Migranti / Camini

Marjan riabbraccia suo figlio a Camini: dopo il carcere è ai domiciliari accusata di essere una scafista

La giovane donna iraniana dopo sette mesi di reclusione lontana dal suo bambino è arrivata nel piccolo borgo nella Locride dove sarà ospita del Sai

Il braccialetto elettronico è arrivato e così Marjan Jamali, dopo più di sette mesi di carcere, ha lasciato Reggio Calabria per andare a Camini e riabbracciare il figlio Zafar.

Scortata dai carabinieri è arrivata nel piccolo centro della Locride dove adesso è accolta nel Sai del Comune guidato dal sindaco Pino Alfarano e dove già vive il piccolo Zafar.

La giovane donna iraniana 29enne, difesa dall'avvocato Giancarlo Liberati, era stata arrestata a Roccella lo scorso ottobre, due giorni dopo il suo sbarco insieme al figlio di appena 8 anni e ad altri cento migranti giunti dalle coste della Turchia a bordo di una barca a vela, perché considerata una scafista.

Grande è stata l'emozione quando Marjan ha potuto finalmente riabbracciare il figlio, lontano dalle mura carcerarie e dalle aule giudiziarie. 

Un lungo abbraccio e lacrime di gioia, condivise con gli abitanti di Camini, per questa giovane donna iraniana che è agli arresti domiciliari e aspetta l'inizio del processo a Locri.

Tra qualche giorno infatti, il 17 giugno, si terrà la prima udienza davanti ai giudici togati e Marjan si difenderà dall'accusa di essere una scafista. Una accusa lanciata da tre uomini presenti sull’imbarcazione partita dalla Turchia e che secondo i racconti della donna avrebbero tentanto di abusare di lei. 

Con Marjan ci sarà a processo anche il 31enne, Amir Babai. L’uomo ha raccontato di aver tentato di difendere la donna dagli abusi, e per questo avrebbe subito la ritorsione dei tre che una volta sbarcati – poi facendo perdere le proprie tracce – hanno puntato il dito contro i due, accusandoli di essere gli scafisti. 

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