Migranti / Locri

Si è aperto a Locri il processo per Marjan accusata di essere scafista

A sostenere la donna durante la prima udienza sono arrivati gli attivisti della Rete 6 Febbraio e del comitato Fee Marjan Jamali. Con loro anche Mimmo Lucano

Si è aperta questa mattina la prima udienza del processo a Locri, davanti ai giudici togati, per Marjan Jamali, la giovane donna iraniana  accusata di essere una scafista. Una accusa lanciata da tre uomini presenti sull’imbarcazione partita dalla Turchia e che secondo i racconti della donna avrebbero tentanto di abusare di lei e sbarcata il 26 ottobre scorso Roccella Jonica,  con il figlio Zafar di otto anni.

Marjan, agli arresti domiciliari al Sai di Camini, si è presentata in aula accompagnata da una mediatrice culturale e dal suo avvocato Giancarlo Liberati. 

È stata un'udienza veloce, in cui Procura ha chiesto di integrare le indagini, mentre l'avvocato Liberati ha fatto mettere agli atti la ricevuta del pagamento del padre della ragazza del viaggio per arrivare in Italia, di quattordici mila dollari all'agenzia turca, come atto documentale. Inoltre l'avvocato Liberati ha che gli atti della procura di Locri, messi a disposizione, siano acquisiti in altri formati perché non è stato possibile acquisirli.

Per tutto questo l'udienza è stata rinviata all'8 luglio alle ore 11.

A sostenere Marjan e la sua battaglia per la verità ecco che sono arrivati anche gli attivisti della Rete "6 Febbraio" e del Comitato "Fee Marjan Jamali" insieme al neo eurodeputato Mimmo Lucano, appena rieletto sindaco di Riace.

"Vogliamo segnalare che all'inizio dell'udienza - dicono gli attivisti - il collegio giudicante ha rigettato la richiesta di effettuare riprese fotografiche per "evitare" una eccessiva esposizione mediatica del processo".

Proseguono gli attivisti: "La nostra presenza alle udienze si impone per far sentire a Marian tutta la nostra solidarietà e vicinanza e per esprimere il nostro dissenso verso le leggi come il Decreto Cutro il Decreto Piantedosi e lo stesso articolo 12 del Testo unico immigrazione, che criminalizzano le stesse vittime della tratta di essere umani e stanno portando alla deriva la giustizia italiana sulla pelle di persone innocenti.

Mirjan è sfuggita da soprusi e violenze in Iran, ma come Maysoon Majidi, l'attivista curda iraniana arrestata e detenuta anche lei qui in Calabria ma a Castrovillari, è finita nel tritacarne della giustizia del nostro Paese in cerca di capri espiatori, così come tanti altri migranti.

Noi non vogliamo essere complici di questa ipocrisia. La libertà di movimento è un diritto non è un reato. Ora più che mai è necessario fare pressione affinché Marjan e Maysoon vengano liberate e le leggi ingiuste vengano cancellate".

"Saremo presenti - concludono - alla prossima udienza dell'8 luglio in cui saranno uditi gli investigatori e i testimoni dell'accusa".

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