Mercoledì, 17 Luglio 2024
L'iniziativa

Madri sole e diritto alla vita, se ne è parlato nel dibattito promosso da Agape

Il centro comunitario ha accolto la testimonianza delle professioniste che operano a sostegno di queste delicate situazioni

La maternità difficile, l'aborto e il diritto alla vita sono stati i temi di un incontro promosso dal centro comunitario Agape. Di cosa significhi tutelare la maternità e sostenere le donne che scelgono la vita o che si trovano per vari motivi a dovere crescere un figlio senza avere un compagno accanto hanno parlato le psicologhe  Nadia Modafferi, della casa accoglienza dell'associazione Piccola Opera Papa Giovanni, ed  Elisa Mottola, con lunga esperienza al consultorio di San Marco.

Modafferi ha condiviso la sua esperienza al centro di ascolto: "La sfida principale è quella della solitudine, - ha affermato - soprattutto tra le donne prive di una rete familiare adeguata. Le problematiche affrontate non sono mai isolate, spesso si intrecciano e non si limitano a questioni economiche o personali". Nel suo lavoro, la professionista si confronta con donne vittime di violenza e donne straniere prive di documenti e con molte altre situazioni complesse. Per queste donne, trovare una rete di aiuto ed in particolare famiglie disposte a offrire sostegno sia al bambino che alla madre è una soluzione preziosa, considerando che la solitudine è una sfida significativa.Il punto chiave è sensibilizzare sulla necessità di questo supporto ed è importante il lavoro del centro comunitario Agape che si concentra sul sostegno successivo alla prima accoglienza, poiché la solitudine diventa una sfida ancora più importante dopo l’uscita dai centri.

Elisa Mottola ha sottolinea l'importanza del consultorio, che offre servizi gratuiti e coinvolge diverse figure professionali, come psicologi, ostetriche, ginecologi e assistenti sociali, per fornire un supporto completo alle donne. Tuttavia, la difficoltà risiede nella procedura di richiesta di supporto, spesso mediata dal tribunale anziché direttamente dal nucleo familiare. E serve un aumento degli organici che negli anni sono stati smantellati nonostante i consultori siano invece importanti in particolare durante la gravidanza e nei percorsi per le donne vittime di violenza e dei bambini che la subiscono. In conclusione è stato ricordato come don Italo Calabrò, dopo l’approvazione della legge 194, come risposta concreta della chiesa di Reggio diede vita alla casa di accoglienza per ragazze madri e gestanti nubili, servizio che in oltre quaranta anni di attività ha permesso a diverse centinaia di minori di nascere e alle loro madri di essere accolte ed accompagnate. Per questo Agape chiede a Regione ed enti locali di legiferare e di programmare servizi di sostegno per le madri sole e di favorire percorsi di autonomia attraverso il lavoro e l’abitazione . Al comune di Reggio, come ha ricordato Giuseppina Nuri, coordinatrice dell’incontro, si chiede  di dare attuazione al protocollo sulle madri sole a cui aveva lavorato la precedente consigliera di pari opportunità Angela Martino, che nonostante le adesioni di altri attori istituzionali e sociali, non ha avuto seguito. Ma anche la comunità ecclesiale e civile, con l’adesione alla rete di famiglie solidali promossa dal centro, può dare un contributo raccogliendo il recente invito di Papa Francesco a fare propria la cultura dell’abbraccio, in particolare verso i più fragili.

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