di formazione accreditati dal Miur e già dirigente dell’ufficio VI ossia per l'Ambito territoriale di Reggio Calabria dell’ufficio scolastico Regionale per la Calabria. Insieme a lui è stato arrestato anche il figlio Christian, 24 anni. 

Ai due viene contestato il reato di associazione per delinquere. Secondo gli inquirenti, infatti, Maurizio e Christian Piscitelli sarebbero stati i promotori dell'associazione. Maurizio Piscitelli è stato dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Vibo Valentia, nonché dell'Atp, Ambito territoriale provinciale, ufficio dell'Usr, di Reggio Calabria e Cosenza. Secondo gli inquirenti, infatti, le "condotte illecite" emerse nell'ambito dell'operazione "sono state agevolate e rese possibili grazie alla corruzione di un alto funzionario del Miur, il quale è incaricato, fra l'altro delle attività ispettive e di controllo degli istituti provati accreditati al Miur”.

Dalle carte dell’inchiesta “Diacono”, come detto dal procuratore Camillo Falbo in conferenza stampa, emerge: «Un sistema drogato con l’immissione di migliaia di titoli, lauree e master falsi, causando un enorme danno per chi partecipava ai concorsi pubblici onestamente. Un po’ come se vendessero caramelle»

Si parla di
Sullo stesso argomento

Video popolari

"Diacono", nella rete dei contatti del gruppo sgominato anche gli amici massoni | VIDEO

ReggioToday è in caricamento