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Sanità reggina sotto la lente / Polistena

Ambulanze con medici ospedalieri, Amodeo: "Impossibile gestire tutto, aumenterà la fuga del personale"

L'allarme del primario di cardiologia a Polistena dopo la disposizione della sala operativa 118 sud già prevista da Azienda Zero

Era ottobre dello scorso anno quando il commissario straordinario Occhiuto presentò in Cittadella le 60 nuove ambulanze del servizio di emergenza urgenza regionale finanziate i fondi del Por 2014-2020; a febbraio 13 di questi mezzi sono stati acquisiti dall’Asp di Reggio Calabria e sono a disposizione, parcheggiati nella sede di via del Gelsomino. Il pensiero è stato quasi automatico: a cosa serviranno se continuano a mancare medici e infermieri?

La disposizione del dirigente del 118 sud era già prevista da Azienda Zero

La soluzione, che ha del paradossale, è stata disposta dalla sala operativa sud del 118 (che si occupa dell'area meridionale della Calabria, da Reggio a Catanzaro). In poche righe il direttore Francesco Andreacchi ha comunicato alle Asp e le aziende ospedaliere dei territori di competenza che al personale dei mezzi di soccorso dovranno provvedere gli ospedali impiegando un medico e un infermiere dei reparti per i trasferimenti da un presidio all'altro. Si sottolinea inoltre formalmente che l'unità potrà garantire ambulanze con il solo autista a bordo. Fino all'invio della nota forse non se n'era accorto nessuno, ma si tratta di una previsione del documento di riorganizzazione approvato con il dca 78/2024. Nel quale si legge proprio questo: "Vista la mancanza in tutta la regione di un sottosistema di trasporti intra e inter-ospedalieri e che gli stessi continuano ad essere affidati al sistema 118, bisogna prevedere la presenza di ambulanze di presidio che, con personale sanitario ospedaliero provvedano ai trasporti secondari, programmati o urgenti che siano, sotto la governance della centrale operativa". La struttura potrà smistare "un numero congruo di 30 mezzi di soccorso di tipo A con autista operativi h 24/12", senza nessun accenno a medici, infermieri e operatori sanitari. 

L'effetto della lettera di Andreacchi come atto ufficiale nel nuovo ruolo è stato scioccante, ma in realtà dal 5 marzo, data in cui è stata disattivata la centrale 118 reggina, nei fatti non è cambiato nulla. La convenzione sottoscritta l'anno scorso da Azienda Zero con l'Asp di Cosenza come capofila per la gestione del servizio stabisce anche l'utilizzo del personale ospedaliero per le operazioni di soccorso secondario con ambulanze e taxi sanitari. In particolare, poi, a Reggio Calabria con la precedente direzione gli ospedali erano stati destinatari di apposita indicazione, nell'ottica di un'assoluta priorità per l'esigenza di salvare vite umane rispetto all'impegno nei reparti. Il criterio, già noto ai destinatari, era che se la coperta è corta bisogna coprire innanzitutto chi senza un medico in ambulanza non può essere trasferito, e rischia di morire. Ma sappiamo che non è così semplice e in una sanità funzionante non dobvrebbe esistere gerarchia tra servizi. 

Esposto alla procura di Locri dopo il ritardo dell'ambulanza per la ragazza con crisi epilettica

Il caso più eclatante era stato quello dei mezzi di soccorso di seconda mano comprati dalla Regione Lombardia, ma sullo sfondo c'è una routine di carenze croniche con le ambulanze ferme perché senza personale o in viaggio per lunghi chilometri dal posto più vicino da cui attingere disponibilità. Gli episodi clamorosi che segnano lo storico del suem reggino, soprattutto in territori critici della provincia, restano attuali e frequenti. Qualcuno ha contorni da film distopici, altri sono tristemente abituali.

Una donna di Palmi che per la patologia di obesità necessitava di un’ambulanza bariatrica per il trasporto al Gom ha dovuto spostarsi a bordo di un furgone dei vigili del fuoco attrezzando una barella in loro dotazione: l’unico mezzo di soccorso idoneo presente in Calabria è a Cosenza ed è dovuto giungere da lì rivelandosi poi non efficiente; una mamma di Gioiosa jonica che aveva contattato il 118 per una crisi epilettica della figlia ha visto arrivare l’ambulanza (da Polistena) dopo 4 ore e un solo infermiere a bordo, che non ha potuto neanche effettuare un elettrocardiogramma in assenza il medico necessario per la lettura del tracciato. Un evento che avrebbe potuto mettere in pericolo la vita della ragazza e per questo Simona Coluccio ha deciso di presentare una denuncia-querela alla Procura di Locri, assistita dall’avvocato Pino Mammoliti, presidente della sezione locrese del Tribunale per i diritti del malato e del cittadino.

Sono soltanto i casi resi pubblici dalla cronaca ma ce ne sarebbero molti altri, quasi all'ordine del giorno. La disposizione del 118 sud ha già suscitato reazioni di dissenso e un intervento della garante regionale della salute di capire con il dirigente quale impatto avrà l'utilizzo dei medici e infermieri ospedalieri, già al lumicino e oberati di lavoro, anche per i trasferimenti.

Amodeo: "Decisione assurda, non potremo gestire reperibilità anche per i trasferimenti"

Vincenzo Amodeo, direttore dell'unità operativa complessa di cardiologia dell'ospedale di Polistena è stato il primo a portare all'attenzione il provvedimento e non usa mezzi termini. Per il presidio polistenese sarebbe un carico insostenibile: "Gli organici dei reparti sono già inadeguati rispetto all'utenza, e in particolare soffriamo nell'urgenza, le rianimazioni e la terapia intensiva cardiologica. Con questa carenza cronica di personale sarebbe impensabile gestire sia i degenti che i trasferimenti".

L'assorbimento delle liste d'attesa e le agende esterne Cup hanno mandato ancor di più in affanno gli ospedali, e la situazione del reparto di cardiologia di Polistena è particolarmente critica. Continua Amodeo: "Siamo una delle poche unità che sul territorio esegue la cardiostimolazione con strumentazioni all'avanguardia che ci hanno reso centro di eccellenza regionale, e abbiamo una reperibilità h24. Se pensiamo alla mattina, fascia oraria con più presenze, nella migliore ipotesi siamo tre medici, di cui uno perennemente in sala cardiostimolazione, e gli altri in attività ambulatoriali e consulenze nel pronto soccorso... per rendere l'idea dico soltanto che nel 2023 abbiamo fatto 5300 consulenze. Poi ci sono da seguire i pazienti ambulatoriali esterni. Pomeriggio o notte il medico è invece da solo, la prospettiva che debba effettuare anche i trasferimenti è tremenda ... abbiamo già carichi pesantissimi ma con grandi sacrifici li gestiamo. Cosa dovremo fare, garantire la reperibilità anche per le ambulanze?"

Amodeo Vincenzo

Un altro punto critico è la terapia intensiva cardiologica: "Non avendo l'emodinamica siamo costretti a dirottare fuori i pazienti con sindrome coronarica acuta, e se ora anche questo lavoro aggiuntivo dei trasferimenti ricadrà sui nostri medici, da qui a breve assisteremo un ammutinamento, e la fuga già in atto dai reparti esploderà. A queste condizioni nessuno sarà disposto a stare con i pazienti acuti". E c'è un risvolto non considerato nella disposizione eppure concreto: l'assicurazione non copre i medici per eventuali incidenti nell'attività di trasferimento, esponendoli a rischi e ulteriori responsabilità.

II piano dei fabbisogni 2024 dell'Asp reggina con zero nuove assunzioni

L’Asp reggina ha appena pubblicato il piano dei fabbisogni e le assunzioni 2024 e per la rete emergenza-urgenza, in applicazione del dca 78/2024 di Occhiuto, sono state confermate le esigenze del 2022, equiparandone il personale a quello ad esaurimento fino alle definitive indicazioni regionali. La premessa, per tutto il personale, è che la Regione Calabria non ha ancora definito il tetto di spesa per il personale per l’anno 2024.

Per il suem a fronte di un fabbisogno totale di 290 unità e senza previsione di nuovi assunti né di stabilizzati, la dotazione potenziale è di 182 (quella in organico meno 4 dipendenti cessandi) per un costo di 9.968.447,79 euro. Un numero che comprende 53 medici, 97 infermieri e 37 autisti, un centinaio in meno di quelli necessari. 

Nella riorganizzazione del commissario straordinario, per tutta la Calabria si stima un numero di ambulanze di presidio, ospedali hub, spoke, pronto soccorso e ospedali di montagna o zona disagiata pari a 30 mezzi di soccorso di tipo A con autista operativi 24-12 ore e l'insidiosa clausola del "personale ospedaliero". Ambulanze acquistate con risorse del sistema sanitario regionale ma anche da soggetti privati accreditati. Sarà la governance della centrale operativa unica del 118 a utilizzare il parco mezzi in base alle esigenze. E lo faranno sulle spalle larghe degli ospedali.

Il modello progetta una rete con l’impiego di mezzi di soccorso di base, gestiti in convenzione dagli enti del terzo settore (ad esempio la Croce Rossa), mezzi di soccorso avanzato su ruote, elisoccorso ed eliambulanze. Emerge, per sopperire alla carenza di personale, pure lo scenario della telemedicina con il supporto medico all’equipaggio di soccorso in modalità on line nei casi in cui non ci sia l’intervento diretto del medico sul posto.

Nel territorio di Reggio le tabelle prevedono un incremento dalle attuali 13 a 41 ambulanze con un medico e un infermiere a bordo. Quelli, ormai si è capito, a cui si sopperirà attingendo dagli ospedali allo stremo. O forse ad altri professionisti cubani. 

Piscioneri: "La rimodulazione del 118 penalizza i territori e non è gestibile"

"Questa rimodulazione del 118 sta penalizzando i territori e soprattutto la città metropolitana reggina", commenta Romolo Piscioneri, segretario generale Cisl Reggio Calabria. "Come Cisl non amiamo il centralismo: non corrisponde automaticamente a un miglioramento del servizio e toglie alle aree territoriali ogni prerogativa di organizzazione. Inoltre Azienda Zero non è evidentemente in grado di gestire questo tipo di complessità, che si ripercuote sulla pianta organica di medici e infermieri, che sono anche andati incontro a una mobilità senza previa concertazione sindacale". 

La riduzione delle macroaree da tre a due tagliando soltanto Reggio, step successivo alla delega all'Asp di Cosenza per il coordinamento regionale, incide ovviamente anche sui fabbisogni. E' sempre la struttura bruzia a gestire la prossima immissione in servizio di circa 70 dipendenti per tutta l'emergenza-urgenza calabrese, con una parte a valere sulla città metropolitana di Reggio Calabria ("che ancora non soddisfa le esigenze", precisa Piscioneri). Domani per i sindacati è in calendario un tavolo con il commissario Occhiuto per fare una ricognizione sui vincitori di concorso da contrattualizzare, e da quella riunione uscirà un orientamento sui futuri organici locali. Dividendo pani e pesci, sapremo quante unità saranno destinate al suem nella provincia reggina.

"Alla luce della rivisitazione della rete operata dal commissario - dice il segretario provinciale Cisl - rileviamo che non si può assolutamente improvvisare a fronte di una migrazione sanitaria da 330 milioni di euro all'anno. Le priorità sono altre: nuovo personale e potenziamento di impianti e tecnologie, risanamento delle strutture con la messa a norma e soprattutto mai pensare con leggerezza a dimensionamenti o soppressioni". 

Nessuno vuole lavorare nel 118 e il fenomeno peggiorerà ancora

Un tema, quest'ultimo, che comprensibilmente preoccupa anche Amodeo per le ombre sul futuro dello spoke di Polistena. "Ormai lo hanno capito tutti - dice il primario - e se l'obiettivo è quello di smantellare l'esistente per il progetto del nuovo ospedale della Piana, anche questo obbrobrio dei trasferimenti effettuati dai medici ospedalieri appare come l'ennesimo specchietto per le allodole".

Sull'arrivo di nuovo personale le illusioni sul territorio sono poche: "Quello che fanno è soltanto aggiungere piccole gocce di sangue a un paziente anemico, a cui invece serve una trasfusione. I contentini sono inutili, bisogna creare nuovi organici per medici, infermieri e ooss in base ai fabbisogni, e se parliamo di Lea deve essere compreso il trasporto del paziente acuto. Un medico che ha turno di notte non può allontanarsi - conclude Enzo Amodeo con parole crude e inequivocabili - ma al malato con infarto dobbiamo riossigenare il muscolo entro 6 ore dall'evento acuto, che è una patologia tempo dipendente. Saremo costretti a fargli firmare una liberatoria avvertendolo che a breve potrebbe morire perché non c'è nessuno per il trasferimento?"

Messa ora nero su bianco dalla lettera del dirigente, la questione è già diventata una pentola in ebollizione e non si escludono iniziative giudiziarie contro il provvedimento. L'Asp non si è fatta viva e a farsi sentire sarà probabilmente soltanto chi rappresenta il personale ospedaliero che ha superato il limite dell'umana sopportazione. La fuga in atto dal 118 è speculare alla mancata risposta a concorsi per questo comparto: in Calabria nessuno vuole lavorare qui con indennità bassissime, rischi personali e ritmi lavorativi da supereroi. Invece sono medici e infermieri, e hanno esaurito la scorta dei loro poteri. 

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