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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Mohamed, storia di un clochard gentiluomo morto in ospedale

Conosciuto in città, era una persona mite, sempre pronto al dialogo. La sua fine è avvenuta sabato mattina in ospedale dove era ricoverato da qualche giorno

La sua casa era piazza Duomo e il suo letto era sotto i portici. Mohamed viveva così, per strada, da tempo e in città era conosciuto per essere un uomo mite e gentile. Chiedeva pochi spicci per una birra, la sola compagna fedele, e si fermava spesso a parlare con la gente.

Raccontava la sua storia, tra realtà e finzione, ma mai, malgrado il troppo alcol addosso, è stato violento. Mohamed è morto sabato scorso in un letto di ospedale dove era arrivato grazie all'aiuto dell'equipe dell'Unità di strada e ai commercianti del viale Amendola, il luogo che Mohamed ha scelto dopo piazza Duomo per vivere.

"Pace e bene" era il suo motto e lo ricordano proprio così i membri dell'equipe dell'Unità di Strada del Comune che da tempo lo aiutavano e lo soccorrevano. Raccontava di essere orfano di padre e madre, di avere due sorelle sposate, e due fratelli morti. In Kosovo faceva il batterista ai matrimoni ed era sposato con una donna dalla quale sono nati due figli di cui non ricordava neanche il nome. A volte però cambiava storia e negava tutto. Mohamed era un uomo che amava parlare e soprattutto cercava chi lo ascoltasse. 

"L'Unità di strada, - spiega Leo Pizzi, coordinatore dell'equipe - è attiva quotidianamente e soprattutto la sera incontriamo i tanti clochard che vivono in città. Mohamed era un gentiluomo, una persona per bene, mai nervoso! L'unica cosa che chiedeva era il caffè caldo. Una ventina di giorni fa è stato molto male e i commercianti di Viale Amendola si sono preoccupati vedendo come stava, aveva avuto un calo cognitivo notevole. Hanno chiamato prima il 118 ma non è arrivato il socccorso e poi è stato chiamato il 113 ed è intervenuta la polizia che ha chiesto l'intervento dell'ambulanza.

Così Mohamed è andato in ospedale, dopo mercoledì i sanitari avevano riferito che le analisi erano buono ma sabato scorso invece è deceduto. Cosa sia successo non sappiamo. Adesso c'è una trafila burocratica per accertare l'identità di Mohamed perchè era privo di documenti e dalle sue dichiarazioni noi sappiamo che era del Kosovo".

"Purtroppo in città ci sono tante persone che vivono per strada, noi abbiamo intercettato fino al momento - aggiunge Pizzi -cento persone, 81 prese in carico, nel 95% dei casi si tratta di uomini, il 5% donne. Si è spesso parlato di emergenza freddo o di crisi alimentare, ma il vero problema risiede nell’alcolismo. Le morti che, purtroppo, abbiamo dovuto registrare nell'ultimo anno sono state causate dall’abuso di sostanze alcooliche.

Anche le persone affette dalle patologie più gravi, per le quali è stato necessario il ricovero, sono alcoliste. In questo senso, è molto importante attivare azioni sinergiche per fronteggiare quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria emergenza sanitaria, ma non è facile anche perchè molti di questi non hanno documenti e non si può fare una programmazione sanitaria se non solo gli interventi di pronto soccorso". 

"Alcuni la sera vanno a dormire al Seminario ma non molti amano andare lì, - spiega Pizzi - perchè hanno un orario da rispettare: si entra alle 18 per lasciare poi il posto alle ore 8. Così restano per strada, fino a quando non fa molto freddo, quando poi vanno malgrado tutto.

Al Seminario, però, ci sono pochi posti: una ventina. L'Unità di strada raggiunge il territorio cittadino, quindi, da Catona a Pellaro e portiamo aiuto per non lasciare solo nessuno. Abbiamo riscontrato che i clochard cercano di vivere nei luoghi dove c'è gente, quindi vicino alle piazze, alla stazione, e poi ancora al lido, luoghi dove comunque possono entrare in relazione anche per chiedere l'elemosina e poi comprarsi cibo ma soprattutto alcol" .

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