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Mercoledì, 24 Aprile 2024
Solidarietà

Knit Cafè, lavorare ai ferri per aiutare gli altri e creare legami speciali

L'esperienza delle volontarie dell'associazione Cuore di Maglia, che realizza capi destinati ai neonati prematuri dell'ospedale

Hanno iniziato due anni fa, rispondendo a un appello su Facebook, e oggi sono circa una sessantina. Tutte donne o quasi, età diverse ma spirito comune, quello di mettere a disposizione il proprio tempo per un fine sociale e fare del bene. Scoprendo, come sempre accade, che il bene ritorna, arricchisce, migliora la vita.

Stamattina dalle 10 alle 12 le volontarie reggine dell'associazione nazionale Cuore di Maglia, nata per creare ai ferri capi per i bambini prematuri dei reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali, saranno presso l'asilo "Insieme per fare" in via Dalmazia per il secondo appuntamento dello knit café, ritrovo dove attorno a un tavolo nasceranno cappellini, copertine, calze e scarpette di maglia destinati ai più piccoli degenti del Gom. Stavolta però l'invito è aperto a tutta la cittadinanza perché si svolgerà un corso base di uncinetto e ferri per chiunque voglia imparare. 

Fuori dal calendario delle iniziative esterne, alcune di loro trascorrono pomeriggi di lavoro presso la sede di Corredino Sospeso, progetto dell'associazione Pandora legato a Cuore di Maglia nella figura di Simona Argento - che ha il doppio ruolo di delegata per Reggio e Messina e presidente di Pandora. Insieme alla responsabile Elisabetta e l'assistente Maria, che organizzano le attività, nello spazio esiguo - appena 42 metri quadrati - ma caldo e accogliente, tra pile di scatole di plexiglass con il marchio del Corredino,  troviamo Concetta, Loredana, Valentina e Antonella. L'atmosfera è di palpabile serenità. Vedere queste donne muovere velocemente le dita dando forma a trame di lana colorata, tra cartamodelli e gomitoli, suscita istintiva voglia di sedersi accanto a loro e partecipare.  

Le indicazioni sui capi da produrre arrivano dall'ospedale, in base alle esigenze della Tin, mentre l'associazione nazionale fornisce modelli tecnici registrati con le misure adatte ai neonati prematuri. "Rispettando quei formati - spiega Elisabetta - poi il bello è poter dare libero sfogo alla fantasia, personalizzare i prodotti con colori e punti diversi, ognuna esprime la sua creatività".

La maglia per aiutare gli altri ma anche il proprio benessere

Ma se l'obiettivo finale dell'attività è la beneficenza, poi la passione di una si trasmette all'altra e accendono gioiosi momenti di benessere personale. Concetta, 70 anni, commercialista in pensione, lavorando a maglia nel gruppo ha scoperto qualcosa d'importante. "Ho smesso di lavorare da quattro anni - racconta - e all'improvviso mi sono ritrovata con tanto tempo libero. Sono socievole, amo la compagnia e ho una famiglia numerosa che io chiamo piccola tribù, con marito, tre figli e cinque nipoti dunque non ho mai provato la solitudine. Dopo la pandemia ho sperimentato per la prima volta la tristezza e quel periodo ha coinciso anche con la sensazione di aver perso di vista la mia persona, di aver perso qualcosa di me".

Il lavoro ai ferri è stato rigenerante per Concetta, che dice ancora: "E' un'esperienza che mi ha fatta sbocciare nuovamente come un fiore... ora capisco perché da piccola vedendo le signore della parrocchia le definivo ragazze, sì, siamo tutte ragazze quando ci sentiamo piene di energia e la condividiamo. Fare qualcosa per gli altri - conclude - è terapeutico. Quando lavoro a maglia mi capita di immaginare gli esserini a cui stiamo regalando questi capi e pregare per loro, che lottano per la vita".

Le volontarie Loredana e Concetta

Loredana, insegnante anche lei in pensione, ha imparato a lavorare ai ferri in famiglia: "E' una cosa comune tra le donne della mia età, abbiamo fatto la maglia con le nostre mamme e poi molte hanno continuato. Io ad esempio realizzavo anche cose che mi chiedevano le amiche, solo per divertimento. Avevo abbandonato questa abilità e ora l'ho riscoperto e mi piace ancora moltissimo". Ma non è roba vintage, anzi tra le volontarie ci sono molte giovani, spesso avvicinate alla maglia da madri e nonne. "Non mi sento anziana - dice Loredana - un termine che non sopporto riferito a persone di 70 anni! I tempi sono cambiati, come si fa a dire che una settantenne è una nonnetta, come spesso si sente in televisione e sui giornali. Siamo donne, punto". 

Valentina ha molti anni in meno delle compagne di maglia ma sa usare benissimo i ferri: "Sono molto curiosa per carattere, da bambina guardavo quello che facevano mia madre e mia nonna, e mi sono cimentata perché mi piace apprendere sempre cose nuove. Però sono anche incostante, tendo a mollare a metà e cambiare. Stavolta ho deciso di mettermi d'impegno per ritagliarmi il tempo per venire qui, aiutare e imparare". Vorrebbe coinvolgere anche il suo compagno - sarebbe il secondo uomo del gruppo insieme a un marito che dà una mano della preparazione dei pacchetti. "Gli piacerebbe - dice - ma è un po' timido perché siamo tutte donne, ma prima o poi sono certa riuscirò a convincerlo"

Maria, ad esempio, è entrata nella comunità di Cuore di Maglia grazie alla figlia, già volontaria: "Mi vedeva lavorare ai ferri sul divano e me lo ha proposto. Oltre all'interesse per la maglia, dedicare tempo agli altri mi rende tutto ancora più piacevole". Antonella conferma: "Lavorare con uno scopo, rendersi utili per aiutare chi ne ha bisogno è speciale. Io sono sempre stata di animo altruista e in particolare verso i più piccoli, che sono indifesi e mi ispirano protezione".

Iniziativa che si allarga alle parrocchie e presto alle periferie

Le volontarie tengono a sfatare lo stereotipo secondo cui il lavoro a maglia è demodè e non attrae i giovani. "Negli incontri del sabato siamo tantissime - afferma Elisabetta - e c'è uno scambio di saperi tra diverse generazioni". Uno scenario che potrebbe ricordare il romanzo "Una trama di fili colorati" della scrittrice americana Whitney Otto, dove alcune donne creano un circolo della trapunta nel quale entra anche la nipote di una di loro, che sta scrivendo una tesi di laurea sull'artigianato femminile e inizia a lavorare a una coperta variopinta. "Tra noi traspare armonia - continua Elisabetta - non è solo un lavoro solidale ma un momento in cui senza obblighi né doveri ci si ritaglia spazio personale, e c'è voglia di condividerlo e stare insieme, si creano amicizie". 

Per far parte del gruppo basta contribuire portando due gomitoli di lana merino, la semplice forma di autofinanziamento ideata da Cuore di Maglia. Ed è una rete che si allarga all'esterno: qualche mese fa nel mercato del venerdì a Botteghelle uno dei commercianti ha dato la sua disponibilità per raccogliere la lana che si vuole donare alle volontarie dell'associazione. 

Lo Knit café sarà anche itinerante nelle parrocchie, sia con l'appuntamento fisso del mercoledì mattina presso la parrocchia del Santuario di San Paolo alla Rotonda che iniziando con l'incontro di sabato 18 marzo che torna nel salone della chiesa del San Salvatore, a cui ne seguiranno altri. "Dalle chiese ci è stato chiesto di favorire l'aggregazione - conclude Elisabetta - soprattutto per le donne di età matura che, fuori dal tempo dedicato alla famiglia, non lavorando più sentono l'esigenza di tenersi impegnate e di ritrovare un contatto con i loro interessi. Ma vorremmo organizzare questi incontri anche nelle periferie, dove ci sono poche occasioni di socializzazione". 

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