Sabato, 20 Luglio 2024
Sanità reggina sotto la lente

La missione dei medici di base, tra zone carenti e delicati rapporti umani

Continua il viaggio di ReggioToday nel mondo della sanità provinciale. Abbiamo parlato con il dottor Scordo, che ci racconta il lavoro nell'assistenza primaria

E’ l’avamposto della professione, l’anello di congiunzione tra le cure ricevute dalle persone più vicine alla sfera personale e quelle strettamente sanitarie. Tecnicamente si chiama medicina generale, ma nel lessico comune quello a cui si rivolge quando si sta male resterà sempre identificato come il medico di ‘famiglia’. Punto di riferimento basilare e argine agli accessi indiscriminati al pronto soccorso, l’assistenza primaria nel territorio dell’Asp reggina deve fare i conti con un affanno di organico ancora significativo.

Anche per il 2024 restano molte zone carenti nei distretti di Reggio e jonico

Per l’anno 2024 le zone carenti individuate dall’azienda sanitaria nei vari distretti sono 26. Con l’unica eccezione nella fascia tirrenica, dove la copertura c’è, nel restante territorio molte sono prive di medici del ruolo. Nel distretto di Reggio Calabria, in cui è stato aperto un ulteriore studio nel comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte ma senza titolare, ci sono 15 postazioni vacanti: oltre a quella di Sant’Eufemia, 6 a Reggio, 2 a Villa San Giovanni, 2 a Melito Porto Salvo, e una nei comuni di Montebello jonico, Chorio di San Lorenzo, Cardeto e Calanna. Nel distretto jonico, invece, alle 11 zone carenti per il 2024 si aggiungono le tre dello scorso anno, ancora non assegnate. Numeri a cui si sommano le quattro zone carenti straordinarie di pediatria di libera scelta a Taurianova e Polistena (distretto tirrenico), Locri e Bovalino (ionico).

Il 9 maggio scorso è stato indetto un avviso pubblico per la formazione annuale di una graduatoria di disponibilità aziendale: verrà utilizzata per il conferimento di incarichi temporanei e di sostituzione di medici di assistenza primaria ruolo unico a quota oraria e a ciclo di scelta. Il bando è senza scadenza. Parallelamente, Lucia Di Furia, direttrice generale dell'Asp, ha annunciato la prossima immissione in servizio di 80 nuove unità di medicina generale, parlando di recupero del gap preesistente: in ogni caso, la dg ha precisato che si tratta di tutti i medici che ad oggi l'azienda ha poturo assumere.

Il dottor Pietro Scordo, che lavora in studio e anche nella aft (aggregazione funzionale territoriale) autonoma Sud di via Sbarre Centrali, spiega: “Su Reggio mancano ancora una ventina di medici ma si sta provvedendo alla copertura, l’esigenza della medicina di base è sempre tenuta nella massima considerazione”. E non è un settore da cui si scappa né disertato dai giovani, precisa il dottore. “Non so perché ci sia questo pregiudizio, io invece vedo interesse verso questa specializzazione”. Un dato di fatto, anche nella nostra città e soprattutto nelle periferie, è l’avvicendamento di sostituti che abbandonato dopo pochi mesi esprimendo difficoltà nel rapporto con i pazienti. L’utenza massimalista spesso scoraggia, rendendo ancora forte il divario tra domanda e offerta nella provincia reggina. “E’ un lavoro particolare – continua Scordo – noi siamo sempre in prima linea, abbiamo un contatto immediato con il malato che può presentare ansia perché in quel momento sta male. Dobbiamo essere capaci di tranquillizzarlo e gestirlo: io non ho mai avuto problemi, non so se sono fortunato ad avere pazienti con un comportamento sempre corretto o se è anche un po’ merito mio ad averli in un certo senso educati in questo tipo di rapporto”.

Scordo: "Siamo in prima linea e impariamo a gestire il contatto immediato con i malati"

Il dottor Scordo ha iniziato a lavorare undici anni a fa in Piemonte ed è rientrato a Reggio nel 2019, è sempre stato in servizio nell’assistenza primaria e anche in guardia medica notturna. “Tra nord e sud – spiega - ho notato soltanto differenze di tipo culturale nell’approccio che i pazienti hanno con noi.  Lì c’è una tendenza quasi di soggezione, le persone hanno un po’ di timidezza nel rivolgersi troppo spesso temono al medico, come se pensassero di disturbare. A Reggio il rapporto che si crea è molto più diretto e amichevole… e ovviamente questo comporta pro e contro, perché bisogna equilibrare l’aspetto umano e quello professionale”.

Una stanza nella Aft di Sbarre centrali

Il medico reggino sta partecipando anche all’attività della Aft, un’esperienza ritenuta positiva e che nell’evoluzione della medicina generale diventerà strutturale: “Credo che le Aft costituiscano un miglioramento della nostra professione sia per noi che a vantaggio dell’utenza perché i pazienti hanno sempre un medico a cui rivolgersi anche fuori dall’orario di studio. Questo evita l’accesso indiscriminato al pronto soccorso, che è uno degli aspetti più critici della nostra sanità”.

A proposito di utenza, con l’arrivo della telemedicina, le strumentazioni tecnologiche e il nuovo modello delle aggregazioni, è cambiato anche il target del paziente tipo che si rivolge al medico di base recandosi di persona a farsi visitare? Di solito nella sala d’attesa ci sono soprattutto anziani, l’età media si è abbassata? “Io lavoro con pazienti di ogni età, e ci sono anche i più giovani che lasciano il pediatra per scegliere il medico di base. Certamente gli anziani sono una categoria fragile e per questo, al di là delle emergenze, di norma li vedo due volte al mese, per una questione anche di controllo e prevenzione”.

La gestione della spesa farmaceutica e l'appropriatezza prescrittiva

L'unica criticità segnalata da Scordo riguarda il tema delle spese farmaceutiche e di prestazioni sanitarie: "Su questo c'è ancora un eccesso di burocrazia, dovuta al controllo che le aziende sanitarie devono esercitare per rientrare entro il tetto consentito. E' sicuramente giusto stare attenti a quello che si spende ma questo aspetto è un po' limitante per la professione". A parlarne nel corso di un incontro informativo con medici e rappresentanti della Fimmg è stata di recente la stessa Di Furia, citando la cosiddetta "appropriatezza prescrittiva", che segue alcune regole ma anche il buon senso e discernimento del medico. Ad esempio prescrivendo il farmaco meno oneroso riducendo il rischio che poi, superato il limite, non sia più disponibile per altri pazienti, o valutando la stringente necessità di esami diagnostici o analisi del sangue, spesso richieste con leggerezza dagli utenti. 

"Il controllo su alcune specialità farmaceutiche molto costose è doveroso - conclude Pietro Scordo - e pure per le prestazioni specialistiche noi siamo i primi a far comprendere al paziente quando non siano necessari. Anche per l'utilizzo dei farmaci i pazienti vanno accompagnati ed educati. Da parte mia certamente non prescriverò mai un esame inutile, ma non bisogna neanche arrivare all'estremo opposto, cioè che si privilegi il risparmio di qualche euro e un medico debba reprimersi se ritiene che quella prescrizione serve per la salute del paziente". 

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