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L'intervista

Istinto creativo, cultura urbana e un podcast dove c'è anche la Reggio underground: il rap secondo Kento

L'artista racconta un momento personale intenso con album, singolo e nuovi progetti multimediali, attraversando i temi dell'antifascismo e il rapporto con la sua città e il Sud

E’ un periodo intenso per il rapper Kento, che a un mese dall’album Kombat Rap è fuori con un nuovo singolo, “Illegale”, e ha iniziato un tour con proiezione estiva che lo ha già visto esibirsi in luoghi trasversali, come la fiera Comicon di Napoli e il Salone del Libro di Torino, insieme a Dj Fuzzten e con l’apertura di MC 1989. Come era accaduto per il progetto “Barre” (nato dai laboratori negli istituti penitenziari minorili italiani e diventato un libro e uno street album), anche per “Illegale” la musica incrocia altre strade comunicative, in questo caso il podcast “Viaggio nella cultura urbana alternativa” realizzato da Emons Record e disponibile su varie piattaforme, tra cui Spotify e Google. Come nel videoclip del singolo, girato a Osaka e immerso in un’iconografia orientale che rende immaginifico il linguaggio della strada, Kento esplorerà l’anima urbana alcune città, compresa la sua Reggio Calabria, alla ricerca di visioni e idee di rottura con le convenzioni.

Secondo la critica, Kombat Rap è il tuo lavoro migliore e tu stesso hai dichiarato che segna una evoluzione della tua musica. In che senso?

“Da molti punti di vista è il mio lavoro più ambizioso ma anche più libero, nel senso che ho lasciato spazio all'istinto e alla creatività senza volermi far ingabbiare in schemi di genere musicale, di contenuto, di sound. A questo punto della mia carriera, deve essere la mia penna a fare da timone nel mare sconfinato della musica, e prendersi la responsabilità di dialogare con differenti tipi di suono, di ritmo, di liriche. Ho cercato di concentrarmi più su ciò che sono che su ciò che faccio”.

Nei tuoi lavori e soprattutto nell'ultimo ti sei aperto a varie contaminazioni – la più originale e riuscita quella con il blues afroamericano – e anche in KR collabori con artisti lontani dall'hip hop. Quale genere ti affascina se dovessi pensare di cambiare completamente? E' una cosa che ti intriga?

“Mah, il rap è un genere contaminato per definizione e già da parecchi decenni dialoga con tanti stili e suoni diversi. Diciamo che, nel mio caso, il rap non è mai stato un'isola ma è sempre stato accompagnato, ad esempio, dall'ascolto del reggae e dei cantautori italiani. Da parte mia, non ho mai pensato di cambiare genere e non ci sto pensando nemmeno adesso, ma sicuramente a livello di collaborazioni e di ispirazioni non mi precludo niente per il futuro”.

Tanti sono i temi militanti del disco, in particolare il singolo 'Non siete fascisti ma' arriva in un momento in cui sono preoccupanti certi rigurgiti di un passato che mette in imbarazzo la destra di governo. Da artista e da italiano come stai vivendo questo particolare periodo?

“Sicuramente non mi aspetto che da un momento all'altro ci impongano di vestirci con la camicia nera e cantare Giovinezza, ma allo stesso tempo vivo con preoccupazione il fatto che i diritti siano costantemente sotto attacco e ancora si torni a parlare di stupidaggini come la vergognosa e aberrante teoria della sostituzione etnica. Io per primo vorrei che l'antifascismo potesse rimanere nei libri di storia e che si riuscisse a guardare avanti ma, finché il potere non riesce a staccarsi dall'eredità di quel passato indegno e sconfitto dalla Storia, bisogna tenere ben alta la bandiera della Liberazione e la nostra Costituzione”.

Un altro scenario incerto e ostile per chi è nato a Sud è l'autonomia differenziata. Tu non vivi più a Reggio ma sei sempre legato alla tua città: come vedi il futuro della Calabria se davvero questa riforma fosse applicata secondo il testo di legge proposto? 

“Vivo con sospetto tutte le iniziative che vogliono differenziare tra regioni più ricche e più povere perché, nella maggior parte dei casi, sono le più povere a pagarne lo scotto, mentre le più ricche ne godono i benefici. Sinceramente speravo che questo tipo di approccio fosse morto e sepolto dai tempi di Bossi e compari, ma evidentemente a certi politici conviene tenere il piede in due scarpe, facendo i nazionalisti per chiedere i voti a Sud e allo stesso tempo i federalisti per foraggiare le ricche aziende del Nord...”

Di recente hai ribadito il tuo impegno contro il ponte sullo Stretto, e mi ricollego alla domanda precedente poiché questa fantomatica megaopera è sventolata come utopia di sviluppo sottraendo fondi che al sud servirebbero per ben altro. Cosa ne pensi?

“Il no al ponte è accompagnato da tanti sì, che sarebbero i sì allo sviluppo e alla tutela dei nostri territori, della nostra rete stradale e ferroviaria, della nostra economia, del sistema idrogeologico... Purtroppo progettare un'opera faraonica, una cattedrale nel deserto che foraggerebbe le mafie per decenni, è molto più semplice e di impatto che prendersi cura delle piccole opere, che sono quelle di cui veramente avremmo bisogno e che ci farebbero smettere di essere periferia d'Italia”.

Il singolo ‘Illegale’ racconta la strada e la cultura urbana che nasce e esprime i suoi fermenti in questo territorio underground. Ci sarà anche un podcast dedicato ad alcune città italiane, puoi raccontarmi la puntata ambientata a Reggio? Quali luoghi hai scelto di esplorare? 

“A differenza di tante narrazioni che, parlando di Italia, si fermano a Roma o, quando va molto bene, a Napoli, ho scelto di raccontare anche Reggio, a cui ho dedicato non una, ma tre puntate! Per adesso preferisco non svelare tutti i contenuti, ma uno te lo devo proprio dire: il movimento dello street basket a Reggio, che ovviamente passa dalla Viola ma anche da community come Reggio a Canestro, è una cosa bellissima della nostra città di cui si parla veramente troppo poco. Potevo lasciarmi sfuggire questa occasione?”

Un dibattito di questi giorni riguarda la capacità dell'intelligenza artificiale di produrre arte in serie e persino clonata (roba assurda, sembra che possa persino creare un testo narrativo con lo stile di un grande scrittore anche non vivente). Come autore ti senti minacciato? Pensi come ha ipotizzato qualche intellettuale, che sarà un mezzo per aumentare la mole di prodotti non originali a favore di gente che non ha una sua creatività?

“Assolutamente non mi sento minacciato né come artista né in alcun altro modo dalla tecnologia. Il problema è l'accesso alla tecnologia e l'utilizzo che se ne fa. Se lasciamo questi strumenti in mano alle grandi multinazionali e al pensiero unico, possono diventare un problema se non addirittura uno strumento di oppressione. Se riusciamo (e qui sicuramente ci vuole l'intervento normativo degli Stati e realtà sovranazionali) a renderli pubblici e democratici, allora possono davvero essere un'opportunità unica per il progresso. Questa è una sfida che, con i social network, è già stata persa, ma forse è vero che in pochi si potevano aspettare che il fenomeno sarebbe esploso a questi livelli: sui temi dell'intelligenza artificiale non abbiamo scuse e bisogna muoversi per tempo”.

Sei mai stato tentato dalla partecipazione a un reality show o l'esperienza dei contenuti web? Rispondimi con onestà: se avessi bisogno di un rilancio o visibilità andresti in un postaccio come l'Isola dei Famosi o nella Casa del Grande Fratello Vip?

“Non credo che quelli siano i miei palcoscenici né sinceramente che lo saranno mai. Non mi troverei a mio agio e non sarei in grado di produrre dei contenuti interessanti per lo spettatore di quel tipo di trasmissioni. C'è stato invece qualche contatto per farmi fare da giudice presso alcuni talent: per adesso le proposte non mi convincevano e ho preferito declinare. L'idea in sé mi divertirebbe ma, se non ho carta bianca relativamente ai contenuti, non vado certo a fare la marionetta”.

Il tuo tour passerà da queste parti?

“Assolutamente sì, stiamo parlando di un evento particolarmente importante per fine estate ma purtroppo non posso dire niente finché non è confermato...”

So che stai lavorando a un progetto con Ilaria Cucchi, di cosa si tratta?

“Stiamo lavorando a una serie di eventi sul tema dei diritti dei detenuti e sul ruolo stesso del carcere minorile in Italia, un'istituzione che andrebbe definitivamente superata. Il primo evento si è tenuto ad Ivrea il mese scorso ed è stato un grande successo, e per me un'emozione ancora più grande essere sul palco con Ilaria. A breve annunceremo anche le prossime tappe, naturalmente il Sud non verrà trascurato”.

Reggio sta attraversando l'ennesimo momento difficile e c'è un malcontento cavalcato dalla strumentalizzazione politica ma obiettivamente reale perché la gente è stanca di spazzatura, disservizi e crisi. Da quello che vedi quando sei qui, pensi che alle prossime elezioni potrebbe tornare al governo la destra? Quale tipo di proposta politica secondo te potrebbe far ritrovare fiducia ai reggini?

“I problemi sono oggettivi e gravi anche perché, dopo quanto è successo con Scopelliti, c'era ancora più bisogno di un'amministrazione autorevole e del tutto ineccepibile. Quindi ora è normale aspettarsi che la destra rialzi la testa, e anche le persone in gamba che hanno fatto parte in un modo o nell'altro dell'amministrazione Falcomatà ne pagheranno le conseguenze. Da parte mia, non vedo futuro all'interno del centrosinistra istituzionale, ma all'interno dei movimenti, dei territori, della società civile, della Reggio che lotta e resiste”.

Sei negli anni della maturità, cosa vedi nel tuo futuro privato? Cosa ti manca e di cosa sei soddisfatto?

“Personalmente è un gran bel periodo, con molti spunti e tantissime cose che succedono in giro per l'Italia... infatti sono quasi sempre su un aereo o su un treno, anche in questo momento in cui ti rispondo. L'oggi non mi piace del tutto ma sicuramente mi incuriosisce molto, e cerco di esserne parte attiva, per contribuire a creare un domani migliore, più umano, più creativo”.

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