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Il carabiniere infedele e le “bonifiche” ambientali anti intercettazioni

Dalle carte dell'inchiesta "Revolvo" emerge il ruolo di un militare graduato finito agli arresti domiciliari

Uno degli indagati nell'ambito dell'operazione "Revolvo", portata a compimento all'alba di oggi dalla guardia di finanza di Reggio Calabria, avrebbe potuto contare sul supporto di un carabinieri infedele. A questa convinzione sono giunti i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, diretti dal procuratore Giovanni Bombardieri, che hanno coordinato le indagini e il gip che ha avvalorato la tesi investigativa ed emesso l'ordinanza notificata dai militari del comandante provinciale Maurizio Cintura.

Dalle indagini sarebbero, inoltre, emerse gravi condotte perpetrate da un carabiniere, il quale avrebbe consentito a uno degli indagati, sottoposto agli arresti domiciliari, di disattendere sistematicamente le prescrizioni derivanti dalla misura cautelare.

Oltre a ciò, stando alla ricostruzione degli inquirenti reggini, il graduato avrebbe fornito mezzi e apparecchiature tecniche al fine di consentire a soggetti investigati di eludere, tramite vere e proprie “bonifiche” ambientali, eventuali attività di intercettazione condotte a loro carico.

L’esecuzione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del militare, fanno sapere dal comando provinciale della guardia di finzna, è stata eseguita con il supporto del comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.

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