Giovedì, 18 Luglio 2024
L'operazione

'Ndrangheta e appalti pubblici, sequestrati beni per 6,5 milioni a imprenditore reggino

Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri e dallo Scico. I tentacoli delle cosche, secondo gli inquirenti, anche negli appalti delle pulizie dell'Asp di Reggio Calabria. L'uomo è coinvolto nell'inchiesta "Inter Nos"

Ci sono le mani della 'ndrangheta sugli appalti pubblici. Questa volta dalle indagini condotte dalla Guardia di finanza e dallo Scico, coordinati dalla procura della Repubblica, Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, è emerso, - secondo gli inquirenti - "un sistema corruttivo, rodato e ben strutturato, che avrebbe consentito a una impresa di svolgere indisturbata il servizio di pulizie, con il supporto della ‘ndrangheta".

Dopo complesse indagini, ecco che oggi, in Calabria e in Lombardia, i finanziari hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del locale tribunale che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni per un valore complessivamente stimato in 6,5 milioni nei confronti di un reggino indiziato, - spiega la Guardia di finanza - di aver assunto il ruolo di imprenditore di riferimento di storiche articolazioni territoriali di ‘ndrangheta, avendo assicurato alle stesse la possibilità di ricevere i proventi di appalti pubblici.

L'operazione "Inter Nos" e l'imprenditore

"La figura criminale dell’imprenditore - secondo le Fiamme gialle -  era emersa nell’ambito dell’operazione “Inter Nos”, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria e dallo Scico a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti pubblici, conclusasi con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali nei confronti di 18 persone e sequestri per oltre 12 milioni, nel cui ambito l'imprenditore - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – è stato rinviato a giudizio per i reati, tra gli altri, di associazione di stampo mafioso ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti di corruzione, turbata libertà degli incanti e, più in generale, di delitti contro la pubblica amministrazione".

"In particolare, l'uomo, insieme ad altri imprenditori, avrebbe realizzato un pluriennale sistema criminoso ben organizzato e, mediante condotte corruttive con funzionari della pubblica amministrazione - anche questi ultimi coinvolti nel procedimento penale “Inter Nos” - e turbative d’asta, sarebbe riuscito ad accaparrarsi, per oltre un ventennio, l’appalto pubblico dei servizi di pulizie e sanificazione presso le strutture sanitarie rientranti nella competenza dell’Asp di Reggio Calabria.

A tal fine, sarebbe stata costituita una cassa comune nella quale ciascun imprenditore avrebbe versato, in ragione della propria forza economica, il proprio contributo destinato a corrompere i pubblici funzionari e pagare le famiglie di ‘ndrangheta".

Per questo la Direzione distrettuale antimafia - sempre più interessata agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata - ha delegato il Gico del nucleo di polizia economica finanziaria di Reggio Calabria a svolgere apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato imprenditore, di una misura di prevenzione personale e patrimoniale.

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L’attività, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, "il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell'imprenditore, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata".

I sequestri

Su queste basi, con il provvedimento in esecuzione, la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria - allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito - ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’illecito patrimonio riconducibile all’imprenditore, costituito, nello specifico, dall’intero compendio aziendale di 2 imprese attive prevalentemente nei settori della pulizia generale di edifici e della compravendita, amministrazione, valorizzazione e locazione di beni immobili, quote di partecipazione in 1 società di capitali, 4 immobili, 1 autoveicolo, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in circa 6,5 milioni di euro.

L’attività della Guardia di finanza - nel solco delle puntuali indicazioni dell’autorità giudiziaria reggina - continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e favorire la libera concorrenza, a tutela della sana imprenditoria, della trasparenza e della sicurezza pubblica.

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