Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca Villa San Giovanni

Libera, un presidio per non dimenticare Giovanni Trecroci vittima di mafia

Libera inaugura il 22 giugno un presidio a Villa San Giovanni in memoria del vicesindaco Dc Giovanni Trecroci ucciso dalla mafia il 9 febbraio 1990. Sarà presente don Luigi Ciotti

don Luigi Ciotti (foto pagina Facebook Libera)

Sono trascorsi più di trent'anni da quel 7 febbraio 1990 quando l'assessore ai Lavori pubblici del Comune di Villa San Giovanni, Giovanni Trecroci, 46 anni, è stato ucciso da 5 colpi di pistola.

Micidiali pallottole di una calibro 9 a canna corta sparate per fermare un uomo onesto che voleva appalti regolari. C'erano in arrivo, infatti, molti lavori pubblici: la metanizzazione di Villa e dei comuni limitrofi, per una spesa di 29 miliardi delle vecchie lire e il potenziamento degli approdi navali per 250 miliardi.

E' morto così Giovanni Trecroci, vittima di mafia, spesso dimenticata in questi lunghi anni. Solo nel 2012 è stata intitolata a lui l'aula magna del Liceo classico "Luigi Nostro" a Villa San Giovanni. Libera, l'associazione contro le mafie che ogni anno nel Giorno della memoria lo ricorda nel lungo elenco delle vittime di mafia, ha deciso di dedicare un presidio a Villa San Giovanni, proprio al vicesindaco Dc.

Don Ciotti all'inaugurazione del presidio di Libera

Martedì 22 giugno, alle ore 10:30, si terrà l'inaugurazione, in via Giovanni Calì, n. 18 con la partecipazione del fondatore di Libera don Luigi Ciotti.

Il presidio "Giovanni Trecroci" è un atto per onorare la memoria di un cittadino vittima innocente di mafia. Ad oggi rimane ancora una vittima senza giustizia non essendo stata fatta luce sull'identità né degli esecutori materiali né degli eventuali mandanti. La sua figura e il suo operato di buon amministratore non possono e non devono essere dimenticati, restando così da esempio per tutti.

L'attività politica e amministrativa non erano per lui una professione, aveva scelto gli studi in lettere e insegnava nella scuola media di Santa Eufemia di Aspromonte. Non era un eroe, era un uomo perbene, un amministratore intransigente che aveva scelto di amministrare la res publica onestamente e senza cedere a compromessi. Era padre di un bambino piccolo e un mese dopo il suo omicidio sarebbe diventato nuovamente padre di una bambina.

Ricordare, soprattutto in terra di 'ndrangheta, è importante per tenere alta non solo la memoria ma anche la testimonianza, per dire ai giovani che è un dovere ribellarsi alle mafie. Per opporsi ai poteri delle mafie ci vuole coraggio, rigore morale, ma questo coraggio va sostenuto, non solo dalle istituzioni, ma dalla comunità tutta per questo, ancora, dopo trent'anni è importante ricordare le vittime di 'ndrangheta affinché non restino "eroi".

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