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Le intercettazioni / Locri

"Uno rischia la galera, allora uno si dimentica di tutto", la reprimenda dello psichiatra per il mancato sostegno elettorale

Dalle carte dell'inchiesta Sua sanità emerge un lungo monologo fatto da Lascala a un privato che, ammettendo lo sbaglio, commentava: "Dottore vi serve qualche cosa io sono a vostra disposizione"

Non solo soldi ma anche favori personali, come quello di votare alle elezioni comunali di Bianco un candidato di fiducia. Dentro il sistema, scoperchiato dalla guardia di finanza di Reggio Calabria con l'inchiesta Sua sanità, c'era anche questo. 

Uno scambio di "favori" fra il medico e chi gli si trovava di fronte in quel frangente registrato dalla microspie che, quando non si realizzava, provocava il risentimento di Filippo Lascala: lo psichiatra dell'ospedale di Locri che è al centro dell'indagine portata a compimento dai magistrati della procura locrese.

Scrivono i magistrati di Locri nella misura cautelare: "Il sanitario iniziava un lungo monologo con tono accusatorio, volto a rimproverare al paziente una sua mancanza di riconoscenza, dal momento che, in occasione delle precedenti consultazioni elettorali per il Comune di Bianco, questi non aveva votato per lui, allorquando, in ragione delle precedenti false certificazioni fatte nel suo interesse, avrebbe dovuto offrirgli la debita controprestazione e votare per il candidato da lui sostenuto".

Operazione "Sua Sanità": i nomi degli indagati

Illuminanti, anche in questo senso, sono alcune intercettazioni raccolte dagli investigatori delle fiamme gialle del gruppo di Locri che, guidate dal capitano Alfredo Iannace, all'alba di ieri hanno portato a compimento il blitz eseguendo la misura di custodia cautelare disposta dal gip Federico Casciola.

"Uno rischia la galera qua - diceva Lascala al suo interlocutore - firmando fogli di carta e scrivendo e scrivendo cazzate porco dinci, allora uno si dimentica di tutto, si dimentica?" e ancora "si mette a disposizione rischiando pure che lo arrestato allora che riconoscenza gli diamo a questa persona?".

Lascala, poi, rincarando, la dose mentre le cimici della guardia di finanza registravano tutto, non esitava a dire: "Mi sono sentito preso per il culo e questa è una cosa gravissima".

Un discorso che, davanti ad un certificato che, segnalando una patologia molto pesante assegnata ad una persona senza nemmeno che la stessa fosse passata da una visita: "Ho scritto cose che non dovevo scrivere" commentava Filippo Lascala, avrebbe potuto aprire le porte ad un indennizzo importante, veniva raccolto dall'interlocutore di turno che si rivolgeva al professionista dicendo: "voi avete collaborato nei confronti dell'aiuto delle nostre famiglie e a quel punto noi tutti avremmo dovuto collaborare per la vostra volontà, per il vostro desiderio".

"Dottore - queste infine le parole dell'interlocutore dello psichiatra - vi serve qualche cosa io sono a vostra disposizione".

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