rotate-mobile
Mercoledì, 25 Maggio 2022
Confcommercio

Legalità ci piace, arriva l'analisi sui fenomeni criminali sulle imprese

Labate: "Il contrasto ad ogni forma di abusivismo e di malaffare è al centro della nostra azione. Fondamentale fare rete"

 “Legalità, ci piace”  è momento di analisi, denuncia e sensibilizzazione sulle conseguenze dei fenomeni criminali sulle imprese che Confcommercio, ogni anno, realizza sui territori.

“Oggi - dichiara il presidente di Confcommercio Lorenzo Labate – nell’ambito di un tavolo virtuale nazionale abbiamo avuto modo di confrontarci con molte altre realtà italiane per condividere dati, numeri, buone prassi, ma anche sensazioni ed esperienze strettamente collegate alla diversa incidenza dei fenomeni criminali nei territori.

Soprattutto in un contesto come il nostro - continua Labate - l’attenzione su questi temi deve rimanere massima poiché i fenomeni come contraffazione, abusivismo, pirateria, estorsioni, usura, infiltrazioni della criminalità organizzata, furti, rapine, corruzione alterano la concorrenza, comportano la perdita di fiducia degli operatori e la diminuzione degli investimenti. Impattano pesantemente sul sistema economico-sociale, fanno chiudere le imprese oneste, fanno perdere posti di lavoro, non tutelano i consumatori, riducono la sicurezza pubblica e naturalmente alimentano la criminalità organizzata. Si stima che l’illegalità a livello nazionale costi alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi quasi 31 miliardi di euro e mette a rischio circa 200mila posti di lavoro”.

Sulla scorta dell’indagine sull’impatto della criminalità per le imprese del terziario realizzata dall’ufficio studi confederale è il direttore di Confcommercio Reggio Calabria Fabio Giubilo a fare il quadro della situazione a livello locale comparata con i “numeri” nazionali: a livello nazionale quasi il 12% delle imprese del terziario di mercato ha percepito un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2021 con il Sud che registra, tuttavia, una percezione nettamente più levata e vicina al 17%. L’usura è sicuramente il fenomeno criminale in maggior crescita per gli imprenditori del terziario locale (per il 30%), un dato superiore alla media nazionale del 27%. ll racket è in crescita per il 22% delle imprese, dato superiore alla media nazionale del 21%. In generale, nella nostra provincia in linea con le province del Mezzogiorno sotto i 200mila abitanti l’andamento di tutti i fenomeni criminali oggetto di rilevazione (contraffazione, abusivismo, pirateria, estorsioni, usura, infiltrazioni della criminalità organizzata, furti, rapine) risulta in maggior crescita rispetto alla media nazionale.

L’8,3% degli imprenditori ha avuto notizia diretta di fenomeni di usura o estorsione nella propria zona di attività con un dato inferiore a quello nazionale pari all’11%. Invece, la percentuale di imprenditori che sono molto preoccupati per il rischio di esposizione a fenomeni di usura e racket nella zona in cui operano è del 19,1% rispetto ad una media nazionale pari al 17,7%. 

Di fronte a fenomeni di usura e racket il 66,7% delle imprese del Sud ritiene che si dovrebbe denunciare (valore superiore alla media nazionale del 58,4%) e il 41% dichiara che non saprebbe cosa fare (dato più elevato della media nazionale pari al 33,6%).

Significativo è che le nostre imprese, molto più di quanto avviene in altre parti d’Italia, ravvisano un netto peggioramento della qualità della vita nell’ultimo biennio. Con specifico riferimento al degrado urbano, il 54% delle imprese considera degradate le periferie (il dato nazionale è pari al 47,1%) e il 33,3% giudica degradati i centri storici (il dato nazionale è pari al 21,6%).

In coda ai numeri, tutt’altro che confortanti per il nostro territorio, il direttore Giubilo ricorda l’impegno di Confcommercio per contrastare ogni forma di abusivo ed illegalità e soprattutto come “di fronte a richieste estorsive e/o usurarie è fondamentale denunciare e, comunque, non rimanere isolati. In questo senso sempre più intenso sarà il contributo di Confcommercio anche grazie alla collaborazione avviata con la rete delle associazioni antiracket calabresi di Mani Libere in Calabria coordinata da Teresa Morano. L’obiettivo – conclude il direttore – è non lasciare solo l’imprenditore vittima del reato ma dare supporto, essere presenti, garantire l’immediato contatto con gli operatori degli Sportelli antiracket e consentire di ricevere ogni forma di assistenza”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Legalità ci piace, arriva l'analisi sui fenomeni criminali sulle imprese

ReggioToday è in caricamento