Mercoledì, 17 Luglio 2024
La cerimonia

Monete e reperti archeologici consegnati alla Soprintendenza Abap di Reggio Calabria

I beni culturali, 253 in tutto, sono stati recuperati dal nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale nell’ambito di un'indagine coordinata dalla procura di Palmi. La cerimonia si è svolta al MArRC

"E' un giorno importante perchè è il coronamento finale di tutta una serie di fasi", sono le parole del capitano Giacomo Geloso, comandante del nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Cosenza, che questa mattina presso il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, ha consegnato alla dottoressa Maria Mallemace, soprintendente Abap per la Città metropolitana e la provincia di Vibo Valentia, 253 beni culturali recuperati nell’ambito di attività d’indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Palmi.

L’evento si è svolto alla presenza della prefetta Clara Vaccaro, del procuratore capo della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti, del comandante provinciale carabinieri, gen Cesario Totaro, del questore Bruno Megale, del direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, e delle autorità civili, militari e religiose.

La storia

L’indagine, che ha consentito il recupero dei beni archeologici e paleontologici per un valore complessivo stimato nell’ordine di 300.000,00 euro circa, è stata condotta nel 2013 dai carabinieri del nucleo Tpc di Cosenza, coordinati dalla procura della Repubblica di Palmi, ed ha avuto origine da un controllo doganale presso l’aeroporto di Reggio Calabria sul bagaglio di due passeggeri italiani provenienti dal Messico.

"A seguito degli approfondimenti investigativi - spiegano i carabinieri - si procedeva al sequestro di 648 monete in argento e bronzo di epoca magno greca, romana e medioevale nonché di 37 reperti di presumibile interesse storico archeologico risalenti alla Magna Grecia e alle civiltà dell’America Centrale, custoditi presso l’abitazione di un professionista reggino".

Beni culturali restituiti a Reggio Calabria, cerimonia al MArRC: le foto

Con la collaborazione dei funzionari archeologi della Soprintendenza Archeologica della Calabria e del Museo nazionale preistorico etnografico L. Pigorini di Roma, gli investigatori accertavano che 28 reperti archeologici sequestrati erano indiscutibilmente autentici, collocabili al periodo "preclassico antico (1100-900 a.C.) e postclassico (1300-1521 d.C.)” e provenienti dalle culture dell’altipiano centrale e dalla Costa del Golfo del Messico.

Per nove beni archeologici, custoditi nel bagaglio intercettato a Reggio Calabria, i funzionari del ministero della Cultura messicana nel 2016 ne richiedevano e ottenevano la restituzione in quanto pertinenti al patrimonio culturale di quello Stato.

Per i restanti 253 beni culturali, a seguito della sentenza passata in giudicato il 20 febbraio 2024, il tribunale di Palmi ha disposto la confisca e la restituzione allo Stato Italiano, tramite consegna alla Soprintendenza Abap di Reggio Calabria.

Il commento della soprintendente Maria Mallemace

I beni restituiti nel dettaglio 

Tra questi figurano: un gruppo di 240 monete autentiche in rame ed 8 in argento attribuibili ad età greca e medievale, la cui maggiore concentrazione è individuabile nelle coniazioni di epoca romana; due “dressel” - databili tra il I sec. a.C. ed il II sec. d.C. - ovvero contenitori vinari da trasporto molto diffusi nella prima metà imperiale, la cui prima origine si colloca in Grecia (isola di Rodi) ma che si è estesa in seguito anche in varie località della Magna Grecia tra cui la Calabria; una lucerna fittile, databile alla prima età imperiale romana, con decorazione sul disco; un frammento di vaso, databile al IV sec. a.C., a figura rossa di produzione italica; un dente di un proboscidato estinto della Famiglia dei Gomphotheriidae (comunemente conosciuti come “mastodonti”), diffusi in Africa, Asia, Europa e Nord-America. In Italia è conosciuta la specie Anancus arvernensis, diffusa tra la fine del Miocene (10 milioni di anni fa) e le fasi iniziali del Pleistocene (circa 1,5 milioni di anni fa).

"La restituzione al patrimonio dello Stato dei beni culturali recuperati - concludono dal comando carabinieri tutela patrimonio culturale - è frutto di attività complesse, compiute in stretta sinergia con gli organi centrali e periferici del MiC, nonché dell’impegno e la professionalità di donne e uomini, militari e civili, altamente specializzati nello specifico settore, che hanno consentito di salvare importanti testimonianze dell’identità collettività che ci raccontano la loro storia e, di riflesso, la nostra".

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