Il pm Musolino boccia i commissariamenti: "Fallimento a tutto tondo"

Il magistrato della Dda reggina, dai microfoni di "In vivavoce" su Radio 1, è intervenuto dicendo la sua sullo scioglimento dei comuni e sul caos della sanità calabrese: "Per ripartire è necessario l'azzeramento del debito"

Stefano Musolino

“I commissariamenti in Calabria sono stati un fallimento a tutto tondo, nella sanità così come nei comuni. Il problema in questa regione è di una cattiva politica più che di una opprimente presenza della ‘ndrangheta”.  Stefano Musolino, sostituto procuratore della Direzione antimafia di Reggio Calabria, intervenendo ai microfoni di “Radio 1 in vivavoce”: la trasmissione radiofonica condotta da Eleonora Belviso e Claudio De Tommasi, ha bocciato la risposta “securitaria” dello Stato e messo in evidenza quelle che, dal suo osservatorio privilegiato, appaiono come le tare più pesanti di questa terra.

Una risposta che in Calabria, una terra segnata da tanti commissariamenti nelle amministrazioni pubbliche e dalla recente telenovela sulla guida della struttura commissariale della sanità, non ha dato i frutti sperati. Dopo le dimissioni di Cotticelli, quelle di Zuccatelli e quelle di Eugenio Guadio i calabresi attendono che il Governo trovi la quadra sul nome del nuovo commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario. Intanto Gino Strada ed "Emergency", dopo aver stretto un accordo con la Protezione civile, sono pronti a sostenere l'organizzazione in Calabria, una regione in cui diciotto nosocomi sono stati chiusi e cinque aspettano da anni di vedere la luce, di diversi ospedali da campo. 

Per Stefano Musolino, poi, la strategia dello Stato non ha fatto altro che far crescere, all’ombra dei commissariamenti, una nuova figura di burocrate: il “professionista dell’emergenza”. La discussione ha preso lo spunto dalle recenti vicende legate allo stato di difficoltà che si sta vivendo in Calabria a causa dell’emergenza Covid.

“La Calabria - ha detto Musolino - è in zona rossa non per il numero dei contagi, che è uno dei più bassi in Italia, ma per le insufficienze delle strutture sanitarie che nemmeno dieci anni di commissariamento sono riuscite a recuperare. Questi ci dimostra come l’azione repressiva, l’azione securitaria dello Stato spesso si riveli insufficiente e inefficace”.

Il sostituto procuratore della Dda reggina, poi, intravede due vie per un miglioramento dello stato di fatto ed il salvataggio del settore sanitario. La prima di resilienza con i calabresi chiamati a fare la propria parte per aiutare il cambiamento richiesto e atteso. La seconda più pratica che passa dall’azzeramento del debito che la Calabria ha nei confronti dello Stato.

“Se il territorio è povero - ha concluso Stefano Musolino - la ‘ndrangheta e la cattiva politica hanno gioco facile a fare il proprio tornaconto". E' importante ribadire, infine, che solo i calabresi possono salvare se stessi.

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