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Alcune mascherine

Alcune mascherine

Mascherine a parenti e amici, nei guai il sindaco melitese di Opera

I Carabinieri di Milano, che hanno chiuso l'inchiesta "Feudum", hanno notificato ad Antonino Nucera un'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari

Duemila e ottocento mascherine dirottate da una Rsa ad amici e parenti. E’ questa l’accusa che i pubblici ministeri della Procura di Milano hanno contestato ad Antonino Nucera, sindaco 49enne di Opera (comune di 13 mila abitanti del milanese) nato a Melito Porto Salvo. Adesso il primo cittadino si trova agli arresti domiciliari, insieme al capo dell’ufficio tecnico comunale e tre imprenditori.

Ad Antonino Nucera il gip Fabrizio Filice, che ha firmato l’ordinanza dell’operazione “Feudum”, contesta il reato di peculato. L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dagli aggiunti Alessandra Dolci (Direzione distrettuale antimafia) e Maurizio Romanelli (pool anticorruzione della Procura) e dai pm Silvia Bonardi e Stefano Civardi, non ha acceso i riflettori solo sul “giro” delle mascherine, ma anche su appalti pilotati assegnati alle imprese amiche e all’illecito smaltimento di materiali di scarto. 

Secondo gli investigatori il primo cittadino di Opera, nei primi mesi della pandemia, avrebbe arbitrariamente distribuito a stretti congiunti e a dipendenti comunali circa duemila mascherine chirurgiche che la Città Metropolitana e la Protezione civile avevano destinato alle Rsa e alla farmacia comunale.

L’inchiesta era iniziata nel febbraio 2020 dopo una segnalazione su presunti illeciti posti in essere dall'amministrazione comunale. Il sindaco, una dirigente comunale e alcuni funzionari e consulenti del comune — secondo le accuse — avrebbero interferito in alcune procedure di gara per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi; non solo: avrebbero ricevuto da quest'ultimi "sostanziose utilità", si legge in una nota dei carabinieri.

Durante le indagini, inoltre, sarebbero stati documentati reati di tipo ambientale. Secondo gli investigatori, infatti, gli imprenditori finiti sotto la lente d'ingrandimento avrebbero stoccato, riutilizzato o interrato — in aree di cantiere nel Comune di Opera e in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano — circa mille tonnellate di fresato d’asfalto e altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali e da altri interventi appaltati dai Comuni di Opera, Locate di Triulzi, San Zenone al Lambro, Segrate, Monza; le loro aziende, sempre secondo le indagini, avrebbero attestato falsamente il regolare recupero dei rifiuti speciali attraverso "formulari" ideologicamente falsi che sarebbero stati ottenuti dai gestori di due centri di smaltimento, questi ultimi indagati a piede libero.

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