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Una protesta di lavoratori precari

Una protesta di lavoratori precari

L'appello dei precari calabresi: "Per noi il futuro è sempre più buio, ora stabilizzateci"

La lettera di un gruppo di lavoratori impiegati presso gli enti locali che, da anni, aspettano di vedere riconosciuta la propria professionalità, l'appello alla politica: "Si attivino immediatamente per aumentare i fondi stanziati"

"Siamo un nutrito gruppo di lavoratori della legge regionale 15/2008, quasi 600 unità in tutta la Calabria di cui 38 in servizio presso il comune di Reggio Calabria, da 15 anni precari della Regione Calabria e da 11 in utilizzo presso gli enti utilizzatori (comuni), siamo impiegati a svolgere mansioni diverse e diamo una grossa mano d'aiuto tenendo in piedi molti settori dell'amministrazione comunale che si trova attualmente con una pianta organica carente (verde pubblico, uffici amministrativi, settore ambiente con la figura degli Ispettori Ambientali addetti al controllo del corretto conferimento in tema di rifiuti, della conduzione dei cani e con potere sanzionatorio)”. Inizia così un lunga lettera di un gruppo di lavoratori precari che, così facendo, vogliono portare ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica la loro problematica.

“Purtroppo - si legge ancora nella missiva - ci ritroviamo ancora ad oggi nel 2021 in una situazione molto precaria, instabile ed incerta in quanto: timbriamo regolare tesserino prestando servizio per 6 ore giornaliere e 120 mensili come veri lavoratori ma risultiamo essere disoccupati; non abbiamo alcun tipo di contratto lavorativo; abbiamo ritardi nei pagamenti a volte anche di due mesi; non abbiamo contributi previdenziali neanche figurativi e non percepiamo assegni familiari. Percepiamo un sussidio LSU che risulta essere così suddiviso: 80 ore base più 40 di integrazione e non riusciamo a capire tale motivazione soprattutto in virtù delle tante penalizzazioni che già ci ritroviamo sulle spalle. Cosi facendo ci tocca recuperare le ore integrative delle giornate di ferie, malattia, permessi, visite specialistiche, lutti ecc...pena la decurtazione degli emolumenti”.

Quella raccontata dai precari è una sorta di piccola odissea burocratica. “Rientrati a pieno titolo nella legge regionale 1/2014 "indirizzi volti a favorire il superamento del precariato” - spiegano - ci troviamo di fronte alla volontà del nostro Ente Utilizzatore di stabilizzarci tanto che ha partecipato alla manifestazione d'interesse pubblicata dalla Regione Calabria e ha attuato tutte le procedure a ciò finalizzate, le spettanze per tre anni dovrebbero essere a carico della Regione che purtroppo ha impegnato/storicizzato delle somme esigue (9200€ annui per ogni lavoratore), ci ritroveremo così dopo tanti anni di precarietà, ad avere un contratto, ammesso che questo avvenga, di 13 max 15 ore settimanali e un compenso nettamente inferiore rispetto a quello attualmente percepito di circa 900,00€ da questi bisogna togliere le relative trattenute (compenso Lsu/Lpu) con gravi ripercussioni sulle singole famiglie che negli anni hanno fatto progetti, finanziamenti, mutui...e si ritroveranno così ad avere si un inquadramento, ma a percepire uno stipendio di circa 600,00€, forse anche meno, nettamente inferiore rispetto a quanto è previsto per i disoccupati percettori del reddito di cittadinanza, con la differenza che noi forniamo un pubblico servizio”.

A queste affermazioni segue un interrogativo pesante: “Perché la Regione Calabria in tutti questi anni ha trovato, trova e spende milioni di euro anche a fondo perduto per qualsiasi operazione e non ha mai trovato le somme aggiuntive per aumentare i fondi dei lavoratori della legge 15/2008 per come aveva sempre promesso? Perché tra i vari precari c'è disparità e differenza delle somme stanziate/storicizzate?  Perché passano mesi, anni e nonostante le varie promesse di stabilizzazione proclamate a mezzo stampa con fissazione anche di date certe sulla fine del precariato che vengono rinnovate di volta in volta la situazione rimane sempre invariata?”.

Infine, i precari lanciano un appello. “Chiediamo a tutti i politici di attivarsi immediatamente per aumentare i fondi stanziati perché i 9.200€ annui sono una vera e propria miseria e di equipararli per lo meno a quelli delle altre categorie di precari 11.157€ in modo da non fare discriminazioni e  disparità, agli enti utilizzatori, magari, di venirci incontro aggiungendo ulteriori fondi visto e considerato che parecchi dipendenti sono andati in pensione per anzianità o quota 100 in modo da avere un contratto lavorativo dignitoso e per continuare a dare il nostro contributo all'ente per più ore settimanali. Dopo così tanti anni di precarietà siamo stanchi di aspettare, vogliamo una svolta imminente e condizioni contrattuali dignitose, in alternativa saremo costretti a manifestare il nostro dissenso”.

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