Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Lettera minatoria inviata a Tiberio Bentivoglio, allarme di Libera

I vertici locali e regionali del movimento si schierano con l'imprenditore reggino e chiedono maggiore sicurezza da parte dello Stato

Nella tarda mattinata di ieri, una nuova grave minaccia è stata fatta pervenire a Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino che da oltre venti anni è costretto a difendere la propria azienda dagli attacchi della ‘ndrangheta e dalla inadeguatezza dello Stato. Una lettera anonima, contenente un inequivocabile messaggio di minaccia, è stata recapitata presso l’abitazione del signor Bentivoglio che, puntualmente, ha sporto denunzia presso la questura di Reggio Calabria.

Ancora una volta la criminalità organizzata tenta di sfiancare la resistenza di Tiberio Bentivoglio iniziata nel lontano 1992 quando, il 10 luglio, non avendo accettato di sottomettersi alle richieste estorsive della locale cosca, subì il primo furto. I mafiosi non potevano immaginare che Tiberio, sempre sostenuto dalla moglie Enza, non avrebbe mai ceduto ai tentativi di intimidazione che si sono susseguiti con crescente violenza. Non lo ha fermato la bomba del 5 aprile 2003 che ha devastato il negozio a Condera e neppure il tentato omicidio subito all’alba del 9 febbraio 2011 quando è stato attinto da colpi di pistola nel suo fondo agricolo di Ortì. E nei pressi dell’ingresso dello stesso fondo, lo scorso 3 ottobre, le forze dell’ordine che lo proteggono hanno trovato una bombola di gas con rudimentale innesco. Senza dimenticare il devastante attentato con incendio che, nella notte tra il 28 e 29 febbraio 2016, ha distrutto il magazzino dove era depositata quasi tutta la merce, pronta per essere trasferita nel nuovo locale al centro della città.

Il signor Bentivoglio non solo ha denunciato ogni tipo di minaccia ma ha anche contribuito ad organizzare la lotta per rendere libero il territorio dalla violenza mafiosa: è stato  fondatore della rete antiracket “Reggio Libera Reggio. La libertà non ha pizzo” ed è membro storico dell’associazione Libera. I furti, le lettere con minacce, gli incendi, le bombe, i pignoramenti, i blocchi bancari, l’attentato alla sua vita non lo hanno fermato. Certo è che la ‘ndrangheta non dà tregua al signor Bentivoglio che ha osato sfidarla.

“La speranza - dicono in coro Mimmo Nasone, don Ennio Stamile e Giuseppe Marino - è che anche le istituzioni, lo Stato nelle sue articolazioni, riescano ad essere puntuali e veloci come la criminalità. La storia del signor Bentivoglio, che continua a credere nella giustizia e ad affidarsi a chi deve tutelarlo, è purtroppo appesantita dalla inadeguatezza, dai ritardi, dalla lentezza, da alcuni provvedimenti assolutamente inadeguati e ingiusti. Vorremmo poter dire, finalmente, che “lo Stato è rock e la mafia è lenta”. Anzi, come Tiberio scrive nel suo ultimo libro, vorremmo poter raccontare ai nostri nipoti: c’era una volta la ‘ndrangheta. Allora la solidarietà che ancora una volta esprimiamo a Tiberio e ad Enza, si deve tradurre in un maggiore impegno da parte di tutti e di ciascuno: non si accettano deleghe e si continua ad aver fiducia nella comunità, nei singoli cittadini e nelle istituzioni”.

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