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Lunedì, 27 Maggio 2024
Magistratura

Gerardis, commiato con l'esempio di Lilia Gaeta

Il presidente della Corte d'appello va in pensione e con i cronisti ricorda la moglie e collega: "Per me è un modello assoluto di magistrato"

Aveva avvisato i cronisti con schiettezza e umanità, e l'inevitabile commozione ha infatti rotto la voce di Luciano Gerardis nel ricordare la moglie e collega Lilia Gaeta, recentemente scomparsa. Il presidente della Corte d'appello reggina, che lascia il ruolo per sopraggiunti limiti d'età, convocando i rappresentanti dei media per salutarli, ha voluto mettere in se stesso in secondo piano per additare l'indimenticata dottoressa Gaeta come "modello assoluto di questa professione".

Lilia Gaeta "esempio di magistrato con fortissimo senso del servizio"

E' lo stereotipo annullato, che stavolta si ribalta: un grande uomo dietro una grande donna, perché il presidente Gerardis ha precisato di parlare non da marito ma da magistrato. "Dopo 43 anni e mezzo di carriera - ha detto - sento con il cuore di condividere con voi un importante punto di riferimento. Devo tantissimo a mia moglie per quello che ha rappresentato in questa professione. Ognuno di noi è una piccola roltella in un ingranaggjo immenso e deve agire con umiltà e in una necessaria visione di squadra. Lei lo ha fatto, ha svolto un ruolo enorme nel silenzio, senza mai vantarsi dei suoi procedimenti".

Ed era bravissima, il presidente lo racconta con orgoglio citando i tanti  rilevanti processi di criminalità presieduti da Gaeta, tra cui Crimine e Duisburg, gestiti in contemporanea scrivendo anche le due sentenze. "Nella mia triste evenienza privata, ho ricevuto messaggi di stima per mia moglie anche da chi non l'aveva conosciuta, ma, come mi hanno scritto dalla Cassazione, aveva letto le sue meravigliose sentenze". Il dottor Gerardis non ha voluto nascondere il suo stato d'animo, di trasporto emotivo e tenerezza, ma soprattutto ha reso omaggio al valore della giudice Gaeta: "Il messaggio che vorrei lasciare oggi è il suo modo di essere magistrato, umile, sempre disponibile, pronta a prendersi carichi straordinari di lavoro e con un fortissimo senso del servizio"

Anni difficili ma pieni di soddisfazione in un territorio in crisi di organico  

Sei anni e mezzo in Corte d'appello e i precedenti otto in tribunale. Durante la dirigenza degli uffici reggini, quello con i giornalisti è stato un rapporto bello e coltivato nel tempo per Luciano Gerardis, che nelle inaugurazioni degli anni giudiziari ha spesso ricordato la collaborazione con i mezzi d'informazione. "Nel rispetto dei reciproci ruoli e senza cercare consensi - ha detto - ho sempre tenuto a coinvolgere la stampa perché credo che il popolo debba essere informato di come opera la giustizia, amministrata in suo nome". 

Non sono stati anni semplici, in una sede dove la giurisdizione delicata per i processi di 'ndrangheta è stata affrontata con un organico sempre in affanno: "E' stata una stagione di grande impegno e coraggio, anche davanti alle bombe e le intimidazioni, con una risposta giudiziaria trasparente. Abbiamo lavorato a contatto con la gente e all'inizio questo modo di fare è stato rivoluzionario, ma è servito ad aprire una strada". Sulla cronica carenza di personale il presidente precisa però che la causa è lo scarso appeal del territorio sui colleghi non calabresi: "Purtroppo è quella disponibilità a mancare, mentre al livello degli organi centrali ho registrato grande attenzione per Reggio, con due visite del ministro dell'interno e l'importante segnale della presenza della ministra della giustizia Cartabia, che ha scelto la nostra città per partecipare a un'apertura di anno giudiziario e ha tradotto quest'impegno anche con l'ampliamento della pianta organica. Ma un giudice del Nord - ha commentato - a parità di stipendio perché dovrebbe scegliere di venire qui, dove si lavora il doppio e si corrono rischi?" Chi c'è ha però portato avanti una vera e propria missione.

Il presidente ha ringraziato i giornalisti per il supporto costante e poi gli avvocati, il personale delle cancellerie e "gli strepitosi colleghi che per fare il loro dovere hanno sacrificato giorni di festa e tempo in famiglia". E citando il motto scoutista "del nostro meglio", ha ribadito l'esigenza che nella società "ognuno faccia la sua parte", estendendo la sua gratitudine al mondo delle associazioni e le scuole.

"Sono soddisfatto del mio operato - ha spiegato - anche se per me è stato semplicemente servizio. Mi piace che la gente mi ricordi ancora come il pretore di Caulonia, uno dei miei primi incarichi, perché significa che sono rimasto uguale a me stesso e coerente". 

Nel futuro c'è ora l'impegno nella cittadinanza attiva 

Tra le memorie evocate dalle domande dei cronisti, il dottor Gerardis rammenta la posa della prima pietra del nuovo palazzo di giustizia: "Nel 2005 ero presidente di sezione del tribunale e dalla finestra del mio ufficio vidi questa scena che lasciava ben sperare. Indossai l'elmetto e andai anche diverse volte sul cantiere, mi dispiace che poi sia andata come sappiamo perché si tratta di un palazzo sicuro soprattutto per l'aspetto antisismico. Adesso mi auguro di poterlo vedere come cittadino, ma forse sarà un privilegio non nostro ma della prossima generazione". 

Dopo una reggenza dal parte del presidente vicario, il nuovo Csm nominerà il suo successore. Da pensionato, Luciano Gerardis - che pure ha tanti interessi, dalla musica al cinema - vuole dedicarsi all'altra sua passione, la cittadinanza attiva, che lo aveva visto promotore dell'associazione Civitas: "Sin da prima del lavoro di giudice, la mia idea è che i cittadini debbano essere coinvolti nelle tematiche civili. E in particolare nella nostra terra, dove la consapevolezza dei diritti è poca, così come la volontà e i mezzi per esercitarli". A scanso di equivoci, spiega che lo farà solo come privato, e c'è un altro rimando all'amata moglie, che nella volontaria giurisdizione e anche come persona, operava per i soggetti fragili. Con atti concreti: negli anni della malattia Lilia Gaeta aveva donato al Gom una poltrona per i trattamenti dei malati oncologici. "Spero di continuare quello che lei ha fatto, la prendo ad esempio anche in questo suo impegno".

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