Cronaca

Automobilisti reggini occhio alle marmitte, i furti sono in crescita

In diverse zone della città si segnalano episodi di autovetture, soprattutto di vecchia immatricolazione, lasciate senza tubo di scappamento, i materiali presenti nel catalizzatore fanno gola ai ladri

C'è una nuova frontiera dei furti a Reggio Calabria. Da qualche tempo, infatti, c’è qualcuno che si diletta ad asportare le marmitte delle autovetture. Questi “Arsenio Lupin” del tubo di scappamento entrano in azione di notte e, chiave inglese in pugno, sfilano l’ingombrante componente meccanico soprattutto dalle utilitarie a benzina di vecchia immatricolazione dotate di catalizzatore.

Dopo la visita dei ladri, abili ad infilarsi sotto la scocca dell'autovettura e ad operare in pochissimo tempo, sul selciato rimangono due bulloni ed una guarnizione: quelli che servono a collegare la marmitta al resto dell’impianto di scarico dei fumi di combustione del motore.

Il danno per chi patisce il furto è cospicuo, può variare dai 150 ai 350 euro. Numerose le richieste evase dai tecnici specializzati presenti in città. Diverse le zone del centro abitato nelle quali è stato segnalato il passaggio di questi novelli “Diabolik”. Poche, invece, le segnalazioni alle forze dell’ordine.

Ma cosa se ne fanno questi ladri di così tante marmitte? Presto detto. Il loro obiettivo principale è il catalizzatore: una sorta di piccolo reticolo che, posto all’interno della marmitta, serve per raccogliere le impurità dei tubi di scarico. Chi asporta il tubo di scappamento di un’autovettura, infatti, si muove alla ricerca del platino, del palladio e del rodio contenuti negli impianti  (in ogni marmitta si recuperano in media 1,5 g di platino, 0,6 g di palladio e 0,02 g di rodio; in alcuni casi queste percentuali aumentano, e si può arrivare a 3 grammi di palladio).

Questi metalli, impiegati nei dispositivi per l’auto, fungono appunto da catalizzatori, facilitando le reazioni chimiche; il palladio o il platino consentono di legare la molecola biatomica d’idrogeno e di cedere i due atomi, eliminando così le molecole tossiche, come il monossido di carbonio e gli ossidi di azoto, provocate dalla combustione del carburante.

"Interessante", poi, è la resa economica di questi furti che, spesso, supera anche quelli del rame: l’oro rosso. Se pensiamo, infatti, che un grammo di rodio è quotato circa 400 euro, mentre il Palladio vale circa 82 euro, il conto è presto fatto: ogni pezzo rubato può rendere dai 100 ai 400 euro. E se prima possedere un’auto “vecchia”, ciò di immatricolazione risalente nel tempo, era considerato un deterrente per i ladri, ora non è più così: nei catalizzatori delle vetture di ultimissima generazione, come spiegano gli specialisti di “Quattroruote”, l’utilizzo di materiali preziosi è ormai molto raro, mentre fino a qualche anno fa era d’obbligo: ecco perché vetture con quattro o più anni di età diventano appetibili per i malviventi. 

Questo fenomeno, che negli Stati Uniti o in Gran Bretagna si registra già da qualche tempo, sta prendendo sempre più piede in Italia, soprattutto nelle città delle regioni meridionali e Reggio Calabria, a conti fatti, non è esclusa da questo novero.

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