Il libro / Locri

Storie di scuola e vita, nell'aula della maestra Francesca "Tutto il mondo in una stanza"

Il libro dell'insegnante di Locri racconta una didattica nuova per creare un ambiente sereno e ascoltare i bisogni di alunni e genitori

Una classe con i cuori sotto i compiti, le ics nere delle cancellature sugli errori trasformate in fiori colorati, bigliettini affettuosi infilati nell'agenda della maestra, scatole a sorpresa per insegnare quello che possiamo chiedere e dare agli altri. Nell'aula di Francesca Multari c'è un intero universo di umanità e storie di vita, che per questa insegnante sono importanti quanto la didattica. Ha deciso di raccontarle, attingendo da un diario in origine scritto per sé e ora diventato libro. Sulla copertina di "Tutto il mondo in una stanza" c'è un cuore sorridente, che i suoi piccoli allievi hanno riconosciuto subito, ormai abituati a quella originale unità di misura dell'apprendimento, dolce traduzione dei numeri in un altro tipo di valore. 

Il libro e il progetto della Fondazione Scannapieco per i minori

Il libro è legato a un progetto sociale: pubblicato dalla casa editrice geracese PromoCultura, con i proventi della vendita, interamente devoluti, sosterrà le attività della Fondazione Scannapieco di Locri, presieduta dall'avvocato Giovanni Scarfò, che si occupa di interventi di contrasto alla povertà educativa e sociale dei minori. L'ente ruota attorno all'antico istituto che dal 1922 agli anni Settanta accoglieva gli orfani nell'ottocentesco palazzo liberty di proprietà del filantropo Vincenzo Scannapieco, oggi sede del liceo classico Oliveti. Francesca Multari, consigliera della fondazione, spiega: "Riflettendo su quali siano nel nostro tempo i bisogni dei minori e sul mio impegno in quest'attività, ho proposto il libro a cui stavo lavorando e per il quale volevo una ricaduta utile per la collettività. Sono una maestra non una scrittrice, il mio intento è rispondere all'esigenza di ascolto che osservo ogni giorno nei bambini e nelle famiglie. Nelle storie del libro racconto tutto questo". Il libro è distribuito a Locri pressso la Mondadori Point, L'angolo del tabacco di Walter Raschillà e la tabaccheria Lauro; si può acquistare anche online senza spese di spedizione su www.agresrls.it

L'istituto Scannapieco sede del liceo Oliveti-2

Francesca ha inizato a scriverlo come una traccia privata nell'approccio ai vissuti a lei consegnati da allievi e genitori. In classe, ma anche quando gli incontri scuola famiglia le hanno svelato richieste, espresse o subliminali, di aiuto. Questa cronaca intima si è intensificata durante la pandemia, contenendo lo sfogo di un periodo emotivamente faticoso, e la maestra ha poi provato a condividerla con amici e soprattutto colleghe, che si sono riconosciute in quelle pagine. La strada la indichera' poi Gianfranco Sansalone, con linee guida che la maestra avrebbe continuato a seguire anche dopo la scomparsa del giornalista di Gerace. "Al di là della preziosa assistenza nell'editing, mi ha fatto riflettere su quello che mi proponevo. Mi ha chiesto di pensare ai lettori e io ho capito che volevo far arrivare il libro a chi non è dentro la scuola per raccontare cosa accade nelle nostre classi. Vorrei inoltre - aggiunge Francesca Multari - che lo leggessero i futuri insegnanti, perché negli ultimi anni più che mai abbiamo assistito a una corsa al posto fisso, ma non può essere questo il presupposto del lavoro di un docente. Insegnare non significa trasmettere nozioni, questo mestiere complesso e delicato bisogna svolgerlo con consapevolezza". 

Nella sua attività di insegnamento, Multari ha scoperto un profondo bisogno di ascolto, sia negli allievi che nelle famiglie. Per molti genitori è un autentico sos lanciato alla scuola: "Il titolo che ho scelto non è casuale - afferma l'insegnante - la classe è una stanza che racchiude il mondo perché contiene storie familiari difficili, con emozioni che molti genitori in stato di fragilità riversano qui, cercando nei docenti calore umano, sostegno, consigli. Io sono madre di due giovani donne e porto con me tutto quello che ho appreso durante il percorso scolastico delle mie figlie, quando sono stata dall'altra parte. Ricordo - dice ancora - che quando iniziai avrei voluto imparare dalle colleghe esperte ma la mia dirigente mi disse parole che non ho mai dimenticato, esortandomi a dare il mio contributo, unico e diverso da tutti. L'ho sempre fatto". 

Una didattica originale per creare un ambiente sereno e senza l'ansia dei voti

Nel libro si dipanano le vicende di allievi e allieve che sono bambini veri ma nello stesso tempo rappresentano modi di essere in cui ci si può riconoscere, oltre il singolo caso. Figli di genitori separati, piccoli che vivono un lutto in casa o hanno genitori con gravi problematiche sociali. E nell'aula della bionda maestra Francesca c'è anche l'attualità, mai mistificata ma che stimola dibattiti e ragionamenti. I bambini dicono la loro sull'omofobia, il bullismo, la parità di genere, le stragi dei migranti in mare. Spesso gli allievi riportano idee assorbite in famiglia e poi emerge il pensiero personale. Si abbattono steccati, si sgretolano pregiudizi e stereotipi. 

La maestra Francesca è l'adulta che guida e vigila, e ci dice: "Non ho mai portato a scuola i problemi privati, anzi è il contrario: se a scuola mi accorgo di una difficoltà, continuo a pensarci a casa e mi capita persino di non dormire fino a quando trovo la soluzione. E ce n'è sempre una".

Il libro di Francesca Multari

I giovanissimi allievi s'innamorano, litigano, soffrono di piccole gelosie, e l'educazione sentimentale si integra alla didattica. I cuori sono unità di misura anche per l'autostima, nei banchi i posti non sono fissi e la maestra ha proposto un mood meter per condividere emozioni - pure quelle mutevoli, trasformando la rabbia in felicità, o unendo gli allievi nell'empatia per il momento triste di un compagno. "Ognuno mette il proprio cuore in ciò che fa - spiega l'insegnante - intero o spezzato. Ho voluto rivoluzionare la mia didattica, creando in classe un ambiente sereno, senza l'ansia della prestazione. Staccandoci da un sistema rigido di valutazione, notiamo se il ragazzo non è sereno e quindi non può dare il meglio... ai miei alunni faccio sempre l'esempio di un pranzo che vogliamo sia perfetto, ma quando siamo stressati sbagliamo qualcosa e i nostri piatti non verranno bene. Tutto ha una causa, dagli errori nei compiti ai ritardi ricorrenti. E' chiaro - precisa - che io devo assolvere a tutti gli adempimenti richiesti al mio lavoro, ma faccio in modo che la mia valutazione sia più morbida perché si mantiene comunque la visione soggettiva del docente: non siamo numeri ma persone che valutano altre persone".

"La scuola progettificio fatica a stare al passo con i cambiamenti sociali, serve più ascolto"

Alcuni capitoli del libro tornano indietro al periodo del Covid, che ha messo alla prova in modo particolarmente forte gli insegnanti della scuola primaria. La maestra Francesca lo ha attraversato tra dad, videolezioni, mascherine, favole e avatar, senza perdere il contatto con gli allievi e le famiglie, invitando i genitori a staccarsi dalla tecnologia e stare insieme a figli, impastare pizze, cuocere biscotti, giocare e andare al mare.

Di quei mesi conserva anche una riflessione critica, e scrive: "Noi abbiamo svolto la funzione di baby-sitter per i più piccoli. La scuola durante la pandemia è stata solo questo. Nessuno ha mai parlato di una nuova didattica, nessuno si è preoccupato di interventi psicologici specifici per rasserenare i bambini chiedendosi come stessero realmente vivendo quelle loro giornate scolastiche". 

Sul suo lavoro Francesca Multari ha le idee chiare: "Prima e dopo il Covid, la scuola non ce la fa a tenere il passo con il ritmo incessante dei cambiamenti sociali. Non si ascoltano i bisogni del singolo, è troppo  faticoso. È più semplice orientare il proprio operato al progettificio, più fumo e soldi da investire solo su beni materiali. Mai sulle risorse umane, mai nella qualità professionale dei docenti, il cui lavoro è stato riconosciuto come usurante. La principale funzione della scuola è individuare il docente capace non solo di istruire, ma anche formare la società del  futuro. Le forze dell'ordine sono sottoposte a una prova psicoattitudinale che fa tremare i partecipanti ai concorsi, forse perché ai militari viene affidata una pistola e dunque devono possedere un equilibrio ineccepibile. È possibile che nessuno si sia posto il problema che un insegnante senza armi ha il potere di distruggere intere generazioni e creare traumi psicologici a lungo termine?"

Il sogno della Scuola del Sole ispirata all'opera di Tommaso Campanella

Il modello di Francesca Multari è l'opera di Tommaso Campanella: "Stilo, a due passi da me, diede i natali al filosofo che più di quattrocento anni fa esaltava il valore del singolo in quanto espressione spirituale ed esistenziale. Quotidianamente costruisco, con le mie bambine e bambini, un posto in cui tutti possono godere delle stesse opportunità, sentendo di trovarsi nella parte giusta della Terra: nella Scuola del Sole". Il sogno della maestra Francesca è la creazione di un centro studi per i ragazzi di famiglie in stato di necessità, uno dei progetti che potrebbero essere realizzati dalla Fondazione Scannapieco. L'ente nato grazie ai beni lasciati a Locri da Vincenzo Scannapieco insieme alla grande struttura che un tempo era ricovero per orfani, da anni promuove iniziative a sostegno dei minori a rischio sociale, tra cui i figli di vittime di violenza. Tra le azioni avviate ci sono incontri di sensibilizzazione e la ricostruzione della storia dell'istituto Scannapieco con un sito internet e un database digitale aperti al contributo della cittadinanza.

"A scuola c'è ogni giorno una scoperta e io mi sento utile quando, oltre ad insegnare, riesco ad aiutare una famiglia", confida Francesca Multari. Ma qualcuno ha aiutato anche la maestra, riportandole un oggetto perduto nell'infanzia. "Da bambina persi un palloncino rosso, e quel ricordo per me è legato anche al mio papà, che quel giorno era con me e oggi non c'è più. Ho raccontato questo episodio in classe e un'alunna una mattina, dopo la sua festa di compleanno, mi ha donato un palloncino rosso, con una scritta dorata e un cuore: era proprio per me, mi disse, era il mio palloncino. Dopo 50 anni l'ho ritrovato. Lo conservo al centro del salone e lì rimarrà finché resisterà. Quando lo guardo, penso che nella vita bisogna solo avere la forza di aspettare”.

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